Bollettino medico. All’accampamento curdo si respira un moderato ottimismo. I fermenti lattici vengono regolarmente somministrati, con qualche resistenza da parte dell’interessata (Dicoflor, per la cronaca) e stanno dando qualche risultato. Se tutto va bene, domani si smette l’antibiotico. Il mostrino beve poco, come sempre, ma almeno a pranzo ha mangiato, grazie all’ormai consolidato "trucco del kebab". Vado a spiegare la tecnica. Si fornisce alla guerrigliera una crosta di pane di congrue dimensioni. Si prepara una pappa con omogeneizzato d’agnello, crema d imais e tapioca e l’immancabile brodo (la solita sbobba, in realtà). Approfittando dello spalancamento della bocca per addentare il pane, si inserisce velocemente nella medesima un cucchiaino di companatico. A questo punto la piccola buongustaia lo masticherà insieme al pane, a simulare un panino. Certo, mancano le cipolle crude e la salsa piccante, ma su questo sono stata categorica: prima dell’anno non se ne farà uso!


Di male in peggio. Sulla faringite si è innestato un virus intestinale, che per ora non si può curare perché dobbiamo continuare con l’altro antibiotico almeno per un altro giorno. Il rischio di disidratazione è in agguato. La bimba non mangia, è moscia, vomita ed è tormentata dalla diarrea. Io me la sono smazzata, oggi sto meglio, ma ho il morale piuttosto sotto le scarpe. Persino la pediatra oggi ha commentato: "Ma come, lei è sempre così calma…". Sì, ma il solo pensiero di vedere mia figlia attaccata a una flebo mi fa salire le lacrime. Nizam si è precipitato a casa dal lavoro e l’ho apprezzato veramente. Ora che a casa è passato lui, mi sento meglio. La pediatra comunque, dopo averla vista, ci ha rassicurato. Ha detto che per ora la bimba è idratata e che dobbiamo sforzarci di farla bere e magari anche mangiare qualcosa. Fosse facile. Ma soprattutto, fosse facile fare fronte a una paura dopo l’altra.

Oggi meditavo che tra perdere un padre e perdere un figlio c’è differenza. Non è solo una differenza razionale, dovuta a considerazioni. Perdere un genitore è un dolore immenso, emotivo, della mente, del cuore. Ma temere seriamente di perdere mia figlia è un dolore animale, fisico, irragionevole.

Una nota più leggera: è arrivato il marsupio Hip Hammock consigliato dalla mia guru Slim. Io non ero nello spirito, ma il curdo l’ha provato all’istante, approvando pienamente l’acquisto. Erano proprio carini, appena posso vi posto una foto! Una bella immagine della festa del papà.


Conto alla rovescia. Tra una mezzora Nizam dovrebbe tornare dal lavoro e io ho estrema necessità di accasciarmi vinta dai virus che girano per casa. Almeno per un tardo pomeriggio-serata. A mezzanotte sarò scattante con la microdose di antibiotico per la piccola, pronta a svegliarla (ma vi rendete conto? Mi pare un’eresia) e poi ritentare di addormentarla. Insomma, servizio solito. Ma concedetemi una manciata di ore da malata, please. "Come faccio con voi?", ho commentato sconfortato il curdo, notoriamente immune da punture di zanzare, crisi esistenziali e malesseri da raffreddamento. "Come faccio io con voi", ha pensato la sottoscritta, pensando all’imminente arrivo di un secondo zio curdo. Meryem sarà bilingue, mi pare certo.


Grazie a tutte! La piccolina sta molto meglio, oggi finalmente la porterò dalla pediatra (queste cose succedono sempre di sabato sera!) e prenoterò, come mi è stato consigliato al PS, una visita neurologica (per lei, ma sospetto che sarebbe utile anche a me…). E’ stato un fine settimana massacrante, ma oggi fortunatamente ero comunque in ferie (il che mi esime almeno dall’aprire trattative con l’ufficio). Nizam è stato determinante, come sempre. Quando succedono cose così mi viene seriamente da pensare che, per una volta nella mia vita, ho fatto una scelta azzeccata. Anche suo fratello è stato un tesoro. Se non era per lui, l’unico che aveva il portafoglio, all’ospedale non ci saremmo nemmeno arrivati (la macchina era a secco). E poi era lui che teneva Meryem svenuta mentre Nizam guidava e io piangevo accasciata sul sedile.

Oggi riusciamo anche a sorridere della scenetta nella sala d’attesa del PS. Arriva una coppia distinta, con un bimbo di due/tre anni che sfoggiava: giacca Armani, tutina Dolce e Gabbana, cappellino e calzini coordinati e forse anche ciuccio griffato. I genitori, seppur sobriamente, sembravano aver attinto ad analogo guardaroba. Noi invece ci presentavamo, manco a dirlo, ben diversamente. Meryem era la più decente, con il suo dignitoso pigiamino Prenatal e una copertina di pile con coniglio. Io ero in pantajazz blu scoloriti e anche scuciti al cavallo, magliettone xxl con fantasia celtica di quando ero al ginnasio, cardigan grigio con la lampo (molto invidiato, come capirete più avanti, dai miei compagni di sventura) e mocassini pesanti indossati a pelle. Nizam era in tuta da ginnastica e t shirt a mezze maniche, però almeno aveva un paio di scarpe, credo addirittura con calzini. Suo fratello era in jeans e maglietta e sfoggiava un fantastico paio di ciabatte di plastica per la doccia. Non aveva portato neanche le sigarette e, sebbene non parli italiano, a un certo punto e uscito nella notte a scroccarne una, peraltro riuscendoci. Potenza delle dipendenze…


Se è vera la mia teoria che ognuno ha le difficoltà che è in grado di sopportare, evidentemente noi siamo diventati molto più bravi negli ultimi due giorni e dunque siamo stati promossi al livello 2. Stanotte Meryem ha perso conoscenza, probabilmente per una crisi convulsiva dovuta alla febbre alta. Non so descrivere come ci siamo sentiti, in che stato ci siamo lanciati fuori di casa (io, Nizam e suo fratello) senza scarpe, senza soldi, senza documenti. Ora va ovviamente molto meglio, ma ho una specie di cicatrice di puro terrore pronta a riaprirsi…


Stiamo pagando caramente tutto ciò che è andato troppo liscio. Raffreddore serio, notti insonni, bimba che del nido sembra improvvisamente averne piene le scatole, padre indignato ("ma che le fanno là?"), madre in preda ai sensi di colpa. Sarà la crisi della seconda settimana?


Rapidamente vi aggiorno: tutto è andato per il meglio. Se prima lo sospettavo, ora ne ho la certezza: non sono indispensabile. Nizam ha registarto mentalmente tutte le mie istruzioni dettagliate e affannose e ne ha tenuto conto. Però, nella telefonta serale, a conclusione del primo giorno della mia assenza, mi ha detto una frase che mi ha davvero colpito: "Sai, volevo dirti che anche se non mi spiegavi tutto, io qualcosa avrei fatto. Magari non proprio in quel modo. Ma ti assicuro che la bambina sarebbe stata bene". Sono rimasta davvero impressionata del fatto che non mi abbia detto questo quando io ero agitata, prima di partire, perché avevo davvero bisogno di dargliele, tutte quelle istruzioni, e lui lo ha capito. E’ riuscito a trovare il modo di passarmi questo messaggio quando ero rilassata, tranquilla che la bambina avesse mangiato, giocato e dormito ai soliti orari. Senza il minimo risentimento o livore. Così, come una tranquilla comunicazione. Credo di avere imparato la lezione. E la stima che ho per lui è aumentata. 


Ieri era uno di quei giorni in cui mia figlia mi ha fatto sentire orgogliosa. E’ stata al nido fino alle tre, senza nessuna difficoltà. Sia quando l’ho lasciata che quando sono andata a prenderla, rideva. Io sono tornata per la prima volta a pranzare in ufficio. La sera faceva un po’ di capricci per cenare, ma presa da un’improvvisa folgorazione (non per nulla sto leggendo il libro della Hoggs… Sì, lo so, è un po’ tardi. Ma meglio tardi che mai), ho capito che in salone forse c’era troppo casino, specialmente dopo la giornata rumorosa con gli altri bimbi. Allora ho trasferito la cena in camera, dove ha smesso di piangere, ha ritrovato il solito umore e ha pulito il piatto. Forse è un puro caso, ma mi sono sentita davvero fiera. "Certo che spalanca proprio la bocca, quando mangia…", commentava la dada Emilia. Non finirò mai di ringraziare per avere una figlia che, tendenzialmente, mangia di gusto, in fretta e senza troppi teatri. Sono sempre più convinta che ciascuno ha in sorte solo le difficoltà che è in grado di sopportare e io, avendo già i miei affanni con la normale amministrazione, sono stata provvisoriamente sollevata da prove extra. Almeno per ora.

Domani si parte. Da un lato sono molto contenta di rivedere un po’ di persone, dopo un intero anno. Il coordinamento europeo è una dimensione che mi interessa molto e mi piacerebbe potermici dedicare anche di più. Dall’altro sento che siamo davanti a un nuovo scatto in avanti: è la prima volta che lascerò mia figlia per quasi due giorni.


Se era un virus, il suo primo virus, Meryem se l’è cavata bene. Un giorno di febbriciattola e basta. Già ieri era tornata normale. Io invece avevo febbre, mal di stomaco, mal di gola, dolore alle ossa e raffreddore. Per non farci perdere il ritmo, Meryem ha deciso comunque di farci passare la notte in bianco, senza un motivo particolare. Forse per vedere quanto reggevamo. Forse per esacerbare il mio senso di colpa, dato che mercoledì parto senza di lei per la prima volta. O forse per accrescere il panico di suo padre, che non è esattamente tranquillissimo al pensiero.

Nel frattempo, in mia assenza, venerdì in ufficio ha nuovamente esalato il suo ultimo respiro, portandosi con sé il mio lavoro delle ultime settimane. Un giretto a Lourdes, no?