Come lo spiegherei a mia figlia

Con mia figlia Meryem, specialmente durante il nostro ultimo e felice viaggio in Spagna, riesco ormai a parlare di tutto. Certo, molte cose serve che gliele spieghi, ma lei ancora è abbastanza convinta che io abbia qualcosa da spiegarle. Il tutto per dirvi che non solo avrei voglia, ma mi sentirei anche in dovere di raccontare perché tutta questa storia della nave Diciotti e delle “soluzioni” che pare si stiano definendo mi pare surreale, ogni giorno di più. Ma l’esperienza mi insegna che non si può abusare dell’attenzione altrui, di questi tempi. Dunque tralasciamo tutti i perché e i percome, tralasciamo la normativa italiana e quella europea, tralasciamo pure le migrazioni. Ne ho parlato già tante volte, su questo blog, e tante altre volte ne parlerò. Limitiamoci all’essenziale.

  1. Non mi venite a chiedere le statistiche, vi prego, per giudicare se e quanto fosse giustificabile tenere 170 persone in ostaggio su una nave della Guardia Costiera. Non era giustificabile in ogni caso. Poi sì, possiamo aggiungere molti numeri verissimi che smentiscono le assurdità che i politici blaterano non da ieri, ma dal 2015 almeno. Ma l’esperienza mi insegna, ahimè, che ormai i numeri non servono quasi a nulla. Ciascuno se li capovolge come gli pare.
  2. Ma erano clandestini o rifugiati? Altra domanda irrilevante, se posta in questi termini. Se proprio non siamo disposti a pensare che i passeggeri della Diciotti siano persone come noi (e intendo proprio come noi, che ci aspettiamo giustamente assistenza e empatia anche dal personale della compagnia aerea se il nostro volo delle vacanze tarda più di due ore, specialmente se viaggiamo con dei bambini o con dei malati), almeno non facciamo i giuristi a metà. Chi arriva sul territorio italiano e desidera chiedere protezione può farlo. Sta poi allo Stato, con le sue procedure, accertare se sussiste il diritto ad averla. Ma per tutto il tempo che serve lo Stato ha l’obbligo di accogliere le persone, a prescindere da come la pensa il Ministro di turno o da cosa esige la sua campagna elettorale.
  3. Eh, ma la politica europea non funziona, è ingiusta. C’è chi lo sostiene da decenni e cerca di chiedere dei cambiamenti. Si può fare, è persino doveroso. Di più. E’ uno scandalo che non si sia già fatto. Ma intendiamoci: se il cambiamento significasse fregarsene tutti insieme delle convenzioni internazionali, della nostra storia e cultura giuridica di italiani e di europei, nonché delle regole democratiche in generale, non mi pare un progresso per nessuno.
  4. E qui veniamo al punto più importante. Davvero ho sentito un cittadino italiano (nonché ministro della Repubblica) sostenere che il “consenso”, comunque misurato, lo esime dall’osservare le leggi? Ecco, facciamo che ho sentito male (e continuo a sentire male ogni volta che riascolto il video). Perché questo in effetti è più grave e allarmante di tutto il resto. Il perché anche Meryem lo capisce da sola: sarebbe la fine di qualunque tutela per chiunque non sia perfettamente parte della “maggioranza”.

    Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia. Umberto Eco

P.S. E come dovrebbe reagire, questa minoranza, esattamente? Buona domanda, me la sto facendo anche io, sempre più insistentemente. Ma di questo ne riparliamo in un’altra occasione. Se avete idee e suggerimenti però scriveteli. Lo apprezzerei.

 

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