Lunedì scorso è stata proprio "la giornata che non voleva finire". Chiuso il lavoro consumando l’ultimo neurone superstite, me ne vado all’aeroporto. Arrivo in orario, alle 23.10. Mi precipito a prendere un taxi, che mi scodella, appena alle 23.45, qui. Sorpresina: i miei efficienti colleghi belgi, che avevano prenotato il mio volo e la mia camera, non avevano pensato al piccolo particolare che il portone del luogo chiude alle 23. Bastava aveva un codice, ma non lo avevo. Ferma in piedi nel cuore della notte in un parco non del tutto sconosciuto (sona stata lì altre volte), ma comunque inadatto al pernottamento, mi ha preso una stana calma. In realtà forse me lo aspettavo. Provo a telefonare al numero della Casa: segreteria. A questo punto sfodero l’arma segreta: il cellulare di chi sapevo essere, almeno in parte, responsabile. Prima chiamata: non risponde. Insisto. Una, due, tre volte. Alla fine è costretta a fare i conti con la propria inefficienza. Mi dice che proverà a chiamare qualcuno. Io aspetto fiduciosa. Ormai non può lasciarmi lì. Dopo circa 40 minuti mi informa che verrà a prendermi. Nel frattempo arriva un’altra collega, inglese. Nella mia stessa situazione, ma con il cellulare fuori uso. Se non era per me, lei avrebbe dormito sicuramente nel prato. La storia è finita verso le 2, quando abbiamo trovato una stamberga sostitutiva. Di lì a poche ore la geniale belga è dovuta venirci a prendere per portarci alla sede della riunione (che era il posto dove avremmo dovuto dormire).

Io non ho infierito. Non ce n’era bisogno. Anzi, la mia calma olimpica l’ha fatta sentire ancora più in colpa. Oggi sulla mia scrivania sfoggio un vasetto di vetro con un’elegante composizione di fiorellini belga: regalo di scuse della solitamente altezzosa collega belga. A mo’ di promemoria, ci ho attaccato sopra il suo biglietto da visita, che accompagnava l’omaggio. Insomma, sono sopravvissuta anche a una notte un po’ movimentata.

In mia assenza Meryem, Nizam e la babysitter sostitutiva (la tata è in vacanza) se la sono cavata splendidamente. Stamattina, al risveglio, la guerrigliera, che solitamente chiama "mamma", si era già adattata alla nuova situazione e dal lettino è risuonato un garrulo "papààà!!!". Insomma, non sembrava particolarmente traumatizzata dalla mia assenza.

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