Ma Pilato risponde a Gesù: "E che cos’è la verita?" (Gv 18, 38).
E’ più vera una cattiveria pronunciata con rabbia fredda, o un gesto istintivo di tenerezza fatto nel dormiveglia? La verità raramente è consolatoria, temo. Le cose più crudeli spesso sono vere. Specialmente quelle attinte dal fondo dell’abisso con la specifica intenzione di ferire. E’ vero, è la rabbia che le fa emergere. In condizioni normali se ne sarebbero restate lì sul fondo e tu non le avresti viste, o avresti fatto del tuo meglio per non vederle. Ma ora che sono venute fuori? Che fare? Trincerarsi dietro gesti e parole che leniscono il dolore, che hanno le migliori intenzioni, ma che si rivelano, ahimé, essenzialmente "falsi"?
Non si tratta di malafede. La verità nuda e cruda nella normale quotidianità non viene fuori. Fa male. Ci si può comunque lavorare sopra. Magari ci si rifiuta di assoggettarcisi. La verità è la morte, la malattia, la limitatezza. E’ umano aspirare all’utopia e magari anche prendersi qualche vittoria. Ma la verità resta sempre quella: il dolore, la solitudine, la vecchiaia.