La seconda prova babysitter ha visto alcuni importanti progressi: la bambina ha pianto molto meno (almeno nella prima fase…), si è addormentata per il suo riposino e ha persino mangiato di gusto il suo omogeneizzato di pera. Fino a quel momento, una cavalcata trionfale. Poi abbiamo provato a proporle un bibe di latte artificiale. Io l’ho preparato e mi sono eclissata in un’altra stanza e lei ha provato a darglielo. Disastro. Urla a sirena, pianto inconsolabile, nemmeno una ciucciatina. Una volta calmata (mi ci è voluta mezzora buona) ho provato con il cucchiaino, ma piangeva alla sola vista del latte. Allora l’ho allattata io. Dopo un po’ ho provato a metterle un po’ d’acqua nel bibe, per vedere se rifiutava anche quello (era la prima volta che ne usavo uno, va detto, a parte un mini tentativo una settimana fa). Ma non mi è parso che le desse fastidio . Ciucciava senza convinzione (aveva la pancia piena), ma ciucciava e soprattutto non piangeva. La povera babysitter-quasi-omonima (si chiama Maria, come Meryem) era sull’orlo di una crisi di nervi, anche perché mia figlia quando piange sul serio è una specie di cataclisma: paonazza, senza fiato, sudatissima, con picchi di decibel da sfondare le pareti. Comunque, placata la bimba e dato il tempo alla fanciulla di riprendersi, sono state insieme un’altra mezzora e lì la piccola non mostrava alcun rancore: le sorrideva e quasi quasi le si addormentava di nuovo in braccio.
Oggi dovremo riprovare. La pediatra mi ha diffidato dall’introdurre il cucchiaino e dice di insistere con il metodo Conte Ugolino ("più che il dolor poté il digiuno"): quando proprio avrà fame, mangerà. Insomma, se non le dò alternative, se ne farà una ragione. Io sto meditando di scappare per quattro ore, un po’ perché certamente la bambina in mia assenza frigna di meno, un po’ perché non ci tengo a partecipare a una replica della scena di ieri… Basta che non lo pensi anche Maria e non si dia alla macchia anche lei! Per rispondere brevemente alle curiosità di Lanterna, Maria è una solida ragazza tra i 25 e i 30 (a occhio), di origini calabresi, con lunghi capelli neri che Meryem strappa di gusto e petto morbido e materno. La mattina lavora, ormai da anni, nella libreria della mia amica Annamaria ed è così che ci conosciamo. Lei fino a 5 anni fa ha fatto la babysitter, anche a bambini molto piccoli, e mi si è proposta di sua iniziativa. Mi è sembrata una buona soluzione, perché non siamo troppo intime, ma ci stiamo abbastanza simpatiche e mi dà un certo affidamento sapere che è una ragazza che sa bene cosa significa avere un impegno di lavoro. Finora, nonostante le inevitabili piccole difficoltà, mi sento tranquilla a lasciarle la bambina. Direi che è un buon segno, o almeno spero.
Ciao Chiara, ti ho risposto anche sul blogdellemamme. Però ho qualcosa da aggiungere, perchè in questo post si capisce meglio la situazione. Anch’io ho avuto difficoltà ad abituare Adriano al biberon. Oltre a non capire come funzionava, c’era il fatto che le prime volte avevo fatto provare a mia madre e a mio marito, invece di farlo io e lui non ne voleva sapere. Poi una sera mentre l’avevo attaccato al seno l’ho staccato nel bel mezzo della poppata e gli ho proposto il biberon. Lui deve aver collegato le due cose, si è rassicurato e ha iniziato a prenderlo senza paura. Purtroppo bisogna provare tante volte anche in altri momenti della giornata, finchè non si abitua. Secondo me è molto importante che sia TU a darglielo le prime volte.