Ciao, Giuseppe. Per queste strane circostanze della vita, ho scoperto solo oggi che eri tu il protagonista dell’incidente in piscina di cui mi aveva parlato mia sorella con dovizia di particolari. Nessuno l’avrebbe mai detto. Oggi ti abbiamo salutato, frastornati. "Che il bene che lui ha fatto, qualcuno lo continui". La figlia mi è sembrata una donna straordinaria. Forse passerà, alla scuola di italiano a cui suo padre era fedele da molti anni. Con noi oggi c’erano cinque ragazzi afgani, in rappresentanza dei moltissimi che Giuseppe ha fatto ridere in questi anni. Mi ha fatto piacere notare che al gesto della pace tutti hanno fatto del loro meglio per mostrare loro che la loro presenza era gradita. Non sono molto lucida, scusatemi.

Vado a fare i bagagli come posso.

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