Quando aprivamo i blog

Ogni tanto qualcuno sospira, in rete o dal vivo: “Che tempo era, quello…”. Quando ci commentavamo su Splinder o Blogspot con la stessa intensità di una chat e quindi chi ci leggeva diventava un amico, qualcuno che si sedeva virtualmente sul tuo divano e magari prima o poi (a volte molto poi) ci si incontrava dal vivo. In questi giorni la serie ispirata al blog di Valentina (Volevo fare la rockstar, se non l’avete vista cercatela e accattatevi pure il libro, così capite meglio cosa erano quei blog) mi e ci ha fatto tornare in mente quel periodo.

Perché ho aperto questo blog, nel 2004? Sinceramente non ricordo precisamente. Certamente questo doveva essere la prova tecnica per il blog serio, che si chiamava “Rifugiati” e che è morto di lì a poco. Ci versavo sopra i pensieri sparsi che altrimenti avrei scritto su quaderni e agende. Poi però qualcuno ha iniziato a leggere. E con la mia gravidanza, nel 2007, quello che a me pareva un sacco di gente ha iniziato a leggere.

Yenibelqis è diventato un divano, incasinato come la mia casa e come la mia vita in generale. Ci si trovava e si chiacchierava. Raccontavo aneddoti, condividevo come mi sentivo, parlavo delle questioni che mi stanno a cuore. Non era un blog tematico, non era un prodotto letterario, non era un portale, non era utile o informativo. Era (ed è) una collezione di chiacchierate. A volte più interessanti, a volte divertenti, a volte stanche, a volte piene di rabbia e di amarezza.

Poi è arrivato Facebook. Se si commenta, lo si fa lì. Se si condividono foto, lo si fa lì. Le “amicizie” si accettano o si rifiutano lì. L’anonimato, a cui non ho mai tenuto, non aveva più senso, comunque. Il blog io non l’ho mai lasciato. È sempre il divano di casa mia. So che ci sono alcuni che mi conoscono da tempo che leggono in silenzio e non sono su Facebook o su altri social. Ma comunque rispetto a Facebook, che è utile, e a Instagram, che mi piace, il blog resta una cosa diversa.

Specialmente il mio blog, che non aveva una funzione precisa, se non chiacchierare di quello che mi va. In tutti questi anni, gli incontri che ho fatto su questo spazio sono stati preziosi. Sono legati a bellissimi ricordi dal vivo. Non voglio far torto a nessuno, ma qui ci starebbero bene tanti nomi di persone a cui sono grata per questo. Ne menziono solo tre, in qualità di facilitatrici di tante altre amicizie: Barbara (all’epoca poesianotturna, oggi Mamma Felice), Silvia (metà di Genitoricrescono, ma anche riemersa da un passato comune) e Iolanda (Filastrocche e poi Fattore Mamma), che mi ha fatto vedere Milano in una luce del tutto diversa.

E chiudo ricordando che questo spazio non esisterebbe più da tempo se Andrea Beggi, che peraltro non ho mai conosciuto, non me lo avesse fatto migrare da Splinder a qui con un gesto di pura generosità. Una disponibilità che mi era stata segnalata da un’altra amica sulla rete, che non ho mai ringraziato abbastanza.

Ho molto rallentato l’aggiornamento di questo spazio, ma non ho mai pensato di chiuderlo. Mi piace pensare che nel tempo si siano aggiunte persone nuove e che le vecchie tornino di tanto in tanto a riaffacciarsi. Fatevi vivi, ogni tanto.

6 pensieri riguardo “Quando aprivamo i blog”

  1. ecco, è la stessissima cosa, non ho il coraggio di chiuderlo il blog, non lo aggiorno, ma è bello farsi le chiacchierate in giro e sono molto grata per tutte le persone che quella stagione mi ha fatto conoscere

  2. Purtroppo quei tempi non ci sono più…i commenti sono merce rara; i blogger vanno tutti di fretta (ma dove devono andare?) e al massimo lasciano un “like” molte volte senza leggere il contenuto del post. Io ho scritto su Tiscali e su Splinder, quindi ero abituato al commento tradizionale…

  3. Quella stagione non tornerà più, però continuo a scrivere nel mio blog. Mi sono ripromessa di pubblicare almeno una volta alla settimana e di commentare almeno tre blog al giorno. Non ci crederai, ma sto avendo grandi soddisfazioni e anche numerosi commenti ai miei post.

  4. Si chiamavano lurker una volta: quelli che leggevano e non commentavano mai o quasi. Eccomi qua, lettrice silenziosa dal 2008 o 2010 chissa, approdata qui forse da mammamsterdam o forse da piattinicinesi. In comune qualche vicenda accademica e una breve esperienza in un centro astalli di altra citta. Ho letto sempre con piacere i tuoi post, condiviso spesso con amici quelli di viaggi (atene, istambul, berlino, palermo), e trovato me stessa in quelli un po piu personali e un po piu duri: l’università, le amicizie perdute, le ruvidita del carattere (ricordo quello sulla parabola dei figli del vignaiolo). Trovo che scrivi proprio bene, non mollare il blog

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