Noi e Ringhio, parte prima


Non ho tanto tempo per scrivere, perché bisogna uscire finché il caldo è ancora sopportabile, ma l’evento di ieri merita una menzione: gita di famiglia all’ufficio immigrazione del comune di Roma. Già, perché la belva, sia pur cittadina italiana, è pur figlia di “stracommunitario” (come dice il collega della Bionda Isabella) e la sua nascita ha delle conseguenze che non vi sto a spiegare sul permesso di soggiorno del padre. O meglio: dovrebbe averne prima o poi, ma il condizionale è d’obbligo visto il paese in cui viviamo. Di buon ora ci presentiamo tutti e tre alla questura di Tor Cervara. La mossa si rivela azzeccata: donne incinte e famiglie con bimbi hanno la precedenza. Mi stupisco di questo atto di suprema civiltà, che nella vecchia questura di via Genova sarebbe stato fantascienza pura (un giorno vi racconterò cosa ho visto fare nei vecchi uffici), mentre Nizam mi fa notare che comunque una fila in piedi tra transenne metalliche in mezzo al nulla (non c’è un palazzo a centinaia di metri di distanza) non è esattamente il massimo della vita. Comunque. Arriviamo al nostro sportello accettazione pratiche, dove opera il sosia stressato di Ringhio Gattuso. Non che pensassimo di avere tutti i documenti necessari, intendiamoci. La documentazione completa è una sorta di utopia, un ideale a cui tendere e che ben difficilmente il comune mortale potrebbe raggiungere ai primi goffi tentativi. Anche perché le informazioni non si possono chiedere prima e comunque ti direbbero che la lista del necessario dipende da caso a caso. Nella fattispecie la dichiarazione di atto di nascita della bimba a Ringhio non piaceva e ne vuole un’altra; gradirebbe un tot di buste paga di Nizam e magari anche il CUD (ma ad ogni buon conto mi ha fatto firmare un foglio in cui giuro di mantenerlo io: non sono stata a spiegargli che lui lavora regolarmente in Italia da ben prima di conoscere me e che, a conti fatti, guadagna più di me…); ma la vera chicca è quello che si potrebbe chiamare il “circolo kafkiano”. C’è sempre qualcosa del genere nelle pratiche burocratiche. Non vi sto a spiegare i dettagli, ma il succo è questo: visto che il prossimo appuntamento Ringhio ce l’ha fissato per Novembre (!), Nizam deve anche presentargli bollettino di avvenuto pagamento di un suo documento che scade ad ottobre. Peccato che quello stesso documento, che gli verrebbe rinnovato il giorno che torna a ritirare il nuovo permesso di soggiorno, lui debba contestualmente riconsegnarlo per chiederne uno diverso. Insomma, visto che per i prossimi quattro mesi la questura di Roma non ha tempo di stampare un foglio di carta (più o meno di pratiche di questa complessità si tratta), noi dobbiamo buttare dalla finestra – o meglio, farci spillare dalla questura – una cifra non insignificante.

Ciò detto, ad onor del vero Ringhio è stato piuttosto gentile, specialmente se si considera in che condizioni gli tocca di lavorare. Condizioni peraltro che potrebbero facilmente essere evitate, organizzando l’ufficio in maniera diversa. Se ci fossero ad esempio delle salette per colloqui individuali, invece che un enorme salone con gli sportelli tipo ufficio postale? Tanto non ne funzionano mai più di tre alla volta. Questo ad esempio avrebbe in vantaggio di poter parlare a quattr’occhi con l’interessato senza dover urlare dentro al microfono, consentirebbe di mantenere un minimo di riservatezza e soprattutto permetterebbe al poliziotto di non essere continuamente interrotto dal passaggio di colleghi che gli chiedono questo o quello. E se magari l’ufficio fosse dotato di un po’ di fotocopiatrici, visto che vengono richieste fotocopie a iosa di qualunque cosa? Attualmente ce n’è una (rotta). Il bar più vicino ne ha un’altra (rotta) e per trovarne una funzionante abbiamo dovuto fare chilometri e chilometri. Salvo poi tornare allo sportello, infilarci nuovamente nella fila senza numero e consegnare al buon Ringhio i fogli necessari, perdendo tempo noi e facendolo perdere a lui e agli altri della fila. Soprassediamo poi sul fatto che, essendoci moltissime madri con bimbi piccoli, un bagno attrezzato per le necessità del caso non ci starebbe male. Ma questa è davvero fantascienza.

Io capisco che un ufficio di polizia non è un hotel a quattro stelle e posso anche arrivare a immaginare (anche se non lo condivido) che l’ufficio stranieri abbia non casualmente un carattere un po’ punitivo per gli utenti. Ma così di fatto si puniscono ancor di più quelli che ci lavorano, a me pare. Non si tratta di enormi investimenti, ma giusto un pizzico di raziocinio.


Aiutatemi a risolvere questo piccolo mistero. Quando ero incinta non facevo che sentire racconti terrificanti di notti insonni e urla incessanti. Genitori eroici esibivano le loro occhiaie come medaglie al valore. Adesso tutti ti chiedono se la bimba dorme. E io onestamente rispondo che di solito si sveglia ogni tre ore e se tutto va bene si riaddormenta subito dopo aver mangiato. Certo, a volte accade che abbia caldo, sia nervosa o subentri qualche altro imprevisto misterioso, per cui urla più a lungo. Ieri ad esempio fino alle due non c’è stato verso: prendeva sonno e dopo un attimo si risvegliava. A questo punto il tuo interlocutore sfoggia un’aria di commiserazione e ti dice che i suoi bambini (o quelli del suo amico/conoscente…) dormivano sempre tutta la notte, immancabilmente. Che non succedeva mai che piangessero all’ora di cena, o la mattina presto, o quando avevi programmato di farti la doccia o di lavare i piatti. Mia sorella sostiene che mia nipote a dieci giorni scarsi dormiva tutta la notte (poi, indagando meglio, ho capito che dormiva da mezzanotte alle cinque e mezza. Vabbé, questo è già più umano). Allora, vi dichiaro ufficialmente che la mia belvetta non è un mostro. Però non è nemmeno un orsetto di peluche. Mangia spesso e volentieri, qualche volta ci sfonda i timpani. E mi chiedo: ma tutti i genitori insonni che mi facevano fosche previsioni ora dove sono?


Meglio, molto meglio. Il clima è sempre arroventato e le scocciature in agguato, ma reggiamo. Forse si è aperto uno spiraglio per le vacanze. Mia sorella conosce la proprietaria di una struttura turistica monumentale dalle parti di Grosseto e quindi ci rimedieremmo una camera con ampio terrazzo nonché aria condizionata in lussuoso albergo dotato di piscina e vari altri accessori, tra cui parco alberato. Anche se ce ne stessimo rintanati in camera a guardare la televisione, staremmo meglio che a casa. E fino a Grosseto la gloriosa Tipo ce la può fare. Insomma, non sarà il Trentino, ma meglio di un pugno in un occhio…


Primo compimese! Negli ultimi due giorni abbiamo fatto un sacco di cose. Ieri siamo andati tutto il giorno al centro commerciale Roma Est. Ufficialmente a salutare la zia adottiva Dafne che lavora lì, in realtà per starcene un po’ al fresco e, perché no, approfittare un minimo dei saldi. Meryem ha apprezzato oltre ogni aspettativa. Ha persino saltato la poppata di mezzogiorno, tanto dormiva beata. Noi ne abbiamo approfittato per comprare un paio di cose, tra cui un delizioso cappellino per lei (finalmente ho potuto provare HM) e mangiarci un mega kebab. Oggi poi io e la piccola siamo andate con mia sorella a prendere mia mamma a Montefiolo, sulla Salaria. Insomma, la prima gita fuori porta… Ok, ora vi saluto, perché la piccola viaggiatrice miagola.

Aggiornamento pesi e misure. Oggi Meryem pesava 4 chili e 600. Ciò significa che in un mese è cresciuta di quasi un chilo dal peso alla nascita (senza contare il calo fisiologico). Mi sembra che vada più che bene. Attualmente se la dorme nel luogo che predilige in assoluto, la pancia di suo padre.


Ieri Meryem ha partecipato alla sua prima festa fuori casa. Nel complesso direi che è stata brava: ha iniziato a strillare quasi solo per segnalare che secondo lei era ora di rincasare, tant’è vero che appena fuori dal portone si è addormentata placidamente. Tanto placidamente che si è dimenticata la poppata di mezzanotte e ha tirato dritto fino alle tre. Sei ore. A un certo punto mi sono alzata per controllare che fosse viva… Nizam stamattina mi ha confessato di aver avuto lo stesso pensiero, ma di non aver trovato la forza di alzarsi dal letto. "Il che dimostra che le madri sono migliori dei padri", ne ha concluso. Ringrazio commossa dell’incoraggiamento: noi mamme imbranate siamo particolarmente sensibili alle bugie pietose! Questa esperienza mi ha portato a formulare la prima regola d’oro delle neo-mamme:

Molto meglio una bugia ben assestata di una critica costruttiva.

Come se non bastasse, la fanciulla ha successivamente dormito per altre quattro ore, fino alle sette, dando modo ai suoi genitori ancora increduli di fare colazione insieme con calma e senza sirene di sottofondo.

Non casualmente per la prima volta dopo il parto mi ricordo cosa ho sognato. Stavo tra le grinfie di un chirurgo deciso a ridurmi il seno. "Signora, facciamo una prima?", mi diceva sventolandomi sotto il naso una specie di rasoio che doveva essere un bisturi. "Ma io veramente prima di rimanere incinta avevo una terza…" obiettavo io timidamente. Forse il mio inconscio vuole dirmi che ne ho abbastanza di essere una mucca?


Mi rendo conto che la foto sottostante può avervi dato la fasa impressione che Meryem sia una creaturina dolce. Questo in effetti èil travestimento che usa in società. Ma credo sia giusto che conosciate anche la sua vera identità, quella delle lunghe notti a tu per tu con i suoi genitori (in particolare con suo padre, perché la madre snaturata in genere ha una crisi di pianto a sua volta e poi crolla addormentata, allungando stancamente una tetta quando proprio non può farne a meno…).

Anche io ho deciso di cambiare look, se si può usare questa parola forse eccessiva: sono tornata a un taglio di capelli corto, cortissimo e debitamente spettinato. Vantaggi: non si formano matasse inestricabili e qualcuno che mi veda di sfuggita potrebbe pensare che la scapigliatura è voluta, o addirittura creata ad arte…


Aggiornamento colichette, con tanti ringraziamenti per i suggerimenti che fioccano qui e in privato: oggi abbiamo dormito con meravigliosi, stupendi intervalli di quattro ore tra una poppata e l’altra. Le sto dando il Mylicon in piccole dosi prima delle due poppate serali e per ora sembra sufficiente. O magari si sta assestando comunque, a prescindere dalle gocce – che non mi paiono di per sé efficacissime. Però le piacciono molto: ogni volta lecca voracemente il cucchiaino con aria beata. Ora è un po’ irrequieta di mattina, rigurgita più del solito. Ma tutto non si può avere, no?

Apriamo invece l’avvincente quanto intramontabile tema "A chi somiglia". A me pare che occhi e bocca siamo del papà, voi che dite?

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Seconda nottataccia consecutiva, presunte colichette. Proceduto con goccette, ma per ora la questione è tutt’altro che risolta. E io che credevo di averla sfangata. Vogliamo aggiungere che il tempo oggi fa schifo? Vabbé, per vedere il lato positivo, quando oggi Nizam precipiterà da un’impalcatura sarà per il sonno e non per un colpo di sole.

Aggiornamento. Ho dato un’occhiata ai paesi da cui si collegano i miei lettori. Facendo rapidamente mente locale, dalla Germania c’è Eulinx, dall’Australia Slim, ma dalla Spagna chi mi legge (anche con relativa assiduità)? E dagli States? Dalla Svizzera? Ma il mistero maggiore resta la Norvegia… Dài, fate outing, ché muoio di curiosità.


Io odio prendere decisioni riguardo a spese importanti. Ancora ricordo con orrore il giorno in cui firmai per il mutuo e l’acquisto della casa: certi pianti… Ora, con il senno del poi, quell’acquisto fu ben fatto: la casa non è la casa dei miei sogni, ma è molto ben collegata e relativamente vicina a dove lavoro; il mutuo è impegnativo, ma per quella cifra attualmente mi potrei permettere di affittare una camera in periferia. Capirete dunque che questa decisione della macchina sia per me difficilissima. La premessa è che io di macchine non capisco nulla. Ho preso la patente per scommessa e per il rotto della cuffia a gennaio 2006 e da allora ho giudato da sola per dieci minuti scarsi (e l’ultima volta a gennaio 2007).

Una macchina non la desidero, anche se vedo che serve (e le vacanze ne sono una prova inconfutabile). Mi terrorizza il prezzo. Ma la gente come fa a cambiare le macchine con assoluta disinvoltura? Ieri, vedendo una famigliola scendere da una Audi 4 nuova di pacca, avremmo tanto voluto accostarci al padre di famiglia e chiedere: "Mi scusi, ma lei esattamente che lavoro fa?".

Ho rimandato questa decisione fino ad ora ed ecco il risultato: probabilmente niente vacanze. E per giunta sono così paralizzata che non riesco a prendere nemmeno una decisione sulle vacanze, con il risultato che la decisione si prenderà da sola: agosto a Monteverde…