Non è finita, ancora non è finita.Altro weekend tappati in casa a misurare la febbre, altre quattro notti insonni, altra gita al pronto soccorso (grazie all’incompetenza della sostituta della sostituta della sostituta). Ieri ero davvero oltre il limite di resistenza. Ho persino pensato – e detto – che forse facendo un figlio ho fatto il passo più lungo della gamba. Perché non ho i mezzi, le condizioni e la resistenza fisica e psicologica. Poi guardo la guerrigliera e mi vergogno non solo di averlo detto, maanche di averlo pensato. E ci buttiamo in un’altra settimana da negoziare giorno per giorno, tra faringiti e scadenze del lavoro, tra pediatri accessibili a sprazzi e programmi che continuano a saltare. Con una new entry: l’aerosol. Vorrei guardare fissonegli occhi colui che ha seriamente pensato che una bambina di dieci mesi respiri docile in una mascherina di plastica da cui escono fumi sospetti.
Ancora una volta a casa. La febbre non è passata, ma anzi stanotte è salita oltre 38. Per una serie di circostanze sfortunate quanto eccezionali, la mia pediatra oggi non è disponibile, né ci sarà la sua sostituta. Mi ha detto che posso rivolgermi a un’altra pediatra, cosa che farò quando Nizam torna dal lavoro. Sono molto stanca. Stanotte non ho dormito e non riesco a risposare in nessun modo. Troppa ansia. Domani devo assolutamente lavorare tutto il giorno. Finirà questa fase? Perché ci sono fasi più sfigate di altre, vero?
Aggiornamento: anche la pediatra di riserva non c’è. A questo punto lasituazione è da guinnes dei primati. Comunque la sostituta della sostituta della sostituta della mia pediatra visiterà Meryem, appena Nizam torna a casa e ci porta.
Forse non tutti sanno che… io sono molto superstiziosa! Copio dunque pedissequamente dal blog di Michi (e i lettori razionali del blog mi perdonino).
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Questo è il cuoricino fortunato dell’amore…
Al mio 3 esprimete un desiderio
1………………………2…………………….3
ESPRIMI!!!
PS: ricordati di ricopiarlo entro 2 minuti sul tuo blog…
Grazie a tutte del sostegno. Oggi va molto meglio, ma… Perché c’è sempre un ma? Meryem ha un po’ di febbre. Niente di che, ma quel tanto sopra 37.5 che mi manda in fibrillazione. Sta benissimo. Ride, gioca, chiacchiera. Però io sudo freddo e, come da istruzioni della pediatra, le ho dato una suppostina di Tachipirina. Perché la febbre, qualunque motivo abbia (reazione al vaccino di due giorni fa? denti? varie ed eventuali?), non deve salire troppo. Sono in uno stato emotivo oscillante tra l’ansia pura e la sensazione di essere idiota, perché la guardo giocare nel box qui accanto a me e sembra il ritratto della salute.
Al nido oggi erano meglio disposti. Forse mi hanno visto strisciare più di quanto si sarebbero immaginati. Mi hanno più volte ripetuto che è normale, che tutti i bambini passano fasi un po’ difficili e che oggi già è andata molto, molto meglio. Insomma, tanto rumore per nulla. Mi viene il dubbio di essere un tantino ipersensibile. Al lavoro, dopo la batosta di qualche giorno fa, sono come paralizzata. Controllo tutto seimila volte, concludo poco. Sarà bene che mi passi, molto prima della prossima scadenza!
Ai partiti politici, ai politici italiani, agli organi di informazione, alla cittadinanza tutta
Questa lettera nasce da uno sforzo collettivo di cittadini italiani della Rete, che si sono confrontati in maniera concreta e proficua usando i mezzi offerti dal social network e partendo da un approccio comune e condiviso, al di là dell’appartenenza politica di ciascuno, per agire attivamente nell’attuale contesto politico e socioculturale.Vogliamo richiamare l’attenzione di chi ci governa, degli organi d’informazione e delle istituzioni verso quelli che dovrebbero essere i principali obiettivi di una politica civile, etica e basata sul bene comune.
La tutela dei valori costituzionali del nostro Paese: laicità dello Stato; diritto al lavoro e alla sicurezza sul lavoro; diritto di scelta per la propria salute e tutela della stessa, per tutti; informazione libera, pluralista e basata sulle interazioni.
L’adempimento del mandato elettorale per il quale si viene eletti e del quale i cittadini elettori sono costantemente giudici. Tale adempimento dovrebbe rappresentare una condizione minima, senza la quale “fare politica” diventa semplicemente un modo per raggiungere obiettivi personali e di potere.
La risoluzione di emergenze sociali, tra cui (ne citiamo solo alcune): impatto ambientale dei rifiuti; sistema della Sanità; aiuti alle famiglie e tutela della maternità, attraverso sussidi e asili nido in numero sufficiente; sistema dell’Istruzione e della scuola e scollamento tra questo e il mondo del lavoro; precarietà diffusa e formalizzazione del salario minimo legale.
L’attuazione di riforme politiche non più procrastinabili, quali: l’immediata risoluzione del conflitto d’interessi; una seria riforma del sistema elettorale che impedisca le nomine dall’alto dei parlamentari attraverso l’indicazione della propria preferenza sulla scheda; la decisione sulla non eleggibilità di cittadini, se condannati in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale.Crediamo che fare politica, nel senso etimologico e più nobile del termine, comporti soprattutto fornire un esempio etico, culturale e di serietà ai cittadini che si governano, e che costituisca un ruolo da non sperperare in inutili e volgari liti, dichiarazioni razziste, aggressioni fisiche; questi comportamenti impoveriscono tutti, sia in un contesto interno alla nazione, sia rispetto all’immagine che essa deve offrire al resto del mondo.
Dal momento che Voi siete chiamati a rappresentarci, dovreste porvi come portavoce di coloro che vivono la realtà quotidiana e trasmettono le sue problematiche concrete.
Pretendiamo che la politica torni a essere un servizio alla collettività e che nel fare questo rispetti alcuni precisi standard di correttezza, buona educazione civica, coerenza e chiarezza.
Noi non siamo solo numeri.
Non vogliamo assistere impotenti alla banalizzazione delle parole che non si trasformano in fatti coerenti e responsabili.
Noi siamo quelli che votano. Quelli che scelgono. Quelli che criticano. Quelli che domandano. Quelli che giudicano.Noi siamo coloro a cui dovete rispondere del Vostro operato, ogni giorno, in qualsiasi momento.
Attueremo un controllo serrato sulle azioni della prossima legislatura e daremo ampio risalto sui nostri blog di ciò che di buono e di cattivo verrà fatto.Siamo in grado di criticare l’informazione, di valutare l’attuazione del programma elettorale, di giudicare sui fatti e non sulle promesse e sulle favole.
Certo che a volte è proprio dura. Al nido oggi mi hanno convocato per bacchettarmi. Dicono che la bambina piange troppo perché vuole stare in braccio. Che non ci provassi a dire che sono i denti, perché se così fosse si lamenterebbe anche in braccio. Insomma, siamo noi che l’abbiamo abituata male. E ora serve la nostra collaborazione. Mea culpa, è vero che da quando è stata male sono stata più apprensiva. Per di più la presenza degli zii ha ingenerato nella piccola principessa una perenne aspettativa di spupazzamento, solitamente soddisfatta. L’abbiamo diseducata.
Da ieri quindi nuovo regime. Più sediolina e meno ginocchia. Però c’è una vocina in fondo alla mia anima contrita che mi dice che certo, noi collaboreremo, ma la bimba in fondo al nido passa molte ore e loro sono professionisti profumatamente pagati. Tenderei a credere che sia una fase. Come è possibile che una piccola che prima era tanto serena e indipendente, a loro dire, si sia trasformata in un soggetto completamente diverso? Capisco che per loro è lavoro "in più", ma credo che stia soprattutto a loro distrarla se è lagnosa. Traumatizzata non è, dato che dorme e mangia tranquillamente.
Ma tenere in braccio mia figlia non è stato l’unico danno che ho combinato in questi giorni: ho perso un’altra volta il cellulare e la rubrica, ho preso un paio di toppe gravi sul lavoro (questo mi brucia assai). Mi aspetto che da un momento all’altro mi compaia sullo schermo la scritta "Fai schifo".
La primavera è arrivata nella Capitale. Certo, stare chiusa in un sotterraneo non aiuta a beneficiarne. Però va nettamente meglio. E potrebbe anche migliorare. Meryem potrebbe smettere di fare ferocissime rappresaglie quando la lascio al nido e il risveglio inevitabile alle 4.45 (neanche il cambio di ora ha potuto nulla) potrebbe anche evitarlo. Però sta bene, ride, mangia e avuto questo si ha già il 99%.
Ieri abbiamo passeggiato lungamente sulla pista ciclabile, dal ponte del Mattatoio fino a Ponte Sisto. Meryem dopo un po’, stufa del passeggino, si è accmodata sulle spalle di Nizam. Cercava di afferrare i rami, lo tirava di qui e di à usando i capelli a mo’ di briglie (ahia) e si è fatta un bel pranzo al sacco di salmone sui gradini di Piazza Trilussa. Vicino a noi si era seduta una coppia di turisti anglofoni, impegnati a fabbricarsi panini di pizza bianca e pomodoro. La curdina ha iniziato a puntare con decisione la pizza. Fatti i primi sorrisi di circostanza, la situazione si è fatta un po’ imbarazzante. Prima di doverle staccare gli artigli dal pranzo dei due, abbiamo creduto opportuno allontanarci.
Certo, l’incertezza del futuro e le scocciature burocratiche non smettono di accompagnarci. Però oggi penso che riusciremo a fare fronte a tutto. O quasi.
Il tempo è splendido.Però la giornata è moscia lo stesso. Mi servirebbe un umore di riserva, ché questo mi si è guastato ieri sera e non riesco a farlo migliorare.
"Sopra il muretto di recinzione è possibile vedere le luci di Gerusalemme, con i suoi minareti e i campanili delle sue chiese, che quel bastione sacrilego, miserabile e brutto, nato dall’inconsistenza degli uomini e delle loro incorregibili carognate, ormai sconcia. Eppure, nonostante l’affronto che le fa il Muro di tutte le discordie, Gerusalemme la sfigurata non si piega. E’ sempre lì, rannicchiata fra la clemenza delle sue pianure e i rigori del deserto di Giudea, e attinge la propria sopravvivenza alle sorgenti della sua eterna vocazione, alle quali né i re di un tempo né i ciarlatani di oggi avranno mai accesso. Sebbene crudelmente spossata dagli abusi degli uni e dal martirio degli altri, continua a conservare la fede, stasera più che mai. Sembra che si raccolga in mezzo ai suoi ceri, che riscopra l’intera portata delle sue profezie adesso che gli uomini si preparano a dormire. Il silenzio si vuole un porto si pace. La brezza fruscia nel fogliame, carica d’incenso e profumi del cosmo. Basterebbe prestare orecchio per sentire il polso degli dei, tendere la mano per cogliere la loro misericordia, avere presenza di spirito per fare corpo con loro".
Y. Khadra, L’attentatrice, Mondadori 2007, p. 129
Questa pagina di un libro di cui ho amato quasi ogni pagina coglie molto bene quella sensazione difficilmente traducibile in parole che conservo come il mio ricordo più caro di Gerusalemme. Non l’ho mai vista sfigurata dal Muro. Ma ne ho vissuto pienamente la natura di confine estremo, violento, tra terra e terra, tra terra e cielo, tra terra e inferi, tra uomo e uomo e anche all’interno dell’intimo di chi la vive. Non c’è posto al mondo che abbia esercitato su di me un maggiore effetto fisico. La prima volta che mi sono trovata alla Cupola della Roccia sono fuggita, sopraffatta dallo splendore e anche da un senso di timore, di estraneità. Anni dopo, ne godevo la vista magnetica dalla terrazza del convento dell’Ecce Homo, scrivendo la tesi di dottorato (un bel prodotto dei miei anni di studio, lo dico ancora) e meditando e di fatto concretizzando una svolta della mia vita privata che invece avrei fatto bene a risparmiarmi. Su quella terrazza ho goduto anche della compagnia di mio padre, di quello strano piacere di incontrarsi da adulti, entrambi in viaggio, con un percorso che in qualche modo si incrociava al di fuori delle mura familiari. Recentemente un’amica si augurava di tornare a Gerusalemme insieme a me. Io non so, oggi come oggi, come la vivrei. Certo è che è un luogo come pochi al mondo ed è anche un pezzo della mia anima.
Alla fine la settimana è finita, sia pure di martedì. Oggi ho riportato la piccola al nido a caccia di qualche virus che ancora manca alla nostra collezione. Io sono al lavoro, tentando di rimettermi in paro con il cumulo di arretrati e di alleggerire l’ansia almeno su questo fronte. L’accampamento curdo registra il tutto esaurito, con l’arrivo del secondo zio sabato scorso. Scherzi a parte, io cerco di restare in piedi. Oggi per fortuna è uscito il sole a darmi man forte.