In trappola

Le notizie che si susseguono in queste ore hanno spazzato via ogni mia velleità di scrivere dei post sul viaggio in Spagna o su alcune altre cose che avrei voglia di condividere con voi. Sono talmente spiazzata che non riesco a commentare le recenti evoluzioni delle politiche su migrazione e asilo (possiamo chiamarle così?) neppure a voce, con gli amici più cari.

Eppure, anche sospendendo i commenti perché il groppo di rabbia, frustrazione e preoccupazione è troppo grande per essere dipanato in un tempo e in uno spazio ragionevoli, mi sento in dovere di fissare qui qualche informazione attendibile sui fatti di cui tanto si dibatte. Perché il dramma è proprio questo: la mistificazione ha raggiunto livelli tali che ormai nessuno ha più elementi per capire che succede. E’ sempre stato così? No, almeno non a questi livelli.

Scelgo a casaccio, in ordine sparso, un numero ragionevole di cose da scrivere. Se avete dubbi o domande fatemele, sono qui per dare chiarimenti.

  1. Il trattenimento di persone per giorni e giorni a bordo di una nave della Guardia Costiera è una misura legittima, o quantomeno giustificabile per ottenere interessamento e attenzione dagli altri Stati europei? No. Mille volte no. Anche a prescindere da chi erano quelle persone. E poi non prescindiamone: abbiamo bloccato per giorni delle donne che avevano subito violenza a stretto contatto con alcuni (gli ultimi) dei loro violentatori – che hanno denunciato allo sbarco, dimostrando una forza che stento persino a immaginare.
  2. Queste persone “affidate alla CEI” avevano l’obbligo di restare nel luogo in cui erano state destinate? Qualcuno aveva il dovere di sorvegliarle? No e no. Dei migranti sono sbarcati in Italia, hanno espresso la volontà di chiedere protezione, sono stati fotosegnalati. Hanno diritto, se non dispongono di altri mezzi, all’accoglienza per la durata della loro proceduta d’asilo. Lo Stato italiano ha arbitrariamente deciso che non voleva assumersi tale obbligo per questo gruppo di persone ed ha quindi stipulato un accordo con dei privati (i vescovi italiani) affinché provvedessero ad alleggerire lo Stato da questo onere. Ottenuto questo vantaggio meramente economico tenendo in ostaggio le persone di cui sopra, queste ultime hanno deciso di non avvalersi delle misure di accoglienza offerte. Come migliaia di altri migranti forzati prima di loro, specialmente eritrei. L’abbandono volontario della struttura di accoglienza non è un reato. Semmai è un impedimento per accedere alla procedura d’asilo, in Italia e altrove. Ma certamente non giustifica che queste persone vengano ricercate dalla Digos in giro per l’Italia.
  3. Il fatto che le persone ambiscano a spostarsi verso una grande città, oppure a lasciare l’Italia è la dimostrazione che non sono rifugiati? No, mille volte no. Sono stati fatti programmi europei per distribuire nei vari Stati gli eritrei proprio perché evidentemente bisognosi di protezione internazionale. Per essere rifugiati è necessario essere privi di volontà? E’ necessario ambire ad essere trattati come merci? E’ necessario essere passivi? Il fatto che questo accada da oltre dieci anni con assoluta sistematicità dimostra solo che la procedura che l’Unione Europea prevede è inefficace, insensata e inadeguata. Ci sono serissimi report in merito, redatti dalla stessa Commissione europea. Sul Regolamento di Dublino e sulla sua riforma ci sarebbe moltissimo da dire, ma non divaghiamo. Se una persona in fuga ambisce a raggiungere la sua famiglia o i suoi connazionali che già vivono in uno specifico Paese, questo non implica che è un impostore, che la guerra da cui fugge non esiste, che le persecuzioni di cui non di rado porta i segni evidenti addosso sono una bugia. Non mi pare difficile da capire. Se le regole europee non gli/le consentono di farlo in nessun caso magari dovremmo farci qualche domanda.
  4. Incitare le commissioni che esaminano le domande di asilo ad abbassare i numeri delle risposte positive a prescindere dalle persone che presentano domanda e della loro storia è gravemente inappropriato di per sé. Ma quando più persone, a torto o a ragione, ricevono un diniego, questo li trasforma in pericolosi clandestini? Ancora una volta no. Questo li mette, a causa della legge sull’immigrazione che abbiamo, praticamente per sempre nella condizione di non avere documenti. Quindi di lavorare in nero, di non pagare tasse, di essere sfruttati, di vivere in un giro di illegalità. Ma se da richiedenti asilo erano giornalisti perseguitati, donne che fuggono alla violenza estrema, contadini lasciati senza terra e senza diritti…. non diventano feroci criminali da un giorno all’altro. Certamente saranno più disperati, finiranno per strada, si troveranno con tutte le strade chiuse. Con tutto quello che questo comporta. Pensateci, possibilmente mettendovi nei panni di uno che ha perso tutto.

Mi fermo qui. Del nuovo decreto in preparazione preferisco non parlare ancora. Vi spiego però il titolo di questo post, citando un rifugiato maliano che ieri ho avuto la fortuna di ascoltare: “Italiani e migranti, veniamo tutti spinti sempre più verso i margini della società da una minoranza di privilegiati. Potremmo renderci conto che il nostro problema è lo stesso e darci la mano per rialzarci. Invece ci sbraniamo tra noi, non riusciamo da uscire da questa trappola in cui ci hanno fatto cadere”.

Link di letture attendibili per chi vuole portarsi avanti sul resto
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/stop-alla-protezione-umanitaria-arriva-la-scure-del-decreto-salvini
http://www.vita.it/it/article/2018/09/06/stop-fondi-sprar-salvini-non-blocchi-un-modello-daccoglienza-che-leuro/148932/
https://www.avvenire.it/amp/opinioni/pagine/ascoltiamo-chi-bussa-nella-nostra-notte?__twitter_impression=true

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