Sono giorni difficili, in cui mille volte non mi sono sentita una buona madre. Leggo qui e là negli altri blog di mamme e mi conforta vedere che qualcuna è molto soddisfatta e fiera di sé, qualcun’altra stringe i denti e tiene duro, qualcuna la prende a ridere. Una cosa è certa: non c’è nulla di grave, a parte qualche notte insonne e i primi capricci. Quindi possiamo respirare con calma e vedere di ridimensionare la faccenda. A onore del vero, sono soprattutto io ad essere costantemente sull’orlo del crollo. Nizam, anche quando non dorme, è più solido e il mostrino lo avverte. Ma cosa mi potevo aspettare da uno che vola da quattro metri e se la cava con un paio di ammaccature? L’unico appunto che gli posso fare è che avolte fa fatica ad immedesimarsi nei miei affanni. Ma ci prova.
Ciccia, ieni duro. Sono periodo, questo è il mantra delle mdri. Oppure: è una fase. Sono tutte fasi, con i lati belli, quelli stancanti, quelli proeccupanti, ma come diceva saggiamente la congata-cugina cuorcontento, con splendida neonata di cinque mesi al seno, avere un babino è vivere in un perenne stato di ijnnamoramento. E le posso dare solo ragione, anche se il mio cuciolo grande sono tre settimane che sta male ad intermittenza e adesso con le orecchie è la fase più terribile. Cosa darei per averlo io il mal di orecchie al posto suo, ma ne ho avuto tanti pure io da piccola.
Il fatto è che la madre seve empatica, è la iglior tecnica di sopravvivena, ma non va bene per tutto. Per questo per fortuna abbiamo i padri, che vanno educati a capirci.