Premessa: a me questa reazione indignata alle rilevazione delle impronte digitali mi sorprende sempre un po’. Ce ne era stata una analoga ai tempi in cui la Bossi-Fini era una novità. Chiarisco che ovviamente la misura in sé è ridicola, forse usata a scopo intimidatorio e chiaramente non ausopicabile in caso di bambini. Però non posso esimermi dal chiedermi: perché ci si concentra solo su questo? Nella Bossi-fini, vi assicuro, c’erano aspetti ben più gravi e vergognosi delle impronte digitali. Sui quali nessuno ha detto nulla, forse perché nulla ne sapeva. Nei decreti per la sicurezza, idem.

La malafede e il cinismo mi hanno portato persino a domandarmi: non sarà che ci si focalizza su un aspetto diciamo marginale per neutralizzare una potenziale opposizione più di sostanza? Cerco di spiegarmi meglio: se uno giustamente si indigna, manifesta, si lancia a 100 all’ora contro le impronte digitali, poi magari non gli viene in mente di documentarsi meglio e di incazzarsi per le vergogne ancora più grandi. Mi sembra un po’ tipico di un’opposizione "si fa per dire".

Ciò premesso, vi segnalo la manifestazione dell’ARCI, gente seria e in buonafede:

Schedatura pubblica e  volontaria delle cittadine e cittadini italiani
 Lunedì 7 luglio – dalle 17 alle 20
Piazza dell’Esquilino, Roma

Sono combattuta e un po’ irritata dalle recenti vicende "politiche", per cui ad esempio troverei molto difficile partecipare a una manifestazione insieme a Antonio Di Pietro e similari. Quindi per la segnalazione di quella vi rimando salomonicamente al blog di Panzallaria che evidentemente su quel punto è più convinta e convincente di me. Questa delle impronte ve la segnalo, anche se non penso che parteciperò.

P.S. Non si potrebbe dire "cittadini italiani" e basta? Lo so, lo so. Ma francamente questa specie di cavalleria linguistica mi irrita, non saprei precisare perché.


2008-07-02_Meryem_12008-07-02_Meryem_22008-07-02_Meryem_32008-07-02_Meryem_42008-07-02_Meryem_5Eccovi una fantastica sequenza della "piccola contadinella letterata", come l’ha definita la babysitter Maria a cui si devono questi scatti…

Rapidamente aggiungo che ieri c’è stato un momento storico, che mi ha un po’ commosso. Nizam aveva preparato una tegliata di verdure al forno con pollo e pomodoro, un piatto turco (ma in realtà profondamente mediterraneo) che si mangia mettendo il piatto di portata in mezzo al tavolo e attingendo, ciascuno con la propria forchetta e con pezzi di pane. Meryem, armata della sua forchettina, ha partecipato. A essere onesti impugnava la forchetta con la destra, la piantava nel piatto e poi afferrava pezzi di patate, peperoni e melanzane con la sinistra, impiastricciandosi ben bene. Ma abbiamo davvero mangiato tutti insieme e quello di ieri è senz’altro un giorno da ricordare.

 


Ieri, anche per distrarmi da una giornata non sfolgorante, facevo girare i pensieri su questo argomento: che cosa bisognerebbe fare "almeno una volta nella vita"? Cos’è che Meryem dovrebbe provare almeno una volta?

La prima cosa che mi è venuta in mente è un concerto di Bruce Springsteen live con la E-Street Band. Cosa che però, per quanto il Boss sia ben conservato, mi sembra un po’ improbabile. Una notte sotto un cielo stellato, meglio se sulla spiaggia. La torta setteveli di Palermo.

Ma voi cosa mi dite?


Finirà mai questo caldo? Nello scantinato dove lavoro il clima è passabile, ma a casa si muore. Meryem suda, beve, frigna e non dorme. Tosta, tostissima… L’anno scorso non era così dura. Sarà che eravamo assorbiti dalla novità, ma non mi ricordo questo incubo.


Allora: leggere ho letto, non ho scritto nulla, ma ho pensato a cosa potrei scrivere (cambiando idea più volte). Ammettiamolo, sono ancora in alto mare. Ma me la caverò.

Rapidamente, una piccola notazione sulla canzone dei due liocorni e relativo libretto. Panz ha scritto più di un post sulla faccenda, ma per dovere di cronaca penso di dovervi riportare l’opinione di mia figlia sulla vicenda. Ebbene, a Meryem della tragica estinzione dei liocorni, sia essa vera o fittizia, non importa nulla. E nemmeno dell’arca e di Noè. Un vago interesse lo dimostra appena appena per l’orangotango, ma il vero protagonista della vicenda è il gatto. Appare trionfalmente alla terza pagina ("il gatto, il topo, l’elefante") e da quel momento in poi la guerrigliera va in sollucchero. Lo indica, lo cerca pagina dopo pagina, lo chiama a gran voce (si chiama "Ganga", per gli amici "Ga"). E’ un grosso gatto arancione, con gli occhi verdi spiritati. Purtroppo a un certo punto l’arca comincia a navigare e il gatto Ganga diventa un puntino impercettibile sul tetto della biblica imbarcazione.

Non mi resta dunque che lanciare un appello alla disegnatrice Silvia Ziche: non è che svilupperebbe un po’ le vicende del beniamino di Meryem, in un libretto tutto per lui?


Arriva un fine settimana, ancora uno. Caldo, spero tranquillo. Il mio fermo proposito è di non litigare con nessuno. Leggere, possibilmente iniziare a buttare giù un articolo che, molto incautamente, mi sono impegnata a scrivere. Ci riuscirò?


E così "la squadra che non muore mai" ha perso. All’ottantanovesimo minuto, quando si dice la nemesi. Io ho passato una giornata impegnativa, tra corse varie per procurare un regalo e una torta nella pausa pranzo, allestimento di una simil cena per tre ospiti, smaltimento piatti e tentativi in buona parte vani di convincere mia figlia a dormire.

Ora mi appresto a tenere una lezione sui richiedenti asilo in Italia a un gruppo di giovani americani laureandi in legge. Non il massimo, dopo una giornata intera in ufficio, ma comunque nella categoria delle cose che mi piacciono del mio lavoro. Insomma, per oggi non mi lamento.


Ieri la guerrigliera ha subito ben due punture di vaccinazioni: terza esavalente e primo round di morbillo-e-non-mi-ricordo-più-cosa. Ha preso la cosa tutto sommato sportivamente. Prima e dopo ha scorrazzato per la sala d’attesa, socializzando con i bimbi presenti e rovesciando sedioline. Ripensavo, sospirando, ai bei tempi in cui se ne stava paciosa in braccio e, dopo il vaccino, si addormentava beata in carrozzina.

Oggi Meryem sfoggiava una tenuta da grande caldo: body-vestitino verde acqua con gonnellino minimo e cosce di fuori. Avrò esagerato? Immagino cosa dirà suo padre, che già mi accusa di educarla alle minigonne impudiche…

Le ultime parole famose…


E’ quasi ufficiale. In vacanza saremo in Sicilia, zona Modica alta. Degli amici di famiglia ci hanno offerto l’uso di una casa in collina, compresa di orto, da cui in macchina si possono guadagnare anche le spiagge di Pozzallo e dintorni. Io temporeggiavo, perchéla soluzione in realtà ai miei occhi ha vari contro. Ma oggi, inaspettatamente, alcune questioni logistiche che adducevo a motivo del rimandare eterno della decisione si sono risolte tutte insieme. Le ferie ce le ho, me le hanno confermate. I miei tentennamenti psicologici sono tutto sommato poca cosa rispetto al grosso, vistoso, pro: una casa gratis, in località piacevole e moderatamente balneare, in pieno agosto.

I dettagli sono tutti da definire, ma mi pare che siano gettate le basi per la prima vacanza (moderatamente vicino) al mare della guerrigliera.