Caspita, Slim, se ho bisogno di respirare. Ne ho molto bisogno. Questo è un periodo piuttosto confuso. Vorrei riuscire a vedere avanti, avere una prospettiva di miglioramento. Non tutto va male, intendiamoci. La piccola è fantastica, a casa va tutto bene, pur con qualche cosina da migliorare. Quello che mi preoccupa è il lavoro e, con esso, le finanze.

Non hanno preso Meryem al nido comunale (alla faccia dei presunti privilegi per gli extracomunitari, che mi sono sentita rinfacciare per tutta la gravidanza). Dalla prossima settimana al nido dovrò affiancare una babysitter.

Mi sento avvilita. Io ho davvero cercato di fare sempre del mio meglio. Sono brava a fare molte cose. Negli studi sono stata particolarmente brillante. Eppure, adesso, sono certa che tra i miei compagni di Liceo – quelli che mi invidiavano, che venivano a studiare da me – il mio sarebbe lo stipendio più basso. Ma soprattutto senza alcuna prospettiva di miglioramento.

Sto riflettendo molto seriamente su quanto non sono stata capace di "vendermi", di valorizzarmi. Su quando ancora adesso non riesco a farmi rispettare professionalmente, neanche nel mio piccolo. Dove sbaglio, esattamente? Perché non solo ho sbagliato in passato, ma continuo a sbagliare.

10 pensieri riguardo “”

  1. Non so se è il tuo caso, ma a volte è la ricerca della sicurezza economica che ci impedisce di ottenere risultati migliori. Invece bisogna rischiare un po’, preferire il redditizio al sicuro. Anche sul posto di lavoro: far capire che uno potrebbe anche andarsene, se non ottiene condizioni migliori. Essere un pochino imprenditori di se stessi.

    Ciao,
    Amedeo

  2. A me piace pensare che le persone valide come te prima o poi verranno veramente ricompensate. Con un bagaglio culturale di tale portata non posso credere che non troverai mai un lavoro degno di te.
    Vivo nel mondo delle favole?

  3. @ Slim: no, non vivi nel mondo delle favole, vivi in Australia! Purtroppo capisco quando Chiara parla di “non sapersi vendere”. In Italia la preparazione e i titoli contano poco, se non ti sai (o non sei disposto a) venderti.
    Scusa la durezza, ma e` un po` per questo che io ho deciso di andarmene.
    zazie

  4. Il mio consiglio allora è questo: guardati attorno, senza scartare qualcosa solo perché non è il classico posto fisso. Come dice Zazie non siamo in Australia, quindi dovrai far leva più sulla tua rete di amicizie e parentele che sull’invio di curriculum. Quando trovi qualcosa, parla (se è il caso) con i tuoi attuali datori di lavoro e chiedi loro condizioni migliori; se ti rispondono picche prenditi i tuoi rischi e vattene.

    Buona fortuna,
    Amedeo

  5. cara, mi trovo in una situazione simile e capisco bene la tua paura e i tuoi dubbi.

    a volte mi sento un vero fallimento perché io – come consiglia amedeo -ho rischiato un posto fisso ma da schifo e ora si,faccio quello che voglio, ma non guadagno abbastanza da mantenermi e vivo nella continua incertezza del domani, sapendo che ho 34 anni…

    insomma, io non voglio abbattere nessuno, ma non sempre a fare quello che si vuole ci si prende; così come non sempre a tenersi quello che si ha si fa giusto.

    non ti ho aiutata per niente ma era solo per dirti che ti sono vicina
    panz

  6. Panz, condivido perfettamente. Mia sorella ha fatto una scelta classica da imprenditrice di se stessa: ha lasciato un posto al ministero, che le faceva schifo, ed è andata a lavorare in un’impresa privata di un suo amico, pagata tre volte tanto. Morale: dopo tre anni l’amico l’ha liquidata da un giorno all’altro e lei si è ritrovata a 47 anni con tre figli e senza un lavoro. Ci ha messo due anni a trovarne un altro, pagato poco e più schifoso di quello di partenza. Può andare bene e può andare male. Soprattutto, ho la sensazione che ci voglia una certa dote di furbizia e spregiudicatezza di cui difetto (forse è una cosa di famiglia…).

  7. Ad essere impreditori di sé stessi a volte si impara, se costretti. A un certo punto ti stufi di prendere porte in faccia e cominci ad essere un pelo più assertiva. certo, sarebbe bello se avvenisse in modo indolore.

    OK, io non vivo in Italia e faccio presto a parlare: ma in generale: noi persone che valorizziamo i contenuti alla forma, non saremo forse grandi imprenditori, ma poi ci mettiamo in situazioni che ci permettono di essere soddisfatti di quello che facciamo.

    Leggo l’espressione: lavoro di schifo. ecco, cos’è che ci fa schifo? il lavoro fisico? La maleducazione con cui ci trattano? La ripetività? La mancanza di spazio per iniziative proprie o per svolgere il lavoro come vogliamo noi? (in un ministero in fondo il lavoro che fai è regolato fino alle virgole da circolari, se vuoi metterci del tuo e non puoi soffri). per ognuno è diverso.

    Allora, è vero che facciamo scelte che forse non pagano economicamente, ma per un tot di tempo abbiamo evitato l’ulcera che viene a chi invece il posto sicuro ma schifoso se lo tiene. e magari ci è piaciuto (in parte) quello che abbiamo fatto, e ne vediamo l’utilità.

    Insomma, fatti coraggio. a me ha aiutato un libro (che ancora non finisco da 4 anni, evidentemente mi fa paura) di un amico in cui si spiega che siamo noi, con il nostro background (italiano e cattolico nel mio caso), a considerare sbagliato guadagnare. Se ci danno tanti soldi, forse non stiamo facendo una cosa eticamente giusta.

    Cominciamo allora a convincerci che pecunia non olet, che si possono fare scelte etiche e remunerative, che possiamo inventarci, visto che siamo tanto brave intelligenti, qualcosa a cui non aveva mai pensato nessuno che ci dia entrambe.

    se poi siamo noi a trovarci in questa forma mentis, parliamo anche diversamente di quello che facciamo e come lo facciamo, diamo un’ altra impressione al di fuori, e gli altri agiranno di conseguenza.

    a volte poi, se ci piace quello che facciamo, non mettiamo paletti: io sto imparando a non vergognarmi di parlare di soldi e di compensi, a non dire di si a tutti i lavori che un’altra volta forse poi non mi chiamano. No. se un lavoro mi copre a malapena le spese della babysitter, preferisco stare a casa io con le belve e magari dicendo no me ne capita un’altro dopo per il quale sono libera.

    Tutto comporta rischi nella vita, anche il lavoro al ministero. È un paese e sono tempi difficili, allora a volte bisogna non solo farsi il calcolo di cosa voglio e come lo voglio, ma purtroppo anche di cosa posso e voglio fare a meno. entrate e uscite. e a volte sobno le uscite a migliorarci la vita.

    Tirati su, migliorerà,

    Ba

  8. Chiarisco. Io al momento ho un lavoro che ho sempre considerato abbastanza utile e relativamente piacevole, in una ONG. Ho un contratto da operatore di mensa, ovviamente faccio un po’ di tutto, dal materiale al concettuale. Il problema è lo stipendio, lamancanza assoluta di prospettiva di miglioramento e ultimamente anche qualche divergenza personale. Mi fa un po’ rabbia, perdonatemi, vedere gente strapagata per fare il progettista (nell’ordine del doppio/triplo del mio stipendio) che poi confessa candidamente di non essere in grado di chiudere un budget o non sa scrivere in italiano. O ci mette due settimane a fare cose che io faccio in 20 minuti, bene, facendo altro. E non è il mio mestiere, io sono una ricercatrice mancata. Mancata in quanto non retribuita. Con tanta stima di tutti, perché “tu sì che sei brava”. Ma evidentemente non ho giocato bene le mie carte. Sul lavoro non ho mai sputato, ho imparato a fare cose diverse e tutte con gusto ed entusiasmo. Però con la stima non si paga né il mutuo né la babysitter.

  9. Belqis, potrei sottoscrivere ogni tua parola. Io ho tentato un concorso per l’impiego pubblico e mi è andata “bene”. Scrivo “bene” tra virgolette perché sì, ho un posto fisso e la mia famiglia non morirà di fame, ma mi fa molta tristezza che una persona sempre in gamba negli studi, una che si è laureata 110 e lode a 23 anni, una che si è sobbarcata 12 milioni di debito per fare un master, debba fare i salti di gioia per un posto da diplomata junior.
    In più, l’altra cosa che mi rode è che il mio lavoro, quello che mi attende alla fine della gravidanza, io non lo so fare: è un lavoro da ragioniera, e io dovrò imparare da zero, prendendomi probabilmente anche dell’incompetente.
    Ma non lamentiamoci: l’alternativa è raccogliere pomodori… 😦

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