Una famiglia diversa

Oggi ho ritrovato, da mia madre, un tema in classe scritto da me quando facevo la prima media. La professoressa evidentemente si è sentita in dovere di farne avere una fotocopia ai miei (e sperabilmente non ai servizi sociali). In aggiunta c’era un altro componimento, intitolato “Prendiamo lo spunto da…”, che evidentemente ho utilizzato per completare il quadro, tracciando un ritrattino di mio padre che te lo raccomando. Ma quello ve lo proporrò successivamente.

Il titolo del compito, non troppo originale, è “La mia famiglia”. Un titolo piuttosto incauto, se lo si propone a un membro della famiglia Peri. Perché possiate constatarlo di persona, ho pensato di riportarvi qui l’intero compito.

La mia è una famiglia molto numerosa: è composta dai miei genitori, da me e dalle mie quattro sorelle maggiori. La figura fondamentale è mia madre, detta anche Generalessa per la sua autorità, che ogni mattina puntualmente provvede a farci alzare, incurante dei brontolii assonnati che provengono da sotto le coperte. Alle otto e un quarto, dopo averci buttato tutti fuori di casa, con le buone o con le cattive, va a scuola, dove insegna italiano.

La figura di mio padre è quella che si nota di più: pur essendo quello che deve uscire più presto di tutti si alza sempre per ultimo, cacciando fuori dal bagno tutte le mie sorelle, che urlando con lo spazzolino da denti in mano, sono costrette ad aspettare che Panzon abbia finito di radersi. E se per il corridoio si sente: “Orca mastela! Chi ha preso le mie braghe?” è sicuramente attribuibile a lui. Poi, dopo essere ritornato indietro due o tre volte, per prendere carte e documenti che dimentica regolarmente, va al Vaticano, dove lavora in biblioteca. Ma la confusione, anche dopo che mio padre è andato via, non è ancora finita: infatti ci sono ancora quattro sorelle che devono uscire.

Io alle otto, dopo aver messo sottosopra la casa per trovare la cartella, il cappotto ed i soldi per la merenda, me ne vado tranquillamente. Marina esce sempre di casa alle otto e ventinove ed ogni tanto spunta dalla sua camera dicendo: “Mammina, pensi che questa gonna sia intonata a queste calze?”. Seguono urlacci di mia madre e Marina viene sbattuta a calci fuori di casa. Le mie due sorelle più grandi molte volte restano a casa e devono affrontare il caos che noi lasciamo ogni mattina. Quando io, Marina e mio padre siamo fuori di casa ci sono quattro o cinque ore di tranquillità, turbata solo dal cinguettare disperato dei miei pappagallini, che mi dimentico sempre di pulire e a cui non do mai da mangiare.

La confusione normale torna verso l’una e mezza al ritorno dalla scuola, ma la parte più caratteristica della famiglia si vede nel tardo pomeriggio e alla sera, quando di solito la famiglia è al completo. Mentre sto facendo i compiti ed il resto della famiglia si sta dedicando alle faccende domestiche, arriva di corsa mia sorella Lucia, che non vive insieme a noi e lavora come segretaria in un ufficio. Va sempre di fretta e nel giro di pochi minuti è già andata via. La casa, nel periodo che va dalle quattro alle otto, è sempre piena di compagni di scuola, miei e di Marina ed i loro studi vengono turbati dai miei temibili esercizi di clarinetto. Le mura della casa tremano ai fischi terribili che dovrebbero essere note, ma che assomigliano di più, a quanto dice mia sorella Marina, al “richiamo di un alce col mal di pancia”. Appena ho finito di studiare Vittoria mi aggredisce: “I pappagalli li hai puliti? Ora li pulisci subito!”. Seguono urla e minacce ed io, brontolando, sono costretta a mettere da parte il libro che avevo afferrato. E quando finalmente riesco a mettermi davanti alla televisione arriva mio padre, emergendo dal mucchio di carte che invadono il suo studio, e senza dire una parola si impadronisce del telecomando e inizia a fare la sua consueta ginnastica digitale, saltellando da un canale all’altro.

A cena ci troviamo di solito tutti riuniti: quando mia madre porta la verdura, mio padre brontola immancabilmente che è tutta fredda, che bisogna riscaldarla e nella migliore delle ipotesi mia madre si mette semplicemente ad urlare, ma quando è nervosa mio padre riceve anche uno schiaffone. Marina spunta ogni sera dalla camera dei miei genitori con un giornale in mano e subito trova un film da vedere. Immediatamente tutta la famiglia si dispone in questo ordine: mia madre sulla poltrona, mio padre sdraiato sul divano, io distesa sopra mio padre e tutte le mie sorelle accovacciate per terra, munite di coperte. Immancabilmente dopo qualche minuto il film viene accompagnato dal russare di mio padre, che riceve continuamente calci e gomitate ed imperterrito continua a dormire. Alla fine del film, dopo la confusione finale, tutta la famiglia va a letto e pian piano la pace torna nella casa buia.

Io penso che la mia famiglia sia diversa da tutte le altre, soprattutto per il rapporto, particolarmente confidenziale, che noi figlie abbiamo con i nostri genitori. La mia è una famiglia particolarmente allegra, forse perché è tanto numerosa ed è molto originale e completamente diversa da tutte le altre famiglie.

Mia madre lo ha conservato accuratamente, dando prova di grande onestà intellettuale: molti, al suo posto, avrebbero cercato di far sparire le prove… 🙂

12 thoughts on “Una famiglia diversa”

  1. niente, STO MORENDO!!!
    I punti più alti sono: 1) Marina che consulta tua madre su questioni di alta moda 2) Tua madre che prende a ceffoni tuo padre perché la verdura è fredda.
    grazie, Chiara. Mi hai svoltato il pomeriggio!

  2. Solo chi conosce buona parte dei personaggi può capire la surreale comicità del punto 1) evidenziato da Pietro.
    Ma il ceffone a tuo padre era un espediente letterario o è vita vissuta?
    RIP i pappagallini

  3. Però una scrittrice già allora! C’è il tuo stile e la tua ironia. Scritto molto bene e con minuzia di particolari. Ho conosciuto un altro mattoncino di te.
    …anche io lavoro in Vaticano

  4. Ho appena finito di leggere il libro della Soncini nel quale, tra l’altro, afferma che ciò che da ragazzina vivi nella tua famiglia, qualunque cosa, sia “normalità”.
    Ecco a parte le tue capacità di scrittrice, evidentissime, anche la mia famiglia era più o meno così. E mi sembrava normale.
    Bellissimo post!

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