Ho fatto anche questa esperienza. Un bel concorso pubblico, due scritti uno dietro l’altro, possibilità di accedere all’unico posto disponibile praticamente zero. Superato il mal di mano e la botta del calo di tensione mi sento però di dirmi "brava lo stesso". Non era facile scrivere un tema complesso e articolato in 4 ore. Non era facile vincere l’impulso di fuggire davanti a una seconda prova di cui so molto meno di chiunque sia archeologo (il 90% dei presenti, credo) e cercare in ogni caso di scriverci qualcosa di dignitoso. Ho usato al 100% tutta la poca preparazione ad hoc che ero riuscita a farmi. Ho cercato anche di vaorizzare tutto il resto. Non so se passerò agli orali, ne dubito fortemente. Ma in questo momento non mi era possibile fare meglio e tutto sommato credo che non fosse inutile per me farlo. Se anche non passerò la prima selezione, non avrò comunque fatto una figuraccia. E ho dimostrato a me stessa che so ancora muovermi nel campo che una volta era il mio con l’antico amore. Non è poco.

Il lato rapporti umani del concorso è stato tutto sommato gradevole. Con un’unica eccezione, ci siamo  ritrovati tutti lì (ex colleghi, amici, conoscenti, gente incrociata a convegni, etc) in un clima sereno e amichevole. Anche questo non è ovvio, considerato che siamo una bella armata brancaleone di almeno trentenni (ma più trentacinquenni/quarantenni) ingoiatori di rospi e ricevitori di batoste da quando ne avevano poco più di 20. Che tutti ci siamo dovuti inventare modi creativi di sbarcare il lunario e qualcuno c’è riuscito faticosamente e qualcuno no. Che tra noi c’è anche chi non si è potuto permettere di fare un progetto personale, di mettere su famiglia, di ambire a una vita come tutti perché ha continuato a inseguire chimere accademiche e promesse vaghe, lavorando gratis a prestigiosi progetti che curiosamente hanno in comune la caratteristica di non prevedere una voce di budget per pagare chi li realizza.


E’ un momento un po’ difficile. Passerà. Lunedì ho scelto di sottopormi a una prova emotiva verso cui ostento disinvoltura, ma che in realtà mi porta a fare i conti con una parte del mio passato che mi fa male. E il momento dei conti continuerà, nelle settimane a venire.


Controllo dalla pediatra. Lunghezza 85 cm (abbiamo superato il 97% percentile), peso 11.160 kg. Tutto bene. Un po’ di goccette da darle (fluoro, vitamina D) e da sabato curetta omeopatica per rafforzare le difese immunitarie. I denti sono spuntati solo sotto, quelli sopra si preparano ad uscire tutti insieme. La gengiva è molto molto infiammata ("troppo tranquilla sta, signora!" non ce la tiriamo, please).


Diciamo che era un falso allarme. La "febbre" registrata al nido si è rivelata, a un’indagine più accurata, una piccola alterazione (sui 37.3/37.4) che in serata era sparita e di cui stamattina non c’era traccia alcuna. Senza sentirmi troppo degenere, quindi, ho ignorato la cosa. Soprattutto va detto che Meryem era vivace come al solito, ha spazzolato la sua cena e ha dormito 11 ore. Stamattina è riuscita a fare un bel capitombolo giù dal mio letto mentre mi vestivo (sa scendere perfettamente, ma oggi ha voluto provare una manovra acrobatica che si è rivelata al di là delle sue capacità). Ma anche quello non sembra avere avuto conseguenze.

Sono arrivata alla conclusione che devo assolutamente curarmi un po’ di più. Stamattina indosso un tailleur (acquistato ai saldi) perché ho una riunione nel pomeriggio e la mia vicina di casa francese, incontrandomi sul pianerottolo, è rimasta di stucco. "Très chic!", ha esclamato, dopo aver realizzato a fatica che ero io. Ora, se bastano una gonna e una giacca di lino di qualità medio bassa a rendermi irriconoscibile (niente trucco, capelli per aria come sempre), vuol dire che il mio standard normale è pericolosamente basso…


Quindici mesi! Tanti auguri, piccola tigre.

Aggiornamento: è arrivata, puntualissima, la prima febbre della stagione. Mi stavo appunto chiedendo quanto sarebbe durato questo periodo di grazia…


La guerrigliera ha imparato un verso che le è più congeniale: "Come fa la tigre?". Ringhia che è una meraviglia. Non abbaia e non miagola quasi più.


La questione del viaggio di Nizam pare finalmente definita. Ventidue giorni, con aereo andata e ritorno. L’ultimo colpo di scena c’è stato ieri. Acquisto un biglietto andata e ritorno da Istanbul a Malatya per i nostri eroi. Stampando la ricevuta del biglietto elettronico, noto un paragrafetto in micropiccolo. Se il biglietto è stato acquistato con carta di credito, essa va esibita al check in. Se il titolare della carta non è il passeggero, il titolare dovrà comunque accompagnare il passeggero stesso al check in, per esibire se stesso e la sua carta di credito. Altrimenti non si parte. Piccolo problema: io non prevedo di essere presente al check in di Istanbul, né tantomeno a quello di Malatya. Sulle prime penso che non possa essere vero. Poi più fonti mi confermano che sì, è così. Meno male che mi ci è cascato l’occhio.

Oggi comunque ho provveduto a sistemare la cosa con la compagnia aerea. O almeno spero (leggi: mi hanno assicurato che è tutto a posto, ma hai visto mai…). Alle brutte, si faranno una lunga vacanza a Istanbul.


Annoto rapidamente due acquisizioni a sorpresa di mia figlia, notate stasera. Risponde correttamente alla domanda "come fa il cane" (ouh, ouh!) e "come fa il gatto" (iaooo, iaooo). E, oltre ad aver imparato ad arrampicarsi sul divano, oggi fa le piroette. Si mette a girare su se stessa vorticosamente, sbandando qua e là, finché non si schianta da qualche parte ridendo. Finora ha evitato tutti gli spigoli e ora dorme come un sasso, tutta intera. C’è un santo (o probabilmente più d’uno) per gli incoscienti.


Non voglio ancora cantare vittoria, ma forse (grazie all’Alitalia o a quel che ne resta, che ha un’offerta a cui è difficile dire di no) Nizam si è convinto ad andare in Turchia in aereo invece di guidare da solo per 3500 km. E c’è di più: sempre grazie all’offerta irrinunciabile, potrebbe accorciare il suo soggiorno lì dai previsti 30 giorni a 22. Yuppiiiiiiiii! Spero davvero che tutto sia confermato oggi pomeriggio.

Aggiornamento: Come non detto. Per oggi non se ne fa nulla. Speriamo domani… Uffa.

Aggiornamento2: E oggi pare che non ci sia più posto. Incidentalmente, mi è molto più chiaro il motivo della bancarotta dell’Alitalia.


La coccola in più è stata rappresentata da un bel sabato: mattina in biblioteca con due amiche con bimbi (Meryem è ufficialmente tesserata), pomeriggio in piscina a casa dell’impagabile Marielou, amica olandese a cinque stelle (non nel senso che è ricca, ma nel senso che è super) seguita da ottima e abbondante cena in giardino (dieta? quale dieta?) in compagnia piacevolissima. Meryem per l’occasione si è travestita da bimba angelica: ha fatto il bagno, ha mangiato tutta la sua pappa e si è addormentata sul suo passeggino nell’istante in cui ci siamo messi a tavola. Ecco, se non fosse per la partenza di Nizam che si avvicina e con essa un piccolo cumulo di pensieri neri del peso corrispondente a un giovane bisonte che mi si è piazzato sulla bocca dello stomaco, non potrei volere di più dalla vita. O per meglio dire, potrei e in effetti posso volere di più, molto di più. Ma oggi sinceramente credo che sia giusto essere felice di quel che c’è e cercare di convogliare energie positive verso un’amica che ha preoccupazioni ben più serie delle mie…