Rabbia


Tribune elettorali. Quanto suona bene l’argomento degli sbarchi interrotti. Il Centro di Lampedusa vuoto. L’Italia dispensata anche dallo sporcarsi le mani con respingimenti: ormai lo fanno i libici nelle loro acque territoriali. Gli argomenti per controbattere sono molto più deboli. Così non facciamo arrivare gente che noi stessi riconoscevamo bisognose di protezione: somali, eritrei, nigeriani, avoriani… Ormai non è più un problema nostro. Poveracci. Ci penserà Gheddafi. E’ un crimine internazionale. Ma non è perseguito e in effetti tanti altri crimini internazionali non sono perseguiti né realisticamente perseguibili. Mandiamo a morire persone vere, con nomi e cognomi, magari sorelle, nipoti, figli di nostri amici qui. Le disgrazie succedono. E poi chi li conosce questi vostri amici?

Un vortice di impotenza. Ho provato a immedesimarmi con chi si trovava, poco fa, a rispondere a La Russa. Non so se avrei saputo rispondere. Cioè, sarei stata certamente in grado. Ma con quale efficacia? Zero. Curiosamente questa sensazione me ne richiama un’altra. Oggi ho letto un articolo corposetto in inglese su nota (agli addetti ai lavori) rivista scientifica che qualcuno si è preso il disturbo di dedicare alla pessima recensione di un libro da me pubblicato qualche anno fa. Alcune critiche sono davvero discutibili. Altre possono avere un fondamento. Ma quello che colpisce è la finalità: non certo quella di una critica costruttiva. Altre logiche, a cui non sono abituata. Fa pensare.


In realtà c’era un’altra cosa che volevo scrivere, già ieri. Da un paio di settimane almeno i miei pensieri girano intorno a un dubbio, a un pensiero. Tutto è nato dalla costatazione che al dunque è molto difficile immaginare una forma credibile di mobilitazione, di ribellione, di protesta civica o quel che si vuole. Mugugnare è inutile, ma che fare di concreto per arginare questo disastro? E’ il modo stesso in cui la nostra vita è organizzata a lasciare poco spazio a queste forme. O forse, come meditavamo con la mia amica Elisabetta, la protesta non ha rinnovato i suoi linguaggi: le manifestazione tendono ad essere eventi, o imbarazzanti revival di slogan datati. Per un attimo ho creduto che il blog, internet, i social network potessero essere strumenti efficaci. Ho aderito con entusiasmo alla Blogaction, lanciata da Panzallaria. Ma ora mi rendo conto che questi potenziali strumenti sono anche comodi alibi. Si clicca, si aderisce in spirito, si scrive qualche riga indignata come sto facendo io adesso. Ma che impatto ha questo sulla vita reale? Non sarà che bastano a farci sentirci appagati nei nostri ritagli di tempo, senza metterci in gioco sul serio? Comodo, per carità. Funzionale. Ma a cosa? A una politica del dopocena solitario? Smentitemi, please.


L’ONU "non conta un fico secco". Figuriamoci noi del Centro Astalli, con i nostri comunicati… Questi sì che sono incentivi a continuare a lavorare: per due soldi, senza neanche uno straccio di ufficio efficiente e con la certezza matematica di non scalfire nulla e nessuno. Pat pat di incoraggiamento cercasi, anzi supplicasi.


Giardiniere, apri la porta del giardino.
Non sono un ladro di fiori.
Io stesso mi sono fatto rosa.
Non vado in cerca di un fiore qualsiasi.

Questa poesia è stata trovata in tasca a un ragazzo di 13 anni, Zahir, morto travolto dal TIR sotto il quale cercava di nascondersi, sulla strada tra Venezia e Mestre. Perché si nascondeva? Perché sapeva che se al porto di Venezia lo avessero trovato, lo avrebbero caricato sulla stessa nava con cui era venuto e rimandato in Grecia. In Grecia i ragazzini afgani come lui li mettono in carcere, in celle piccolissime insieme ad adulti. Spesso la polizia li malmena o addirittura li tortura. Inutile chiedere asilo, perché le possibilità di ottenerlo sono pari a zero. Verranno rimandati in Turchia e da lì in Afghanistan. Ciò quella stessa terra da cui i loro genitori hanno pagato tutto quello che avevano per salvarli, ad esempio, dai talebani, che passano di porta in porta per "reclutare" bambini anche piccolissimi. Cioè, in pratica, per salvarli da quella stessa situazione che ha autorizzato noi occidentali a bombardare lungamente il paese, per esportare i diritti umani. Peccato che a Patrasso, a Igoumenitsa, a Venezia, a Ancona, a Roma queiragazzi di diritti umani non vedano la minima traccia. Forse li abbiamo esportati tutti in Afghanistan e in Iraq.


"La storia è maestra di vita, ma non ha mai avuto nessun allievo", usava dire il professore di mia madre. In questi giorni parlo molto con lei, che ha vissuto l’avvento del fascismo e tutto ciò che ha seguito. La frustrazione di sentire i media dire falsità, sistematicamente (entrambi i miei nonni sono andati al confino perché sentivano Radio Londra per sapere come andava davvero la guerra…).

Cerco di annotare mentalmente i passi salienti delle conversazioni di questi giorni. "Perché il Vaticano non dice niente?". Primo: non è del tutto vero. Secondo, più importante: ma noi italiani abbiamo sempre bisogno che sia il Papa a dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato? Siamo o non siamo uno Stato democratico e teoricamente laico? (A questo proposito: soprassiedo per pudore sulla veglia laica di ieri sera).

Oggi ho i pensieri particolarmente ingarbugliati.

Che fare?


Qualcosa bisogna pur fare, per prendere le distanze da questo cumulo di orrori politici e di applausi. Sì, ma cosa? Ancora una volta ho la sensazione, condivisa con quelli con cui mi confronto, che gli spazi per questo siano esigui, se pure esistono. La differenza è che stavolta ho la netta sensazione che siamo andati oltre e che stiano succedendo cose troppo gravi e gravide di conseguenze per sospirare e alzare le spalle. Ma cosa fare, esattamente? Qualcuno ha qualche idea? Stasera andrò a una veglia laica, ma temo fortemente di tornare a casa con la solita sensazione di tanto sbattimento per nulla. Ci andrò, perché allo scoramento preventivo non si deve cedere. Ma poi?


Ed eccola di nuovo, quella affermazione orrenda, stantìa e persino surreale che tanto mi aveva scandalizzato durante la campagna elettorale anni fa: "Non vogliamo un’Italia multietnica". Visto che l’Italia lo è già, multietnica (a partire dalla mia famiglia), come dobbiamo interpretarla? Una chiave di lettura è data dal fatto che è stata pronunciata per legittimare i "respingimenti" (o più correttamente, le deportazioni) di migranti e potenziali richiedenti asilo in Libia. Dobbiamo dedurre che un giorno non lontano qualcuno potrebbe chiedere al mio compagno e a mia figlia di andare altrove perché qui non sono graditi? I paragoni sono facili, anche se Fiamma Nirenstein li definisce scandalosi. Scandalosi ma fin troppo calzanti, signora mia.


Continua. Continua questa violazione sistematica dei diritti umani che il nostro Governo ritiene una brillante soluzione al problema dell’immigrazione. Fassino pare che dica che è legittimo, che lo hanno fatto anche loro quando erano al Governo. Non sia mai che lasciamo l’esclusiva delle porcate alla Lega. Bravi, allora. Ma almeno lo avete fatto di nascosto. Perché ve lo assicuro – è il mio lavoro – una cosa così prima d’ora non era stata mai resa pubblica.

Bell’editoriale di Stella sul Corriere. Ottimi articoli su Avvenire (chi me lo doveva dire che un giorno lo avrei acquistato in edicola… onore al "compagno" cardinal Marchetto, comunque. Peccato che c’è sempre chi aggiunge che sono "sue posizioni personali"). Sempre sul Corriere compariamo anche noi: Una de­cisione inaccettabile, che met­te a rischio i diritti fondamen­tali, attaccano i gesuiti. Già, perché io sono arruolata nelle fila della Compagnia di Gesù, se qualcuno non lo sapesse 🙂

Un appello ai miei quattro lettori: leggete, informatevi, cercate notizie nei posti più impensati e oggi più che mai non abbiate pregiudizi sull’estrazione politica o culturale delle vostre fonti. Ci sono dei paletti che non vanno spostati, a nessun costo. Non importa se l’argomentazione per spostarli è becera o sofisticata, di destra o di sinistra, caritatevole o manageriale. Chi scappa dalla tortura non può essere consegnato ai torturatori. Un uomo va trattato come tale, sempre. Il che non vuol dire che non devono esserci regole. Ma se una regola impone di abbandonare una persona nel deserto, disobbedire è un dovere. Avete presente Antigone? E lì si trattava solo della sorte di cadavere….


Domani posterò le foto del secondo stupendo segnalibro che ho ricevuto. Ma oggi, scusatemi, devo sospendere tutto per una cosa grave, gravissima. Questa. Non so se a tutti è chiaro cosa significhi questo episodio. Provo a spiegarlo, a parole mie (ma parole più efficaci e qualificate spero arrivino presto). Intercettare un barcone di migranti in mare e "riportare" i suddetti migranti in Libia non si può fare. Non è un colpo di genio, è una violazione del diritto internazionale. L’Italia e la maggior parte dei Paesi del mondo (Libia esclusa!) ha firmato la Convenzione di Ginevra del 1951 che prevede il principio di "non respingimento". In soldoni, se qualcuno arriva nel tuo Paese in qualunque modo (anche senza passaporto e visto, quindi) e ha bisogno di protezione -.perché scappa dalla guerra, dalla tortura, da una persecuzione, etc – , tu non puoi rimandarlo indietro. Non si tratta di quanto sei buono. E’ un obbligo internazionale, in vigore da 57 anni. Se tu pigli 227 naufraghi (tra cui donne e bambini), le carichi su una nave, gli dài da bere e da mangiare e li consegni alle autorità libiche senza neanche chiederti chi sono, non li hai soccorsi (il soccorso prevede lo sbarco in un posto sicuro): ti sei solo macchiato di un crimine. Non sei stato efficiente e brillante. O meglio: lo sei stato se consideri la "soluzione finale" di Hitler un sistema brillante per risolvere un problema.

Io ho paura di un Paese in cui chi ordina questo si vanta di aver compiuto un atto senza precedenti. Forse bisognerebbe chiedersi perché non ha precedenti. In cui il diritto internazionale è ignorato, eluso o addirittura ridicolizzato. In cui episodi gravi come questo non si fanno più nemmeno di nascosto.

Soprattutto ho paura di un Paese in cui i commenti alla notizia on line sono quasi tutti di plauso. In cui si applaude davanti a una potenziale strage, perché "bisogna usare la linea dura". Possibile che non ci sia più limite? Che davvero si creda che delegando a qualcun altro il compito di ammazzare non si commetta un omicidio? Non so che pensate voi, ma io credo che queste 227 persone le abbiamo sulla coscienza tutti. Fosse solo perché lasciamo che tutto continui così.