Il conflitto è bello perché è vario

Penso di poter dire, senza tema di errore, che gli scorsi dieci giorni sono stati il periodo a più alta densità di conflitti che io sia in grado di ricordare. Non tutti mi coinvolgevano direttamente, quindi mi è stato possibile fare un tentativo di guardarli anche, per così dire, dall'esterno (oltre a straziarmi le viscere di rabbia, dispiacere e ansia, come è più consono al mio temperamento). Non per nulla sono stata messa a bagno una settimana in terra svedese. Self control, distacco e lunghi silenzi di disapprovazione. Sì, vabbè. Magari in Svezia. 
Ricapitolando i vari fronti che hanno attirato la mia attenzione, prendiamo come riferimento temporale il mio recente viaggio. Fin dal pre-Uppsala potevo vantare un bel conflitto familiare sedimentato e strascicato, che ancora oggi giace lì un po' ingarbugliato sotto un tappeto. E per una volta non mi va affatto di affrontarlo. E' grave, dottore?
A Uppsala, in contesto squisitamente professionale, si è sentita un po' la mancanza delle risse che si scatenano due volte l'anno in analoghe riunioni. Stavolta è prevasa una distaccata ironia, accompagnata dalla consapevolezza che su certe questioni l'accordo tra tutti gli uffici europei probabilmente non lo raggiungeremo mai. Abbiamo adottato dunque una soluzione che ci accomuna al Consiglio d'Europa: basso profilo, minimo sindacale e grande enfasi sulle questioni più irrilevanti. Non ho perso la mia fama di "combattente", anche se a dire il vero ho avuto molte distrazioni che mi hanno impedito di essere incisiva e gesticolante come solitamente mi vedono. Qualche scricchiolio si è avvertito dopo la visita al centro di detenzione svedese, che merita una trattazione a parte. Qualcuno ricorderà il mio post vibrante indignazione dopo la visita a Malta, ai primi di ottobre dello scorso anno. Ecco, in quel caso reagire era più facile. Ma davanti a un luogo in cui regnano trasparenza, civiltà, rispetto e persino valorizzazione delle diverse culture, le contraddizioni più profonde del sistema emergono con chiarezza estrema. C'è davvero un modo gentile e umano di rimandare qualcuno in Somalia, in Afghanistan o in un altro Paese di origine per fuggire da quale l'interessato ha rischiato ripetutamente la vita? Una frase mi è rimasta scolpita nella mente: "No, per carità, i bambini in detenzione no. E comunque mai oltre le 72 ore. E no, certo che non li separiamo mai dalla madre, ci mancherebbe. Come facciamo? Beh, compriamo il biglietto aereo in anticipo, così riusciamo a farli partire prima di doverli trattenere". Cioè, in pratica, per non dar loro il trauma di stare 72 ore in un centro meravigliosamente arredato, con ogni genere di attività ricreativa e tv ultimo modello, ci sbrighiamo a rimandare tutta la famigliola in Afghaistan così stanno più tranquilli. E stiamo più tranquilli anche noi. Ora, da un certo punto di vista, gli svedesi non sbagliano formalmente nulla. E si piazzano, da un certo punto di vista, qualche chilometro avanti a noi quanto a civiltà, trasparenza, democrazia. Resta però il fatto che è il sistema in sé, intendo quello mondiale, che è molto lontano dalla giustizia. Non si può che apprezzare il lodevole tentativo di darsi delle regole e di rispettarle tentando in ogni modo di non perdere l'umana dignità in questi passaggi (cosa che certo non si può dire del nostro Paese, tanto per non andare lontani). Ma il conflitto c'è: quello tra i migranti respinti e i cordialissimi e gentilissimi funzionari dell'immigrazione, che sono pronti ad offrire loro qualunque cosa (dalla sala di preghiera all'hoolahop) eccetto la libertà di costruirsi la vita in un Paese civile, sicuro e libero; ma anche quello interiore, molto percepibile, di quelli che operano nella migliore buona fede in questo sistema e devono interpretare due ruoli francamente poco compatibili tra loro, quello del "poliziotto" e quello dell'assistente sociale. E noi, che pensiamo di tutto ciò? Dopo anni che diciamo "ovviamente siamo contrari alla detenzione dei migranti, ma almeno lottiamo per migliorare le condizioni e le modalità", ci siamo trovati davanti quello che per la maggior parte dei nostri Paesi sarebbe un ideale difficilmente raggiungibile. Ma ci piace? Francamente no. Non ci piace affatto. Forse – eresia – ci piace persino di più che il poliziotto non sia gentile e curioso di conoscere la tua cultura, se alla fine ti metterà alla porta. E' maledettamente complicato. 

10 pensieri riguardo “Il conflitto è bello perché è vario”

  1. Dio bono, ci credo che avevi l'ansia! L'idea che qualche simpaticone voglia spaccare le ossa a un mio caro non mi sorriderebbe per niente!
    C'è da dire una cosa: chi sa di poter nuocere (tipo Nizam e Luca) spesso ha il buonsenso di non farlo. Probabilmente io mirerei a fare il maggior danno possibile, proprio perché sono quasi sicura di soccombere, mentre loro sono più consapevoli della propria forza e della propria esperienza.
    Spero che la cosa non abbia conseguenze!

  2. Chiara, a te e a Nizam un saluto e un pensiero da "Cinecittà". Qui spersa nel paesaggio che si fa nebbiosetto con l'incedere dell'autunno, vi mando un ammirato abbraccio.
    E.

  3. Chiara che dire? 
    sei ammirevole perchè non perdi i tuoi ideali in mezzo ad un falso buonismo svedese che addormenta /narcotizza l'indignazione (a parte la tua ovviamente e questo è un complimento)
    spero che il tuo compagno non abbia conseguenze spiacevoli nè fisiche nè penali (sigh) 
    si sarebbero tante cose da dire Chiara ma pure io oggi sono stata ben randellata psicologicamente e quindi non sono in grado di riflettere bene
    un grande abbraccio a te Nizam e la bimba

  4. Grazie della vostra solidarietà. Ma ci tengo a rispodere al commento n.3: non credo che quello svedese sia "falso buonismo". La questione sospetto sia un'altra. Tutti, almeno a parole, riteniamo legittima la "gestione delle migrazioni". Se però questa gestione è reale, o si propone di esserlo, ciascuno stato esercita la propria sovranità applicando le regole che si è dato. Io da italiana non sono abituata alle conseguenze di questo principio, perché da noi è tutto buttato in caciara: chi ha diritto spesso non ottiene nulla, chi non ha diritto molto spesso finisce con il farla franca. La Svezia applica le regole. Il punto credo che sia piuttosto che le migrazioni non possono essere più gestite nell'ottica di una sola nazione. C'è l'Europa, mi direte. Ma io, scherzando ma non troppo, vi dico che le norme europee in materia di immigrazione sono un brutto minimo comune multiplo delle singole legislazioni nazionali, senza alcun respiro politico ampio. Le migrazioni sono una questione globale e hanno molto a che fare con la giustizia. Difficile trattare caso per caso senza incorrere in grottesche contraddizioni.

  5. in Svezia applicano le regole?
    è bello applicare le regole, è facile applicare le regole, è riposante applicare le regole, specialmente se sono ben vestite e pulite e ordinate 
    anche i nazisti applicavano le regole e seguivano gli ordini…
    p.s.
    sono quella del buonismo

  6. Cara anonima del buonismo, grazie degli spunti. Approfondisci pure, se ti va. Certo che il problema c'è. Il punto del nazismo e di qualunque analogamente grave forma di violenza non lo focalizzerei tanto nell'osservanza delle regole in sé (come se la nostra non osservanza fosse vituosa e democratica e non l'ennesima manifestazionedella legge del più forte…), quanto nel fatto che tante persone pensavano di agire correttamente facendo qualcosa che, riportato a un orizzonte poco poco più ampio, era disumano. L'immigrazione pone e civiltà occidentali davanti a questo dilemma, inquinato peraltro da tutto ciò che a noi serve da queste stesse persone di cui ci ergiamo a giudici. E' complicato, complicatissimo. Questo cercavo di suggerire. E vogliamo parlare di quanto rancore può provare uno straniero, regolare, in Italia? Spalancheremmo una voragine. Altro che conflitti.

  7. Se ti dico solo il rancore che può provare questa straniera, in Olanda, penso di aver detto tutto. quindi all' Italia non ci ho mai pensato seriamente sapendo fin dall' inizio quanto si sarebbe incazzato mio marito a ogni piè sospinto, se mi fosse venuta l' insana idea di abitarci.

    E pure così dico che le regole sono fondamentali, che criminalizzare interi gruppi di persone non serve, crei semplicemente un sostrato molto brutto, che con o senza regole, è proprio quello che ha reso possibile i nazifascismi, e trovo che chi commenta anonimamente farebbe bene a ricordarsi cosa ha preparato il clima per cui alla proclamazione delle leggi razziali, neanche in Italia, nessuno ha mosso un dito. 

    A parte ciò, vi sto vicina per la porcata che vi hanno fatto, e mo ci risiamo, non è la presenza degli stranieri in Italia a creare i bastardi con il bastone. Poveri i ragazzi, ormai da svegliartici di notte, temo.

    Masmmamsterdam

  8. non so che dire
    probabilmente mi sono spiegata male io
    quello che intendevo è che ci si sente a posto quando si hanno delle regole e si ha la coscienza a posto quando le si applica. e magari non si alza un pochino la testa per vedere oltre, magari per capire che quelle regole andrebbero cambiate, modificate, rivotate, rinnovate.
    lungi da me dal dire che in Italia si sta bene perchè le regole non vengono applicate e ognuno fa quello che vuole e se è più forte si prende tutto. 
    io abito al nord e qui le regole le applichiamo, rigorosamente al millimetro, e continuare a dire che in Italia siamo tutti creativi e nessuno rispetta le leggi è estremamente irritante, perchè non è affatto vero: parlo per la mia realtà, ma gente è questa quella che conosco!!

    non capisco la vostra animosità nei miei confronti, ho detto quello che pensavo, come lo state facendo voi. io anonima? ho scritto il mio nome in molti post, altre volte l'ho dimenticato,ma mi sembra di non essere stata l'unica.

    e cmq il nazionalsocialismo è stato un groviglio di regole ben applicate, un protocollo disumano portato avanti rigorosamente
    Cinzia

  9. Scusami, Cinzia. Non intendevo certo aggredirti. Grazie, anzi, delle riflessioni sulla miopia delle regole. E grazie anche di averci ricordato che in alcune parti d'Italia le regole si applicano al millimetro (sai, io vivo a Roma). Peccato però che su certi argomenti le regole stesse facciano acqua e vengano disattese inevitabilmente: penso ad alcune norme in materia di immigrazione, che sono state scritte appositamente per non essere applicabili.  Mi dispiace che tu ti sia sentita aggredita. Qui ogni riflessione è certamente benvenuta.

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