Oggi mi sentivo lo scattante spirito di iniziativa di un bradipo in letargo. Sarà il caldo afoso, sarà la panza, sarà la pura e semplice pigrizia di starsene a casa tutto il giorno. E così, per il terzo giorno consecutivo, ho approfittato del servizio taxi gentilmente offerto da mia sorella – che tra parentesi ho sempre preso per il culo per il fatto che prende la macchina anche per arrivare in fondo alla via dove abita. La verità è che domenica ho accumulato una tale scorta di buoni "senso di colpa" da averla quasi ridotta in schiavitù almeno fino al parto. Infatti mi sono lasciata coinvolgere (e il povero Nizam con me) in una fantastica gita all’oasi wwf di Macchiagrande. Niente di male, di per sé. Immaginavo una bucolica scampagnata con i nipotini. Solo che l’oasi era invasa di visitatori e comunque adiacente alle piste dell’aeroporto di Fiumicino, per cui tutti gli animali che abbiamo visto sono stati: una tartaruga morta; due daini verosimilmente sordi (o forse impagliati); alcune carpe in amore, rimaste sul luogo solo perché vistosamente non in sé. In compenso il sito non dispone nemmeno di un bar, di un chiosco o qualsivoglia luogo di ristoro. Tutto molto nature, ma sarebbe stato meglio saperlo prima. Abbiamo scarpinato nella polvere sabbiosa fino alle quattro e mezzo del pomeriggio, completamente digiuni (i bimbi hanno rimediato un piatto di pasta al tendone della Protezione Civile…). Il giorno dopo Nizam mi ha confessato che 13 ore al cantiere gli sono parse nulla in confronto. Dopo questa simpatica iniziativa, Meryem ha stabilito che di uscire non è davvero il caso. Per questo ieri al monitoraggio non c’era più l’ombra di una contrazione. Non posso che apprezzare il suo buon senso.

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