La pioggia continua a cadere. Io ho scritto un editoriale per il bollettino mensile del Centro Astalli. Dopo breve riflessione, ho salvato il file con il nome "editoriale depresso". Per apprezzare pienamente il parto letterario, dovete sapere che per la giornata del rifugiato stiamo portando avanti una campagna dal titolo "Frontiere o barriere?", incentrata sull’accesso al diritto d’asilo in Europa.

Frontiere o barriere?

Frontiere o barriere? Se ascoltiamo le argomentazioni dell’attuale dibattito politico, ma anche le conversazioni da bar di questi mesi, la risposta è una sola: barriere, grazie. Come il muro dotato di sensori e filo spinato che separa il territorio spagnolo dal Marocco e che la Spagna recentemente ha deciso di innalzare ulteriormente. Un muro su cui molti migranti hanno perso la vita sotto il fuoco della polizia di frontiera. Oggi è un modello da imitare. In nome della sicurezza tutto è lecito.

I toni si sono fatti accesi fin dalla campagna elettorale. Slogan semplici, di impatto. Tolleranza zero. Emergenza criminalità. A dispetto del fatto che, secondo i dati forniti ad esempio dalla Questura di Roma, tra il 2006 e il 2008 si sia registrato un calo del numero di quasi tutti i reati: meno omicidi volontari, meno violenze sessuali, meno furti, meno rapine. Eppure la gente si sente insicura e, più precisamente, minacciata dal diverso: dall’extracomunitario, dal clandestino, dal nomade.

Esiste un’ampia bibliografia filosofica e sociologica che spiega questo meccanismo di difesa collettivo, che ha molti precedenti nella storia remota e recente, ma argomentazioni di questo genere hanno il difetto di suonare poco convincenti in un clima come quello attuale. Non è quello che la gente si aspetta di sentire. Gli annunci del Governo sulla sicurezza trovano decisamente maggiori consensi. Rispondono a una logica semplice: identificati dei responsabili, li si punisce. Sono efficaci, queste misure? Contribuiscono davvero ad aumentare la sicurezza? Quanto costano? Tutte queste domande, legittime, vengono messe a tacere in nome di un’emergenza, sulla cui effettiva esistenza è lecito nutrire qualche dubbio.

L’immigrazione non è una questione semplice. Ridurla a un problema di pubblica sicurezza significa scegliere di restare indietro – economicamente, ma anche culturalmente – rispetto agli altri Paesi europei. Quando ad esempio si dispone che tutti i richiedenti asilo vengano trattenuti indistintamente, considerandoli impostori fino a prova contraria, quando si nega l’accesso al territorio indiscriminatamente, intercettando le barche nel Mediterraneo, si compiono delle violazioni del diritto internazionale. Ma soprattutto si accetta che sia normale mettere in secondo piano i diritti delle persone, o almeno di alcune. È questa l’Italia che vogliamo?

3 pensieri riguardo “”

  1. http://torta[..] Vi cito questo bellissimo articolo sull’immigrazione e la sicurezza. Sono d’accordo in tutto, purtroppo però i politici e i media cavalcano ogni crimine commesso da uno straniero modificando la realtà e procurando un bel capro espiatorio [..]

  2. grazie per la segnalazione.
    ti cito anche io ovunque posso: hai riassunto in modo semplice,diretto e molto chiaro esattamente quello che sento io. grazie anche per il contributo al mio post (molto meno chiaro e consapevole del tuo)…

    ciao
    panz

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