Rivoluzione cercasi


Mi sto trattenendo dal commentare la patetica farsa della politica italiana. Sembra ormai tutto talmente fasullo che mi chiedo: è una sceneggiata per distrarci da qualcosa? O è squallidamente vero? Una cosa è certa: la sensazione di non poter fare nulla, come cittadina, come donna, come lavoratrice è pressoché totale. Si va avanti in perfetta inerzia, magari coltivandosi spazietti virtuali e cliccando qua e là su Facebook. Mi pare che ci abbiamo ben bene impacchettato, togliendoci ogni spazio e ogni incisività. Sì, ma chi è il soggetto? Ci si può davvero accontentare di questa teoria del complotto vaga e generica?
Il problema è che ormai ci si appella solo al senso del pudore di qualcuno che evidentemente ne è privo. Mi ricorda quando, con mia sorella Marina, si commentava qualche comportamento particolarmente squallido: “Ma tu non ti vergogneresti?”. E la risposta è, ovviamente: “No, altrimenti non l’avrei fatto”.
Ancora una volta devo confessare che è difficile conciliare le velleità rivoluzionarie e la comodità di mettere in fila gli impegni e portare a casa la giornata. Avrei voglia di una bella rivoluzione, ma i pochi aspiranti rivoluzionari che vedo in giro alla fine mi lasciano fredda, distaccata, cinica. E, come è noto, il cinismo non è costruttivo. Si finisce con il sentirsi superiori, più preparati, più intelligenti, meno ingenui. E quindi, ancora una volta, soli e immobili. O almeno così capita a me, sempre più spesso.
Non ne sono fiera. Almeno come madre non mi dovrei accontentare. Fosse solo perché sono madre di figlia femmina, destinata a crescere in questo puttanificio senza costrutto. Ma continua a mancarmi la concretezza. Chissà se da qualche parte, inaspettata, mi arriverà l’idea per la rivoluzione sincera e sobria che mi si adatterebbe. Confidiamo nel web?