Non si può mai stare tranquilli. Quando riuscirò a fare una vita sola? A tornare a casa dal lavoro sapendo che ora ho del tempo libero da doveri da dedicare a me stessa? A non vedere scadenze affastellarsi senza logica? Non è vero che non c’è alternativa a questa follia. Sono io che non mollo niente.

Strano Capodanno


Strano Capodanno. Mio padre se n’è andato esattamente dieci minuti prima delle due dell’alba del primo gennaio, mentre fuori ancora era festa per tutti (o quasi). Era una vita che non passavamo un Capodanno insieme, tutte e cinque le sorelle. I miei dicono sempre che così ci volevano: tutte diverse. E lo siamo, accidenti se lo siamo. Ora è troppo presto per rendermi conto. E’ stato tutto un turbine: le pratiche, il catalogo delle bare (ma a chi può essere venuto in mente di chiamare un modello di bara “Messalina”? Ebbene, così si chiamava. Come il gatto dell’infanzia a Reggio Calabria, è riuscita a interpretare mia madre), il funerale, la marea calda degli amici, il viaggio a Gorizia, la sepoltura. Ci sarà tempo per riordinare le idee.

Cosa vuoi di più dalla vita?


Forse dovrei piantarmela di essere così scettica. E smaltire un po’ di lavoro arretrato, invece di piangermi addosso. Che cosa voglio di più dalla vita? Lassù nei pressi di Amburgo, sotto una spessa coltre di neve, c’è qualcuno che mi pensa e forse addirittura si preoccupa per me. E compone frasi al futuro che hanno come soggetto “noi”. Oddio, non sarà proprio una promessa eterna, ma una parvenza di stabilità c’è, no?

Solita paura


Ancora una partenza, ancora una separazione. Un anno fa, esattamente, finiva tangibilmente il mio matrimonio, con tristissimi regali scambiati sotto un albero di plastica e il mio fatidico “Ora vai”, con cui forse per la prima volta mi rifiutavo di far finta di niente dopo lo strazio di mesi e mesi culminato nella sera della vigilia. Poi, una lunga risalita. Ma la paura di ritrovarmi in una situazione come quella non mi lascia mai. E così un comprensibile “ubi major…” è fonte di angoscia. Combatto con me stessa per non essere lagnosa.


Trovato sul blog di Rossella (http://rossellastra.splinder.com).

Le strane abitudini

Regolamento:
Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messagio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "Sei stato scelto"
(ammesso che accettino commenti) e ditegli di leggere il vostro. 

1) Quando mangio da sola, mi piace farlo direttamente dalla padella e possibilmente con il cucchiaino.
2) Quando vado in bagno devo leggere. Se non ho a portata di mano libri o riviste, vanno bene anche i foglietti dei medicinali o quello che sta scritto su shampo o bagnoschiuma.
3) Per strada qualche volta parlo da sola o canticchio. Se proprio sono su di giri, corro.
4) Cancello sempre i messaggi inviati dal cellulare, un attimo dopo averli scritti. In realtà generalmente cancello subito anche gli sms che mi arrivano.
5) Non ho nessun senso della distanza o della grandezza. Ad esempio non riesco lontanamente a immaginare "a occhio" quanti siano 20 cm o 5 km.

Passo la palla a chiunque legga…quindi, lasciate un commento così che possa leggere le vostre strane abitudini!

Nebbia fitta


Compleanno senza papà che mi tira le orecchie, con il pensiero che se solo avessi le palle di andare lì, in quella camera di ospedale, magari lo farebbe, ma chissà cos’altro direbbe e mi fa paura. Le ultime due volte mi ha sorriso e io lo so che dietro quella bestia di malattia c’è comunque lui che mi vuole bene. “Ci sono tante cose che non vediamo, ma ci sono lo stesso”, gli ho detto un sabato mattina, sabato scorso, sembra un secolo fa. “E’ proprio così”, mi ha risposto lui.  Cosa è giusto, cosa si deve, cosa si può, cosa è ragionevole, cosa è sano, cosa voglio, cosa mi manca, cosa mi aspetto e una valanga di altri cosa che mi riempiono gli occhi di lacrime.