Sgarrupatezza ereditaria

Credo che siamo l'unica famiglia italiana che improvvisa il pranzo di Pasqua. Fino a ieri, quando i supermercati erano aperti, nessuno si sbilanciava. Pareva proprio che tutti avessero altri programmi. Anche io, del resto, mi illudevo di averne. E ci giocavamo una volta di più la carta della famiglia fuori dagli schemi, che snobba pranzi e cenoni, che rifugge da forme tradizionali di aggregazione. Da ragazza godevo tremendamente della libertà assoluta che questo mi concedeva: Pasqua al cinema, Natale a fare gite fuori porta. Ora, che comincio a annaspare alla ricerca di un ubi consistam qualunque, certe volte mi chiedo: "Ma perché? Cosa costa, ogni tanto, un po' di coreografia?". Oggi alla fine Nizam, tanto per cambiare, ha decretato che il kebab non poteva essere mollato. Nessuna gita di "famiglia", quindi ho pensato di pranzare con mia madre. Ci apprestavamo a pianificare una pasta al burro e un uovo sodo, quando ci è venuto in mente di chiamare un'altra sorella (tipo elefanti sulla ragnatela). Adesione, tavola da 5 da apparecchiare , a quale punto, cibo per 5 da procacciare. Mia madre pensava alla rosticceria degli indiani (una vera mamma italiana, eh?). Ma abbiamo scoperto che gli indiani, a differenza dei curdi, la Pasqua la osservano. E quindi? E quindi sono andata a casa a ravanare nel frigorifero. Mia sorella, a sua volta, ha generosamente messo a disposizione 3 porzioni di gnocchetti di patate, che sono stati da me conzati con sugo di pomodorini (rafforzato con un paio di cucchiaiate di sugo pronto) al "profumo di fungo fuggito", ottenuto con una confezione di funghi secchi che giaceva in dispensa da Natale e che sospetto contenesse decorazioni in cartoncino. Io ho contribuito alla causa con delle polpette di vvitello e con un frittatone di zucchine che, in mancanza di padelle agibili (casa di mia madre è, se possibile, meno accessoriata della mia), ho schiaffato in forno. Meryem ha anche confezionato dei segnaposto di carta riciclata, contenenti ovetti di cioccolata belga e la piantina in vaso a forma di uovo portato da noi in omaggio a mia madre e da lei prontamente scaraventato a terra (con lievi danni, mascherabili) è stato riciclato come centro tavola. Meryem ha schifato la mensa comune e si è apparecchiata un pic nic sul tappeto (il suo menù prevedeva praticamente solo pane e cioccolata), degnandosi di unirsi a noi solo per il gelato (evidentemente confezionato). 
Oggi sono arrivati a questa conclusione: la sgarrupatezza delle madri non è necessariamente ereditaria, ma solo quando lo è può raggiungere certe vette. 

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