Zauberillo givowe’ in gondoleta

A Venezia ci facevano le mostre, quelle serie. Ce le fanno ancora, presumo. Ma adesso parliamo della mia giovinezza, tanto giovinezza che era quasi infanzia. Di mostre me ne ricordo due, in particolare. Quella dei Fenici, per cui ci facemmo un fantastico ponte del 1° novembre in loco. Chi poteva sapere che molti anni dopo proprio quelle esatte cose avrei studiato e tutti mi avrebbero guardato con una certa invidia perché io avevo il catalogo originale (quello con la copertina morbida, che purtuttavia pesava una tonnellata). La seconda che ricordo era la mostra dei Celti. Lì l’esposizione aveva meno rilevanza, ai miei occhi: molto di più valeva il fatto che ci andavo con A., il mio spasimato-invano di allora. Il secondo elemento caratterizzante di quella spedizione era l’assoluta indigenza dei partecipanti, che non consentiva di fatto neanche gli spostamenti in vaporetto. Ah, che cosa romantica. Su e zo per i ponti di Venezia, in pieno inverno, inzuppati fino alle midolla e con sporadiche visioni di presunte inquadrature viscontiane (il tipo era appassionato di cinema d’autore).

In  entrambe le circostanze (e anche in altre, prima e dopo) alloggiavamo nel pittoresco convento di S.Elena, dove il riscaldamento era un optional e l’umidità si tagliava col coltello. Però, che scenografia. E ogni volta ricordavo con grande orgoglio la sera di luglio in cui io e mia madre siamo trionfalmente uscite sulla barca del Convento per assistere ai fuochi della Festa del Redentore mangiando polenta bianca. Sono privilegi che ti danno un senso di appartenenza, che ti fanno sentire meno turista. E poi passi tutto l’inverno a fare colazione prima coi baìcoli originali e poi coi biscotti standard conservati però nella scatola di latta, meravigliosa (e a ogni colazione ti reciti tra te e te la poesia: “No gh’è a sto mondo, no, più bel biscoto, più fin, più dolse, più łisiero e san par mogiar ne ła cìcara o nel goto del baìcoło nostro venessian”) e sospiri. Perché Venezia è sempre Venezia, anche quando ci vai in gita scolastica al ginnasio, in una modalità che involgarirebbe qualunque cosa.

Perché vi sto propinando tutti questi ricordi geograficamente collocati, vi chiederete voi? Perché tramite Barbara sono venuta a sapere che Zauberei, una specie di entità blogghica mitica per me – almeno fino a questo momento – non solo è veneziana di origine, ma ha anche deciso di cominciare ad affittare la sua casa centralissima per brevi soggiorni e weekend. E promuove il tutto con un giveway, pardon givowe’.

Le regole prevedono che tra i partecipanti la sorte (nella persona di un ingenuo bimbo) estragga il vincitore di un breve soggiorno nella casetta di Zauberei. E qui le regole prescrivono che io dica cosa farei, in quel fortunato caso di botta di c***.

La prima cosa sarebbe godermi la faccia del kebbabaro, che Venezia l’ha vista solo nei video delle canzoni turche sdolcinate e sotto sotto secondo me è convinto che i canali siano solo una scenografia di cartone e non esistano in natura. In seconda battuta, scatenerei la Guerrigliera a inseguire piccioni in piazza San Marco (ci saranno ancora i piccioni in piazza San Marco?), visto che se l’inseguimento del piccione fosse una disciplina olimpica lei ne sarebbe primatista mondiale. E io? Io andrei a visitare i diavoli del mosaico della Basilica di Torcello. A ciascuno il suo. A me quel Lucifero mi è rimasto nel cuore e in fondo, quando molti anni dopo, ho dedicato la mia tesi di dottorato a Il Regno del Nemico, sotto sotto pensavo anche a lui.

La casa, va da sé, me la immagino deliziosa. E mi riprometto, prima o poi, di approfittarne a prescindere.

P.S. Ma io il link ce l’avevo messo. Vabbè, è zompato, vorrà dire che ce lo rimetto! Eccolo.

P.P.S. Ma era zompato mezzo post, mica solo il link. Aaargh, mi tocca riscriverlo….

P.P.P.S. Ok, l’ho reintegrato!

2 pensieri riguardo “Zauberillo givowe’ in gondoleta”

  1. ma pensa le ho viste tutte le grandi mostre archeologiche di palazzo grassi e ce l’ho anche io quel catalogo sacro della mostra dei fenici. venivamo da milano noi giovani studenti pure senza un soldo, in gita giornaliera a venezia, panino, niente traghetto neppure noi. e nonostante tutta questa passione non siamo neppure diventati archeologi. vabbè. ma sono stati anni gloriosi. purtroppo le mostre a palazzo grassi non le fanno più, solo arte contemporanea di difficile approccio. però resta venezia che è tutta da scoprire ed è sufficiente. a dicembre sono stata a torcello anche io per la prima volta. ultimo traghetto e nessuno in giro. i mosaici valgono il viaggio. che la passione per il bello e l’antico ci accompagnino sempre!!!!

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