Rabbia

Tribune elettorali. Quanto suona bene l’argomento degli sbarchi interrotti. Il Centro di Lampedusa vuoto. L’Italia dispensata anche dallo sporcarsi le mani con respingimenti: ormai lo fanno i libici nelle loro acque territoriali. Gli argomenti per controbattere sono molto più deboli. Così non facciamo arrivare gente che noi stessi riconoscevamo bisognose di protezione: somali, eritrei, nigeriani, avoriani… Ormai non è più un problema nostro. Poveracci. Ci penserà Gheddafi. E’ un crimine internazionale. Ma non è perseguito e in effetti tanti altri crimini internazionali non sono perseguiti né realisticamente perseguibili. Mandiamo a morire persone vere, con nomi e cognomi, magari sorelle, nipoti, figli di nostri amici qui. Le disgrazie succedono. E poi chi li conosce questi vostri amici?

Un vortice di impotenza. Ho provato a immedesimarmi con chi si trovava, poco fa, a rispondere a La Russa. Non so se avrei saputo rispondere. Cioè, sarei stata certamente in grado. Ma con quale efficacia? Zero. Curiosamente questa sensazione me ne richiama un’altra. Oggi ho letto un articolo corposetto in inglese su nota (agli addetti ai lavori) rivista scientifica che qualcuno si è preso il disturbo di dedicare alla pessima recensione di un libro da me pubblicato qualche anno fa. Alcune critiche sono davvero discutibili. Altre possono avere un fondamento. Ma quello che colpisce è la finalità: non certo quella di una critica costruttiva. Altre logiche, a cui non sono abituata. Fa pensare.

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