Ma Pilato risponde a Gesù: "E che cos’è la verita?" (Gv 18, 38).

E’ più vera una cattiveria pronunciata con rabbia fredda, o un gesto istintivo di tenerezza fatto nel dormiveglia? La verità raramente è consolatoria, temo. Le cose più crudeli spesso sono vere. Specialmente quelle attinte dal fondo dell’abisso con la specifica intenzione di ferire. E’ vero, è la rabbia che le fa emergere. In condizioni normali se ne sarebbero restate lì sul fondo e tu non le avresti viste, o avresti fatto del tuo meglio per non vederle. Ma ora che sono venute fuori? Che fare? Trincerarsi dietro gesti e parole che leniscono il dolore, che hanno le migliori intenzioni, ma che si rivelano, ahimé, essenzialmente "falsi"?

Non si tratta di malafede. La verità nuda e cruda nella normale quotidianità non viene fuori. Fa male. Ci si può comunque lavorare sopra. Magari ci si rifiuta di assoggettarcisi. La verità è la morte, la malattia, la limitatezza. E’ umano aspirare all’utopia e magari anche prendersi qualche vittoria. Ma la verità resta sempre quella: il dolore, la solitudine, la vecchiaia.


Il we si preannuncia frizzante, o quanto meno diverso dal solito. Non che quello scorso avesse nulla di male, anzi: domenica scorsa è stata una giornata praticamente perfetta… Ma questa volta ho un sacco di impegni, pure troppi. L’unica cosa che mi fa difficoltà è scegliere. Domani sera andrò sicuramente a una festa: o al mare, a casa di amici, o al centro Ararat, per il tradizionale capodanno curdo. Stasera, teatro.  E lunedì, in prospettiva, partenza per Bruxelles. Insomma, non mi posso lamentare davvero. Peccato che dovrei anche studiare un po’… Per non parlare dei lavori extra arretrati!

Aggiornamento: Cavolo, sabato sera ci sarebbe anche Suad Amiry al Teatro Vascello, a due passi da casa mia. Lei è un mito e pensare di averla lì e non andarci… Ma perché succede sempre tutto insieme?

Dopo la notte


Notte passata a piangere come una stupida e ad alimentare ansie. Tutto per una cistite. Credevo di essere più resistente. Stamattina mi sono goduta un bagno caldo e ora sono di nuovo in pista. Ieri sera una sorpresa stupenda, a cui cerco di ripensare per contrastare il malumore da sonno e da fastidio: zuppa di lenticchie e focaccia calda, impastata appositamente per me. E poi un film, che mi ha sorpreso piacevolmente. Così imparo a innervosirmi a vuoto!


Bilancio sintetico dell’esperienza milanese.

1. La televisione in camera c’era! E ho fatto in tempo a arrivare a Roma per le finali di ieri.

2. Milano è una città carissima. L’unico pasto decente che ho fatto è stato in un grazioso kebabaro turco nei pressi della Stazione di Porta Genova (Corso Colombo, per la precisione: il locale si chiama Capadocia, con una p sola). 5 euro ben spesi.

3. Un po’ di vita vera, fuori dal mondo accademico, aiuta eccome. "Come sei brava a sdrammatizzare", mi è stato detto. Credo che più che sdrammatizare si tratti di vedere le cose nelle loro giuste proporzioni… Passare la notte in bianco per una lezione di mezzora, peraltro su un argomento che più o meno ti è familiare, mi pare davvero spropositato. No?

4. Mi sono abbastanza divertita, nonostante tutto. Peccato non avere avuto possibilità. Forse questo mestiere lo avrei saputo fare. Ma un dubbio atroce mi sfiora: sarei diventata come "loro"? Mi fa un certo effetto che un professore ordinario, a proposito della questione delle vignette, commenti che "certo, questi ARABI sono una RAZZA che non si sa mai come trattarli".

Passo e chiudo!

Chiara


Mi appresto a presentarmi al mio primo concorso pubblico. Sono talmente trascnata dall’idea, che ho sbagliato persino a leggere il giorno della convocazione. Poi ho smarrito la medesima convocazione (speditami in duplice copia). Vabbé. Oggi un’efficiente segretaria milanese mi ha svelato il mio errore. Troppo tardi. Biglietto del treno fatto, foresteria costosissima già prenotata. Poco male. Dato i tempi serratissimi del concorso, non sarà male avere una giornata per orientarmi un po’. Unico cruccio: una notte in meno a casa mia e le finali della coppia danza di pattinaggio artistico sfumate. Non credo di poter sperare che la foresteria dell’Università Cattolica disponga di televisore in camera…