Una cosa che mi piace di me è la capacità di recupero. Ieri tornando a casa ho tirato un bel respiro, ho fatto mente locale, ho fissato la tata per un altro paio di giorni e poi si vedrà, ho parlato con la pediatra e ho ridimensionato un po’ la tragedia. Intanto anche Nizam è stato colpito e affondato dall’influenza. Al lavoro sono un po’ in affanno e le cose continuano ad accavallarsi ma alla fine va tutto bene. Avevo appena finito di fare queste considerazioni filosofiche, avevo messo a letto la bambina e suo padre e sistemato quel minimo la cucina quando ho deciso di dare un’occhiatina alla mail. Leggo esterrefatta che il marito di una mia collega è morto improvvisamente, giovane e in salute. Quella coppia ne aveva passate già più del giusto, da ogni punto di vista, ma la cosa stupenda era che erano ancora innamorati come il primo giorno. Checché ne possa dire io quando sono in fase lamentosa, le sfighe non sono ripartite equamente e la parte maggiore certo non è toccata a me.

2 pensieri riguardo “”

  1. La capacità di recupero è l’altra faccia della medaglia. A volte mi chiedo se ad averne di meno non cominceremmo a ridistribuire le nostre priorità.

    E comunque ci sono sempre notizie che ti uccidono. La vita è una gran bastarda a volte, ma abbiamo gli aici e abbiamo i nostri cari per questo, suddividere il fardello e cercare di alleggerirlo.

    Riguardati ciccia anche tu, dove puoi e quando appena puoi.

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