Mancano meno di tre ore al momento in cui lascerò questa scrivania. Posso dire che mi sarei aspettata almeno un salutino collettivo dei colleghi? Che so, un caffè insieme. Una telefonata del direttore. Non voglio parlare prima del tempo, ma finora non mi pare si sia mosso nulla. Però in compenso, con mia grande sorpresa, sono venuti ad invitarmi a pranzo due colleghi alla lontana, che lavorano all’ufficio internazionale del Jesuit Refugee Service. Mi ha fatto piacere.
Sono un po’ abbacchiata. Un po’ per le brutte notizie su amici e conoscenti che continuano ad arrivare copiose. Un po’ perché comunque, dopo tanti anni di lavoro, lasciare l’ufficio è un po’ traumatico. Ieri la mia sostituta ha (giustamente) fatto pulizia, buttando il 99% delle carte ammucchiate da me, svuotando i cassetti, liberando perfino la lavagna che solo pochi mesi fa, dopo molte insistenze, ero riuscita a farmi comprare. Però un po’ fa effetto. Quasi ogni segno del mio passaggio è sparito, o comunque sparirà a breve. Ieri ho portato a casa una busta di libri, con dentro ripiegato un disegnino della mia nipotina (che si è salvato perché era appeso: un altro, che tenevo appoggiato sulla cassettiera, è stato buttato con tutto il resto).
Da domani, almeno per un po’, nuova vita.
oh mamma mia!!! chiara ma aspetti un bimbo???? mi assento per un po’ (un po’ troppo) da splinder e guarda che novitàààà…sono contentissima per te!! davvero sono emozionata!!
mia sorella si sposa a settembre invece…chissà che non mi regali presto un nipotino anche lei!!!
vi (tu e il bimbo..o bimba?) abbraccio fortissimo
ale