Una donna pubblica

A integrazione della considerazione sulla politica scritta ieri, registro oggi un’altra bizzarria nella percezione italiana della cosa pubblica. L’occasione è stata la presentazione della ricerca “Il sostegno alle mamme per un paese a misura di famiglia. Bisogni e risposte dalla rete”, e del concorso “Idee per le mamme”, che ho seguito in streaming sul sito di Dash.

Vorrei per oggi prescindere da considerazioni netnografiche, pur registrando per inciso l’affacciarsi all’orizzonte di una nuova scienza, che mi ricorda a tratti la moderna antropologia (e qui ho in mente una ben precisa vignetta che, se la ripesco in rete, condividerò con voi). Mi permetto però un’osservazione di carattere squisitamente culturale.

Dalla rete, verso la fine dell’evento, arriva una domanda: c’era bisogno di una celebrity (in questo caso, Maria Grazia Cucinotta) per presentare un progetto valido come questo? La risposta che è emersa mi ha colpito molto. Prescindendo infatti dalla apprezzabile buona volontà della testimonial che, pur con qualche scivolone, ha mostrato sincero interesse e trasporto per il tema, quello che è stato messo in risalto è il suo ruolo potenzialmente decisivo per la prospettiva futura. Dash sosterrà alcuni progetti no profit per il sostegno alle famiglie ma, come è stato rilevato più volte, le buone idee andrebbero poi stabilizzate con l’intervento di decisori politici. E’ qui che emergerà il vero contributo della Cucinotta che, ha precisato, ha intenzione di “presentarsi personalmente” dai politici affinché prendano le decisioni auspicate. Il meccanismo prospettato mi lascia a dir poco perplessa. Si immagina quindi che il politico, sia esso locale o nazionale, prenda decisioni che riguardano direttamente la cosa pubblica non perché una ricerca fa emergere un’esigenza, o magari (vedi post di ieri) perché 100mila cittadini manifestano una precisa volontà, ma in seguito a un’epifania mirata della star di Hollywood nostrana, definita espressamente”una donna pubblica”. Dimentichiamo per un attimo la nobiltà delle finalità: questo scenario mi sembra francamente inquietante. E’ pur vero che a presiedere la giuria del concorso “Idee per le mamme” è stato chiamato Roberto Marino, Capo del Dipartimento per le politiche della famiglia  della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Speriamo che partecipi effettivamente e soprattutto rivendichi alla bisogna il suo ruolo di uomo pubblico: non vorremo mica sostenere che il fisico possa più della posizione istituzionale? Ma il dubbio resta. Specialmente se immaginiamo mentalmente lo svolgimento di un potenziale abboccamento con un assessore locale.

4 thoughts on “Una donna pubblica”

  1. da sempre ci sono i testimonial famosi per queste grandi cause…che dire…è così…ma prova a riflettere un attimo, avresti fatto queste osservazioni se la testimonial fosse stata un diverso tipo di attrice (magari più vecchia, magari meno appariscente?) o se fosse stato un uomo?

    1. La risposta è sì, proprio perché la critica non è affatto alla presenza di un testimonial in sé, né a quel testimonial in particolare (che credo davvero che abbia dimostrato entusiasmo e coinvolgimento sincero, nonché uno stile adeguato alla manifestazione). La mia osservazione riguarda solo una risposta data in modo estemporaneo e che, a mio parere, può contribuire a passere un messaggio sbagliato, essendo allo stesso tempo indice di un certo modo italiano di considerare (a torto o a ragione) la politica locale.

  2. ma allora seguendo il tuo ragionamento, se fosse stato un uomo, magari brutto, che cosa poteva “vendere”?
    i testimonial ci sono dappertutto, non solo nella nostra politica locale: guarda in America (da Meryl Streep a Tim Robbins) fanno da lobby, mettono la loro faccia…

  3. “può contribuire a passere un messaggio sbagliato” che lapsus meraviglioso!
    Per il resto sono d’accordo con te. Siamo talmente abituati a quest’andazzo (internazionale ma pur sempre di andazzo si tratta!) che non ci facciamo neanche più caso.
    Si dà ormai per scontato che la politica s’interessi di interessi di propri amici, sostenitori, ecc che sembra ovvio che, affinché si dedichi a noi LORO DATORI DI LAVORO – come dicono da parti che non sposo – serve il fascino non indiscreto di qualche bel* fic*.

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