Questo folle mese di marzo procede frenetico e denso di trasferte. Quando stamattina ho detto a Nizam "Amore, domani sera…" "Vai a New York?", mi ha interrotto lui. Leggermente polemico. No, però faccio tardi al lavoro ancora una volta. E da qui ai prossimi due mesi ho già tre sabati incastrati con cose lavorative. Ma ieri mi sono goduta una splendida giornata bolognese così composta: vigilia a casa di mio cugino e moglie simpatica, cena e chiacchiere sui massimi sistemi e sulle inezie di tutti i giorni; riunione lavorativa con una folta partecipazione di persone toste e brave da quasi ogni angolo d’Italia, inframezzata da pranzo a base di focaccia con squacquerone (oddio, come si scrive???) e pettegolezzi tra femmine (due bolognesi, due napoletane e io); infine, storico incontro passeggiata con la leggendaria Panzallaria, che esiste davvero e mi ha offerto un ottimo gelato nei pressi di casa di Prodi. Vabbé, quando mi dicono che se viaggio per lavoro è come se fossi in vacanza, mi sento in dovere di protestare con veemenza. Ma ieri, sotto sotto, un po’ di diletto personale ne ho tratto.

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