La poesia che citavo ieri è in realtà una di quelle messe in musica da Noa e uscita, anche in Italia, nel 2001, nel Cd doppio First collection. Io ho conosciuto quell’album, rigorosamente in cassetta, nel lontano 1995, ai tempi del mio primo soggiorno in Israele. Un soggiorno memorabile da molti punti di vista. Da lì scrissi una serie di lettere (di carta) alla mia famiglia di cui veniva data pubblica lettura agli amici e alle sorelle in un baretto del mio quartiere nella pausa pranzo. Mi piacerebbe rileggere quelle lettere, chissà se mia madre le conserva ancora. Sono stati due mesi di impatto violento con la realtà israeliana, comprensivi di attentato (è esploso l’autobus davanti a quello in cui mi trovavo), il primo a Gerusalemme. Vivevo in un campus spartano ai limiti dell’inabitabilità, attraversavo tutta la città da parte a parte per le lezioni, continuando inevitabilmente a salire sugli autubus (talora convivendo con comprensibili attacchi di panico) e camminando per chilometri per tutto lo shabbat. Ci sarebbero tante cose da raccontare. Ma torniamo a Noa.

La cassetta mi fu regalata da quello che all’epoca era il lettore di ebraico dell’università di Firenze, che aveva anche realizzato con le sue mani un libretto con tutti i testi delle poesie (l’album metteva in musica poesie di Leah Goldberg e una di un’altra poetessa israeliana, Rahel) in ebraico e in traduzione italiana. Si consultava con me e con la mia compagna di stanza (una ragazza di Perugia, sua allieva in Italia) per limare le traduzioni. Ho amato profondamente ciascuno di quei versi, che giocavano con le citazioni bibliche, che a ogni lettura mi sembravano più ricchi. Ho amato follemente anche alcune canzoni, una in particolare che poi, per pura coincidenza, ha segnato cinque anni dopo un altro periodo cruciale della mia vita, conclusosi peraltro con un viaggio in Israele (il secondo e ultimo fatto da me finora). Eccovi dunque una versione (ma ce ne sono di più belle) della splendida Mizmor Laila (Nocturno), più volte ballata dalla sottoscritta sotto i cieli stellati di Roma (e in molti altri posti). Se fate i bravi, un giorno vi scrivo che vogliono dire le parole.

2 pensieri riguardo “”

  1. Ma che cavolo di video hai postato??!! ce ne manca mezza! trovane immediatamente uno completo! la seconda parte è ancora più bella … e poi quando suona questa canzone di solito fa sempre il suo assolo alle percussioni (che è strepitoso). In uno degli innumerevoli concerti di Noa cui ho assistito, ha spiegato che il testo parla di una specie di lotta tra la luce e l’oscurità, e se è così, mi pare che anche la musica renda benissimo questa dicotomia … ecco perché occorre anche l’altra parte!
    E a questo punto … poche storie: fuori la traduzione!
    Saluti dionisiaci
    P.

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