La primavera è arrivata nella Capitale. Certo, stare chiusa in un sotterraneo non aiuta a beneficiarne. Però va nettamente meglio. E potrebbe anche migliorare. Meryem potrebbe smettere di fare ferocissime rappresaglie quando la lascio al nido e il risveglio inevitabile alle 4.45 (neanche il cambio di ora ha potuto nulla) potrebbe anche evitarlo. Però sta bene, ride, mangia e avuto questo si ha già il 99%.

Ieri abbiamo passeggiato lungamente sulla pista ciclabile, dal ponte del Mattatoio fino a Ponte Sisto. Meryem dopo un po’, stufa del passeggino, si è accmodata sulle spalle di Nizam. Cercava di afferrare i rami, lo tirava di qui e di à usando i capelli a mo’ di briglie (ahia) e si è fatta un bel pranzo al sacco di salmone sui gradini di Piazza Trilussa. Vicino a noi si era seduta una coppia di turisti anglofoni, impegnati a fabbricarsi panini di pizza bianca e pomodoro. La curdina ha iniziato a puntare con decisione la pizza. Fatti i primi sorrisi di circostanza, la situazione si è fatta un po’ imbarazzante. Prima di doverle staccare gli artigli dal pranzo dei due, abbiamo creduto opportuno allontanarci.

Certo, l’incertezza del futuro e le scocciature burocratiche non smettono di accompagnarci. Però oggi penso che riusciremo a fare fronte a tutto. O quasi.

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