Lo scorso settembre ho fatto un sogno che ho trovato estremamente ben sognato, se mi si passa il termine. Lo ricordo perché un po’ l’ho raccontato, ma in verità avrei voluto raccontarlo meglio e più diffusamente. C’entrava un autogrill vicino Spoleto, un kebab di luccio, diverse persone che hanno per ragioni diverse un posto speciale nei miei pensieri, la cantante Giorgia, persino una festa religiosa a Tunisi dedicata alla personificazione della sapienza pagana. Come molti miei sogni, era abbastanza autoesplicativo. Tendo a sognare con i sottotitoli e curiosamente nel periodo in cui andavo da un’analista di sogni non me ne ricordavo neanche uno. Magari non sentivo il bisogno di darmi da sola commenti e interpretazioni, avendo uno spazio settimanale dedicato.
Oggi, ripensando al sogno del kebab di luccio, non so dire se fosse più un tentativo bislacco di trovare spiegazioni interessanti alle mie solite delusioni, o un modo di fare spazio a una specie di speranza in barba a ogni ragionevolezza, ben protetta dalle molte sensate obiezioni, in primis mie.
Ieri, per qualche ora, essere me non mi è piaciuto neanche un po’. Ma non è che questo si possa del tutto scegliere. Tornata lucida, la via che da qualche anno percorro (fare pace con la mia inquietudine, apprezzare almeno la mia originalità) è tornata a sembrarmi l’unica possibile. Ho parlato della definizione storica dei fenici, della scarsa eticità di alcune campagne di fundraising. Ho risposto a un paio di telefonate di lavoro e a una mail. Preso appuntamento con il veterinario. Buttato la spazzatura, fatto una lavatrice.
In questo blog continuo a ritrovare cose che mi fa piacere poter rileggere. La mia memoria è piena di buchi, è bello ogni tanto poterla ancorare a delle frasi che ho pensato anche più di dieci anni fa. Nella maggior parte direi che mi riconosco. Anche questo è confortante, nei momenti in cui guardando indietro vedo solo discontinuità e frammenti.
Per tornare al sogno da cui sono partita, era il sogno della perdita di qualcosa che neppure ho (e neanche in sogno lo avevo, in effetti). E mi vedo lì, nell’autogrill di Spoleto, ad ascoltare le parole di conforto di una persona incrociata per lavoro, ma che anche nella realtà mi manda ogni tanto inattese manifestazioni di affetto. Può essere che lo ritroverai, quello che pensi di aver perso. O forse no. Ma solo se continui a cercare quello che ti piace, ti interessa, se segui la strada tua, a prescindere. Così, pure se non lo ritrovassi, ti troveresti comunque in un posto dove sei felice di essere.
E buon anno a tutti voi.