Beh, più che una decisione è una presa di coscienza. Premettendo che sono pronta a ricredermi, direi che, contrariamente a quanto immaginavo fino ad ora, sto prendendo seriamente in considerazione la possibilità che Meryem resti figlia unica. L’idea non mi è mai piaciuta e tuttora non mi piace. Ma forse è il momento di fare i conti con la realtà. L’impegno economico è già oltre i limiti, anche a causa dell’oggettiva mancanza di aiuti gratuiti (mia madre è troppo anziana, le sorelle troppo occupate, gli altri nonni, zii, etc in Turchia). Mia madre contribuisce economicamente, ma anche questo ha dei limiti e poi non durerà per sempre. Il lavoro che ho, per quanto teoricamente flessibile, in realtà lo è piuttosto poco. Quando leggo di chi sta serenamente a casa per la malattia dei figli, mi pare di vivere in un altro pianeta. Io non ho questa possibilità e la cosa mi stressa oltre ogni limite. Nizam oggettivamente mi aiuta molto, ma non sarebbe un uomo se non si concedesse le sue libertà… e quando gli arresti domiciliari si protraggono oltre ogni limite ragionevole, come è stato questo mese, fa come ha fatto ieri: mi pulisce ben bene la casa, ma poi saluti e baci fino a sera. A tutto questo si aggiunge un problema idiota, ma che pesa altrettanto. Mi sento molto sola. Internet un po’ ovvia, ma non basta. A volte sto fisicamente male dalla voglia di farmi una chiacchierata. Insomma, mi pare che le mia attuali condizioni di vita non consentano di aprire fronti ulteriori (e ometto per semplicità anche tutta l’enorme questione "lavoro alternativo: possibilità o ennesima pia illusione?"). Mettiamoci anche l’età, che comincia ad essere quella che è…

Insomma, mi rendo conto che questa lunghissima malattia di Meryem mi ha provato molto e forse vedo le cose troppo nere. Ma d’altronde forse è saggio riconciliarsi con il mondo reale, tanto per cambiare. No?

8 pensieri riguardo “”

  1. Guarda, ti capisco moltissimo…
    Io, come sai, cerco di vedere tutto in rosa, e sento che questo mi fa stare meglio.
    Ma ritengo che il mio sia un ‘ottimismo critico’, nel senso che vedo la realtà per quello che è, anche se cerco di accettarla.

    Io sono a casa a ‘lavorare’ (o meglio, inventarmi un lavoro) perchè con una bimba piccola, non mi si piglia nessuno. In più, anche io non ho nonni (per fortuna), nè parenti vicini… e come sai l’asilo è out.
    Certi giorni è dura, e non te lo nascondo! Anche se i lati positivi sono molti, so cosa significa quando dici che ti senti sola… passare 10 ore di filato con un bambino è divertente, ma ti ‘impoverisce’ come adulto (non so se riesco a spiegarmi…).

    A fine mese ci arriviamo perchè dobbiamo arrivarci. Non facciamo praticamente nulla: non si esce, non si va al cinema, si risparmia un po’ su tutto.

    Quindi il pensiero di un secondo figlio è praticamente un’utopia.

    Detto questo… io credo che tu abbia delle qualità fuori del comune. Penso che con una specializzazione come la tua riusciresti a trovare anche strade ‘alternative’, e a metterti al sicuro a livello economico. So che non è facile, ma secondo me puoi farcela…
    Perchè non provi a dedicare qualche ora alla settimana al tuo progetto?
    Magari scopri che va benissimo, e puoi lanciarti…

    In ogni caso, non sei davvero da sola.
    Anche se ‘virtuale’, se posso esserti d’aiuto, io ci sono. Sto sempre collegata, lo sai.
    Magari riusciremo a creare una rete di mamme-amiche, con cui passare un tempo di qualità.

    Ti abbraccio!
    Barbara.

  2. Ti spieghi benissimo, Barbara. “Alimentarsi come adulto” è decisamente necessario… Io amo molto mia figlia, ovviamente, ma proprio per questo a volte temo di non essere abbastanza felice e serena per stare con lei (e con me stessa) come si dovrebbe. A volte mi chiedo: ma mia madre come faceva? Sola in una città non sua con cinque figlie? Poi mi rispondo: in primo luogo, le donne di una volta erano più solide (o almeno, mia madre certamente lo era e a 83 anni lo è tuttora); ma soprattutto, mia madre insegnava al liceo! La scuola era il suo mondo: i colleghi, le battaglie, gli studenti… Se la ricordano ancora! Ma anche per lei era una bella valvola di sfogo, oltre che un lavoro molto meglio compatibile con le esigenze di una famiglia.

  3. Io non so, sinceramente, se comunque adesso tornerei in un ufficio… solo al pensiero, mi sento male.

    Certo che se potessi incontrare più persone, senza gli obblighi dell’ufficio, starei senz’altro meglio 🙂

    Io ho ovviato organizzando tante cene con gli amici. Si va avanti, soprattutto il venerdì e sabato, giocando a carte, chiacchierando… quello mi ricarica davvero.

  4. Io pensavo la stessa cosa e la mia prima bimba ancora non è nata, ma so già che a settembre dovrò categoricamente tornare in ufficio perchè non possiamo permetterci il misero 30% del mio stipendio nei sei mesi di maternità facoltativa (non ci paghiamo nemmeno metà mutuo….)
    Mia figlia avrà solo 5 mesi ed io dovrò lasciarla al nido. Purtroppo mia madre è reduce da una malattia seria e soprattutto da una chemioterapia devastante quindi anche se sta meglio non me la sento di pesare su di lei che comunque mi ha detto che è disposta a darmi una mano come potrà e a far fronte alle emergenze.
    Adesso aspetto che nasca la mia bambina e spero sinceramente di riuscire ad organizzarmi al meglio, ma non sarà facile perchè mio marito è sempre in giro per lavoro, fine sett compreso ed i miei suoceri vivono (per fortuna, però) dall’altra parte del mondo.
    Con queste premesse l’idea di un altro bimbo non mi pare proprio realizzabile. Ma mi dispiace tanto, perchè nonostante abbia avuto una gravidanza difficile, ritengo che mia figlia sia il regalo più bello che la vita potesse farmi.

    Ti auguro tutto il bene del mondo e anche di più.
    Soprattutto mi auguro che in qualche modo verremo smentite dagli avvenimenti futuri.

    mariangela e piccola valeria

  5. Hai toccato un tasto dolentissimo.
    E mi trovo d’accordo con Mariangela. Mio figlio deve ancora nascere e io sto già facendo i conti con una realtà esterna tutt’altro che esaltante. Io lavoro nel privato con un tempo indeterminato che mi garantisce in realtà poco o niente. Non ho fatto un giorno di mutua e lavorerò fino all’ottavo mese compiuto perchè il mio capo non vede l’ora di dimostrare che le donne incinta sono improduttive e quindi eliminarle. Ritornerò al massimo ad ottobre perchè il 30% va bene per un mese o due ma poi il doppio stipendio torna ad essere indispensabile e anche perchè spero di riavere la mia scrivania e non di finire nell’archivio a mettere ordine come è successo a tante nella speranza che si licenziassero. E poi…. Ho fatto sacrifici per il mio lavoro, mi piace, mi gratifica, mi ossigena il cervello dai problemi quotidiani…saprei rinunciare per badare alla famiglia tutto il giorno dando comunque a mio figlio una madre serena e soddisfatta?
    E ho la fortuna di avere una mamma giovane e in salute e una sorella ancora a casa che non vedono l’ora di badare al nipote. Ma il nipote starà da loro almeno 10 ore al giorno, per quasi tutti i pasti. Per tutta la settimana. Perchè il nido verrebbe a costare quei 400€ che non abbiamo. E allora speriamo di tenere tutti duro fino all’asilo. Ma con queste premesse come potrei pensare di fare un altro figlio? Un’altra gravidanza col terrore di non stare bene, di ammalarmi o di dover semplicemente stare a letto? Con l’ansia del rientro, la paura di sentirsi dire “non so dove metterti..” come è successo qui appena ieri ad una collega. E come potrei chiedere di nuovo a mia madre un impegno simile con un neonato, considerando che lo stesso aiuto dato a me una volta spetterebbe anche a mia sorella?
    No, davvero. Non mi piacciono i figli unici. Ma adesso come adesso lo vedo come una condizione inevitabile. Almeno fosse per egoismo me ne farei una ragione rapidamente…

  6. Mi rendo conto di essere una privilegiata, quindi non ti parlerò dell’aspetto economico di avere un altro bambino, ma di quello mentale, che forse è l’unico su cui posso pronunciarmi.

    Il mio grande ieri ha compiuto 7 anni ed è un cambiamento epocale. Il piccolo ha 4 anni e mezzo. Io ho sempre continuato a lavorare e sfiancarmi, perché è vero che lavoro da casa e faccio la libera professionista, ma appunto avevo il limite di non saper dire di no a nessuno. Solo a me.

    A un certo punto ho avuto la fortuna di crearmi un circolo di amiche e vicine con bambini di età simile. Quello che ti salva sono davvero le associazioni di mutuo soccorso tra genitori, specie se incontri gente con cui anche scambiarti due chiacchiere piacevoli (i nostri erano tutti matrimoni misti, da tutto il mondo, ma fa tanto).

    La vita sociale dei genitori a un certo punto passa per quella dei figli. Un anno abbiamo messo su questa tradizione di fare il brunch ai giardini, vicino alla vasca della sabbia. Ci incontravamo alle 10:30, ognuno portava termos di caffé e the (il the iraniano e il mio caffé erano i gettonati) compravamo i cornetti, portavamo da mangiare, a turno un genitore sorvegliava i mostri nella sabbiera e gli altri riuscivanoi a fare una conversazione adulta, persino leggere un giornale.

    Il maltempo ci ha fregati e non si è più fatto, ma lo ricordo ancora come un periodo rilassante, cominciavi e finivi bene la settimana.

    Poi i figli crescono. Dai 3-4 anni in poi è un tale cambiamento. si ammalano di meno, i denti li hanno messi e soprattutto cominicano a diventare interlocutori seri. Io ho sempre patito del non godere fino in fondo della compagnia di un bambino, perché starci insieme lo trovo ancora fantastico, ma costruire i treni lego no. adesso è tutta un’altra vita, giochiamo e discutiamo. Leggiamo anche libri che piacciono a me. Studiamo le ossa della mano sul computer.

    Insomma, un bambino che cresce non solo prende meno del tuo tempo, soprattutto quando va a scuola, ma è facile, si veste da solo, aiuta a sparecchiare.

    Non lo dico solo in termi utilitaristici, lo dico nel senso che cominci a fare cose insieme, non solo per lui.

    Quindi ripeto, finché sono piccoli sono un grosso lavoro, ma appena crescono, e già a 4 anni sono in grado di alleggerirti la vita perché sono loro a divertirsi con il fratellino e il piccolo cerca di emulare il grande.

    Capisco che tu in questo momento sei stanca e demotivata, e questi momenti ne ho avuti un sacco. Però concordo sul fatto che non appena hai la testa più sgombra e la cucciola starà bene, ti ritroverai di botto con cariche di energie inaspettate e con quele comincerai a farti venire idee per migliorare il lavoro e aprirti anche ad altre opzioni.

    a me mi ha salvata la cocciutaggine: avevo deciso di voler due figli e ho fatto di tutto per avere il secondo in un momento in cui ero ancora penso sotto depressione, con il primo piccolo, il lavoro che mi usciva dalle orecchie e tutti che me lo sconsigliavano.

    È stato duro per il primo anno e mezzo, ma non me ne sono mai poentita, perché il secondo me lo sono goduta in modo completamente diverso e questo ha cambiato anche il mio rapporto con il primo. un secondo figlio è stancante come carico di lavoro quando sono piccoli, ma è anche tutta discesa, i trucchi li sai e le emergenze le hai già viste tutte.

    Insomma, avere un primo figlio in condizioni non ottimali (e dio sa quante preoccupazioni avete avuto voi per la salute, non mi ci far pensare) rischia spesso di farti rinunciare ai successivi, ma ripeto, un secondo figlio ti rende talmente efficiente, specie con il lavoro, che non hai più tempo per le cazzate altrui, che rischi di fare delle svolte epocali. e la vita sociale, ripeto, si aggiusta anche quella passato il periodo critico.

    Non ho nessuna autorità per parlare così e dirvi se farlo o non farlo un secondo, ma la mia idea, personalissima e vale solo per me, è che se una lo vuole, meglio farlo, che poi è la vita che si adatta alla nuova famiglia e non il contrario.

    Però ripeto, queste sono di quelle decisioni in cui ognuno deve seguire la propria pancia e un po’il proprio cervello. gli altri possono solo dire come è andata a loro.

    un abbraccio,

    Ba

  7. Quoto Mammamsterdam ” cominci a fare cose insieme, non solo per lui. ”
    Il mio Mostro tra 2 settimane fa 2 anni e mezzo e noi ora facciamo anche delle cose con lei. Ed è fantastico. E lei mi canta le canzoni, mi racconta le favole. E’ una cosa che a volte mi metto a piangere da quanto è bella.
    E ora un fratellino avrei proprio voglia di farlo, infatti, anche se vorrei un po’ più di discesa, prima.
    Abbi pazienza e datti il tempo che ti serve.
    In bocca al lupo

Scrivi una risposta a utente anonimo Cancella risposta