La prima estate


Eccoci di ritorno! Nove giorni di ozio purissimo in albergo pensione completa (!) nei pressi di Grosseto. Nulla da fare a parte dormire, mangiare e stare spaparanzati. In parole povere, abbiamo provato per un po’ la vita di Meryem e, nulla da obiettare, è certamente una gran figata. Non mi sorprende che mia figlia abbia il sorriso facile… Abbiamo persino concluso il soggiorno con una gita culturale a Siena e all’abbazia di S. Galgano a vedere la spada nella roccia, o almeno una delle varie. (Piccola digressione: in una vetrinetta ci sono le ossa di due cattivoni che avevano tentato di strappare dalla roccia la spada lì conficcata dal santo e che, come recita il cartello sottostante la vetrinetta, sono stati poi squartati da “lupi amici di S. Galgano”. La vetrinetta peraltro era coperta da un bel drappo viola, forse perché le reliquie delle braccia strappate con relativa mano rattrappita erano in effetti un po’ impressionanti…).

Nizam ha suscitato ammirazione e invidia in tutte le madri presenti, esibendosi nella sua migliore interpretazione di padre a tempo pieno. Un po’ troppo disinvolto magari (la bimba ha rischiato più volte il congelamento e l’ustione, almeno secondo i comuni standard delle mamme civilizzate), ma faceva la sua porca figura. Io cercavo di darmi un tono spingendo la carrozzina (vuota) e tentando di fare batture spiritose – in genere fraintese. La socializzazione, diciamocelo, non è il nostro forte. O forse l’ambiente non ci si confaceva…

Comunque Nizam si è fatto prendere dai complessi di inferiorità perché la carrozzina PegPerego di Meryem, che ci era sempre parsa molto dignitosa, stava ai mezzi di trasporto degli altri bambini presenti come la nostra Fiat Tipo del 1994 stava agli scintillanti SUV Mercedes che affollavano il parcheggio. Morale della favola: ora ritiene urgente l’acquisto di un passeggino nuovo fiammante e debitamente accessoriato… Sabato prossimo è previsto un giro esplorativo. Se intanto avete consigli per gli acquisti sono ben accetti.

Qui trovate un po’ di foto delle vacanze:

http://picasaweb.google.it/chiara.peri/Vacanze2007

Il ciuccio


Ho una terribile confessione da farvi. Era il 22 luglio scorso, giorno delle elezioni in Turchia. Era sera e Meryem urlava per motivi non meglio specificati mentre il suo papà cercava di capire l’esito del voto nel suo paese di origine. E’ stato allora che, vincendo tutti i miei scrupoli di coscienza, ho estratto dal pacco dei campioni gratuiti l’arma segreta: il ciuccio. L’effetto è stato miracoloso: da urla a sonno profondo in meno di 4 minuti. Nei giorni a venire in realtà bisognava lavorarci un po’. Ma è comunuqe un utile strumento. Dicono che dà dipendenza e lo confermo: ioe Nizam ne dipendiamo abbastanza, pur facendone un uso abbastanza contenuto. Ma risparmiarsi quell’oretta, oretta e mezza di creative passeggiate saltellanti su e giù per il corridoio con una sirena fissa nel timpano, diciamocelo, non ha prezzo. Col passare dei giorni anche i miei tremendi sensi di colpa si sono attenuati, anche perché il piccolo bufalo continua ad attaccarsi al seno con il solito zelo e non sembra confusa dalle diverse tecniche di suzione…

Aggiungo qui un pensiero che forse, tecnicamente, dovrei postare sull’altro blog. Ho saputo oggi della morte di un ragazzo afgano di appena 16 anni, che frequentava la scuola di italiano del Centro Astalli. Io l’ho visto solo un paio di volte, ma le mie amiche insegnanti lo hanno seguito quasi dal momento del suo arrivo in Italia. Ora un aereo militare riporterà la sua salma alla madre, a Kabul. Che destino ironico. Viaggiare anni, partendo da bambino e attraversando le peripezie più inimmaginabili per arrivare in Europa, la terra delle opportunità, un posto dove sulla carta morire è infinitamente più difficile. E poi trovarsi senza vita in un letto di ospedale di Roma. Morire a 16 anni, proprio quando una strada sembrava aprirsi, suona così ingiusto. Ma ancora più ingiusto è il fatto che noi possiamo vivere ignorando completamente quante persone abbiano un destino del genere.

Pista nera


Ci sono cose che una mamma tedesca non immaginerebbe mai. Ad esempio il grado di difficoltà della passaggiata media in carrozzina per le strade di Roma. Il mio quartiere, in particolare, è una pista nera. Buche, voragini sparse, radici, pozze di fanghiglia anche se sono secoli che non piove, tappeti di frutti spiaccicati, cacche di cane, macchine parcheggiate sul marciapiede… Nizam, che è un ottimista, dice che così è più divertente. Certamente è un modo di socializzare. Negli ultimi tre giorni ho collezionato un discreto numero di salvatori/salvatrici che mi hanno gentilmente disincagliato da situazioni di empasse. Ma la passeggiata è un’arte a cui comincio a prendere gusto.

Tra poco abbiamo la prima visita dalla pediatra e per la prima volta uscirò con Meryem in braccio, senza carrozzina: su suggerimento della stessa dottoressa, visto che stiamo a due passi due, non mi cimenterò nell’impresa impossibile di introdurre la carrozzina nella palazzina dove ha lo studio. Tra paletti e gradini, da sola è pressoché infattibile. Nizam lo aveva detto subito: “Ma prendila in braccio e vacci così. Quando noi eravamo piccoli le carrozzine non c’erano e non è mai morto nessuno”. Ma io diffidavo. Quando me l’ha detto la pediatra, ovviamente, la cosa mi è parsa fattibile. Il curdo ha scosso la testa, rassegnato.

Per incoraggiarmi, elencherò le cose in cui sto diventando più sciolta:

1. allattare

2. cambio pannolini, anche con difficoltà aggiuntive in corso d’opera (i genitori sanno a cosa mi riferisco)

3. cambio body

4. introdurre ed estrarre la carrozzina dall’ascensore di casa mia

E ora le cose da perfezionare urgentemente:

1. far passare la carrozzina tenendo aperto il portone della palazzina e/o il cancelletto del vialetto condominiale

2. sviluppare strategie di placamento belva diverse dal nutrirla.

Su quest’ultimo punto, Nizam mi dà veramente i punti. Se ne inventa sempre una nuova che, di solito, funziona. Ieri è arrivato trionfante cullando la piccola in un asciugamano a mo’ di amaca. La sua teoria è che, avendo la bambina sangue straniero, non si adattano a lei metodi troppo “europei” (o, come dice lui, “europeèni”), ovvero carezzine, bacini, ninna-nanne sdolcinate e sussurri. Sarà vero? A giudicare dalla simpatica attitudine a graffiarmi l’avambraccio per esprimere il suo affetto, potrebbe darsi di sì.

La cameretta!


Ultimissimi accessori per la cameretta di Meryem! Grazie a tutti i partecipanti al regalo…

Che poi sono in gran parte le stesse persone che, al funerale del mio papà (gennaio 2006) mi hanno portato un biglietto con scritta questa benedizione irlandese:

Possa la strada venirti incontro

Possa il vento soffiare sempre alle tue spalle

Possa il sole brillare caldo sul tuo viso

Possa la pioggia cadere sui tuoi campi

E sino a quando non c’incontreremo di nuovo

Possa Dio tenerti sul palmo della Sua mano.

Ecco, io credo che queste parole bellissime siano molto adatte anche a una vita che comincia. E allora le dedico a Meryem e a tutti gli altri bambini nati da poco, figli di chi legge questo blog.

L’ecografia, che emozione


Commentiamo il commento di Panz, che delle ecografie scrive “sono sempre momenti così belli”. Nella mia esperienza, le ecografie sono belle specialmente quando finiscono. Per il semplice motivo che mi tolgo il macigno di ansia che mi accompagna piacevolmente nelle ore precedenti. Io non so se questo dipenda dal mio ecografo (ecografista?), che verbalizza l’esperienza in forma di checklist di sfighe da escludere una dopo l’altra. O forse anche dalla Meryem, che ha maturato una profonda avversione per la strumento (e forse anche per la persona che lo usa) e dunque oppone strenua resistenza. La scena dell’ultima volta è stata la seguente: il dottor R. cerca per 20 minuti di puntare l’affare sulla testa della pupa, che si divincola e si sposta di continuo (incidentalmente, massacrandomi di calci/gomitate/testate); il dottor R. la insegue, scavando sempre più a fondo nella mia pancia, il che, abbinato all’attività motoria della fanciulla, non è esattamente la cosa più piacevole che abbia provato negli ultimi mesi. Segue commento, assolutamente superfluo: “Sa, si muove”.

Comunque ne siamo uscite vive anche questa volta ed è sperabile che sia l’ultima volta che incontro il dottor R. Il responso è che ila piccola ricerontessa pesa ben 1, 9 Kg, sta benissimo e per il momento è a testa in giù e schiena verso l’esterno (ma sulla sua ubicazione finale il dottore pareva alquanto scettico, visto quanto si muove). Per il momento non si è strangolata con il cordone (il dottor R. ha sempre un modo così rassicurante di formulare le cose…). E’ di coscia lunga (femore 6,1) e pesa quanto una bambina di tre settimane di più (o due: il dottor R. resta convinto che io sia alla fine della 30° settimana e non alla fine della 31°, perché così aveva deciso ai tempi dell’ecografia morfologica. Io ho osservato che magari, viste le dimensioni, potrebbe semplicemente essere nei tempi. Lui lo esclude: dice che è piccola di età, ma alta e grassa).

Il padre, da parte sua, dopo aver recuperato in corner uno scivolone che gli sarebbe stato rinfacciato per la vita (si era dimenticato dell’appuntamento e a 30 minuti dall’eco stava ancora lavorando… Come abbia fatto in 25 min a smettere di lavorare, arrivare a casa, fare una doccia, cambiarsi, raggiungere lo studio medico e trovare parcheggio resta un mistero. Ma l’ha fatto), si è semplicemente convinto che Meryem farà la modella e manterrà noi e tutta la famiglia curda rimasta in patria.