Distanze

Sono giorni impegnativi. Giorni in cui misuro la distanza tra me, noi e il “sentire comune”. La commozione e l’emozione è di tutti gli uonini. La differenza sta nelle frasi che seguono immediatamente. Io non credo di essere migliore. Ho solo avuto l’occasione di rendermi conto in prima persona di quanto sia opportuno chiudere la bocca prima di pronunciare frasi qualunquiste che, ben lungi dall’essere innocue chiacchiere da bar, suonano come bestemmie alle orecchie di chi, purtroppo per lui/lei, sa di cosa si parla.
Qualche esempio? Non fatemi fare cataloghi. Ci sono quelli che preferiscono “aiutarli a casa loro” (con annessa stantia immagine: non dare il pesce, ma ineegnare a pescare). Peccato che quale sia questa “casa loro” e quanto noi già contribuiamo a renderla inabitabile questi potenziali cooperanti a parole non lo sanno e non vogliono saperlo.
Ci sono poi gli economisti. Quelli che suggeriscono che se “i giovani italiani” fossero più disposti a pulire culi di anziani e bambini, “questi qui” smetterebbero di arrivare. Perché questi qui sono un po’ fessi, poverini. Abbagliati dall’immagine di benessere trasmessa dalla nostra tv commerciale (notoriamente vista in tutto il globo) non capiscono che non vale la pena di rischiare la vita per accaparrarsi i lavori che gli italiani non vogliono fare. Qualcuno dovrebbe spiegarglielo che l’Italia non è il Paese di Bengodi, però a parole semplici, perché altrimenti non capiscono.
Potrei continuare. Meglio di no. Mi ha fatto male sentire/leggere questo tipo di discorsi fatti propri da amici e conoscenti. Allo stesso modo mi ha ferito vedere che sono state relativamente poche le persone che conosco che hanno vissuto intensamente il lutto di questi giorni.
Questo post però l’ho scritto per chi mi ha manifestato vicinanza. Per chi mi ha fatto sentire meno sola e meno marziana. Per chi era lì, venerdì mattina al Centro Astalli. Per chi era con noi venerdì sera al Campidoglio, fisicamente o in spirito. Per i colleghi con cui è sufficiente scambiarsi un’occhiata o un sospiro. Per i nuovi amici che mi fanno pensare che in questi anni mi hanno ascoltato con attenzione e non per cortesia. Per chi anche si offre di fare qualcosa di concreto per cambiare qualcosa,  a partire dal proprio piccolo.
Oggi a uno spettacolo di improvvisazione teatrale a Testaccio, l’attore si divertiva a provocare gli adulti tra il pubblico facendo gridare “rivoluzione! “. Davvero facevamo fatica, ridacchiavamo imbarazzati. Invece davvero questo serve. Una rivoluzione quotidiana. Grazie quindi a chi mi ha dimostrato con un cenno di non essere troppo distante.

2 thoughts on “Distanze”

  1. Fiducia, non diventare amara in visto a queste circostanze brutte. Ci sono tante persone che cercano di far bene in un altro modo. Cerchi di vedere le cose positive.

  2. Lasciamo stare quello che ho visto circolare su fb, che proviene da una cultura creata ad hoc in questo ventennio da leghisti e forzisti. Lo dico con un termine che raccomando a mia figlia di non usare. A me fanno schifo quelli che postano foto di migranti con sotto didascalia del tipo “Chi la paga ora la Sanità a questi” Cioè, è proprio schifo e repulsione, come se mi trovassi di fronte un’altra razza rivoltante e non un essere umano. Io già mi sento in colpa così, perchè non faccio nulla se non partecipare emotivamente. E mi sento molto ipocrita. Ma considerare le persone come sacchi di patate, poi…

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