Oggi riflettevo su un fatto. Molti dei blog che leggo sono un po’ letterari, o artistici, o creativi. Cioè raccontano storie vere di vite vere, ma in una luce particolare e, in un certo senso, un po’ fiction. Direi che dovrebbe essere così, se si ha la pretesa di interessare altri. Però io ho ceduto al blog personale dopo un po’ di resistenze, per cui quando ho ceduto l’ho fatto di schianto. Niente oasi serene o immagini idilliache, niente angolino perfetto dove tutto va bene o almeno tutto va in modo interessante e godibile per il lettore. Per questo credo, a volte sono travolta da una sensazione di inadeguatezza. Non tanto (e non solo) come madre. Ma proprio come autrice di blog. Io mi spiattello così, nuda e cruda, con tutti gli sbalzi d’umore e le paturnie, nei miei slanci e nei miei disappunti, senza far caso assolutamente al ritmo, all’immagine.

Aggiornamento. E così anche Panzallaria, dopo Basla, si mette in pausa. Prima avevo perso Eulix e, prima ancora, Cacaoamaro. Mi sento un po’/molto più sola.

9 pensieri riguardo “”

  1. Anche il mio blog era nato per scrivere di poesie, e alla fine è diventato un accrocchio di stupidate. Poi in fondo va anche bene così, perchè è diventato un po’ un percorso di autoanalisi, sicuramente non sempre piacevole da leggere, ma piacevole da scrivere.

    Dopo questo periodo bruttissimo (sul forum ho dettagliato tutto, se ti va…), in cui ho provato delle angosce enormi (lavoro, lavoro), ho capito che avevo bisogno di tanta leggerezza. E di qualcosa di bello.
    Per questo mi sono inventata quella cavolata del nuovo blog. Sai quando solo le cose inutili ti danno pace?
    Come comprare un nuovo lucidalabbra, o delle mollette rosse.
    Più o meno uguale.

    Dici che è una brutta cosa?

    Certo che la chiusura di Panza è una mazzata… che tristezza, stasera.

  2. Anche io mi spiattello nuda e cruda nel mio blog…ma raramente mi aspetto che anche gli altri lo facciano…almeno non nello stesso modo.
    Anche a me è capitato di perdere qualche pezzo per strada…si dice che è etere etere etere, ma quando succede…

    dani

  3. E’ anche per questo che il tuo blog e’ uno dei miei preferiti!

    C’e’ comunque chi sceglie una certa maschera solo per il bisogno di piacere a se’ stessi, non necessariamente per cercare pubblico consenso. Io per lo meno non posso essere nuda e cruda come spesso vorrei perche’ mia madre e’ iperansiosa e legge il mio blog quotidianamente: cercare di spiegare a lei che in realta’ va tutto bene sarebbe troppo faticoso.

    Comunque e’ vero: ho notato anche io che non appena si accenna a depressione, periodo nero etc, non appena un blog “allegro” cambia di tono i lettori diminuiscono. Credo che sia normale: molte persone non sanno come reagire o cosa consigliare in quei casi, o semplicemente c’e’ chi non vuole leggere di problemi altrui.
    Sta’ di fatto che a me per Panza dispiace un casino, ma il blog e cercar di far ridere gli altri credo che sia l’ultima delle sue preoccupazioni. Adesso deve solo pensare a guarire , nella pelle e nell’anima.

  4. Temo di essermi espressa male. Assumere un’immagine pubblica non è una brutta cosa, affatto. Lo apprezzo molto e infatti leggo regolarmente i blog fatti così. Credo che un blog idealmente dovrebbe essere così, o per lo meno sia molto auspicabile che sia fatto così.

  5. Infatti Chiara ti sei spiegata bene. Ho collegato il tuo post a quello di Panza e tra me e me ragionavo sul fatto che molto spesso il blog nasce come sfogo personale, una cosa per se’ stessi, ma poi con il passare del tempo,diventa quasi una schiavitu’ , nella paura che gli amici che ti seguono non condividano quello che scrivi o non gli interessi.
    Ecco tu sei stata bravissima nello scrivere principalmente per te, ed e’ per questo che mi piace leggerti.

  6. Aaah, se parliamo di blog di sfogo, spettinati e quant’altro, cosa dovrei dire del mio che manco correggo gli strafalcioni? Sono belli tutti.

    Il numero delle visite sinceramente manco lo so, a volte noto però che proprio nei momenti neri si fanno vive tante persone, anche che non conoscevi, nei commenti.

    In fondo siamo tutte quante le die-hards reciproche: come diceva Roberta Filava ultimamente, un blog è un forte strumento di selezione. Ci incontri più persone affini a te che nella vita, perché per visitare regolarmente un blog devi averne voglia, devi sentire un’affinità con chi lo scrive, poi ci si cominica a frequentare e scriversi anche fuori dal blog.

    Il grosso dei lettori magari passa, torna dopo un sacco, non ha questo bisogno quotidiano di seguire i fatti tuoi. I die-hards si. Compatiscono nel vero senso della parola, nel senso che soffrono con e per te (vedasi Panza), ma sono anche allegri con te, si riconoscono in quello che dici, gli fai venire delle idee o esprimi cose che una magari pensava ma non sapeva tirar fuori.

    Insomma, affinità elettive.

    Certo, io ammiro chi sa crearsi una personalità da blog, perché c’è un grande artigianato della scrittura dietro. C’è chi ha dei blog a tema che riescono ad essere molto coerenti. Mi piace leggere aqnche quelli, ma più come leggerei l’enciclopedia.

    Io non ci riuscirò, credo. Non se non mi pagano, perché quello diventa lavoro.

    A me, lasciatemi divertire, sui blog. I miei, e quelli degli altri.

  7. quando ero…ah ah come dire, piccola???…scrivevo un diario, oppure lettere alla mia migliore amica. Poi li chiudevo a chiave in un cassetto. Però la sera tornavo, lo riaprivo, e nessuno mi poteva aiutare se ero ancora depressa.
    Ora sono…ehm…grande?, tengo un blog perchè…a volte lo posso fare anche dal lavoro e perchè, diciamocelo, ormai facciamo quasi fatica a tenere una penna in mano!, ma in questo modo, anche se l’ho reso privato, l’ho un po’ chiuso a chiave in un cassetto, le mie amiche virtuali possono aiutarmi. Consigliarmi. Riprendermi, se sbaglio.
    Sono questi i motivi per cui io scrivo. E i motivi per cui leggo, per cui ti leggo. Non sempre voglio ridere, a volte voglio anche vedere che c’è una mamma che lotta come me con notti insonne o pappe rifiutate.E voglio sorridere, se la sua bimba sorride, se lei sorride.

    ma stavolta mi sa che sono io che non mi sono spiegata….

  8. Si, Michi, ti sei spiegata. La riflessione era nata dopo uno scambio di commenti con Poesia, ma soprattutto pensavo al blog di Lanterna, che mi piace un sacco, ma è molto diverso dal mio (ovviamente). Me lo chiedevo perché a volte mi capita di pensare: ma va tutto così bene a loro? Sempre? Da essere sempre impeccabili? Ma poi mi dico che non è così, conta molto l’artigianato della scrittura di cui parla Mammamsterdam. Panz aveva trovato un’eccellente sintesi, secondo me. Riusciva a scrivere accattivante anche dei suoi momenti neri. Ma poi, giustamente, le è pesato troppo. Io avevo iniziato il blog sui rifugiati con le migliori intenzioni, cercando di essere “utile” e coerente. Poi però, forse perché era diventato troppo coincidente con il lavoro, forse perché la mia vita privata si era mischiata anche con quel livello, non sono riuscita a mantenerlo regolarmente.

  9. io penso che la potenzialità del blog è che ognuno è editore di se stesso, con tutti i benefici che questo comporta: ne puoi fare quello che vuoi.
    quando ho aperto il mio blog, più di quattro anni fa, era un periodo piuttosto brutto lavorativamente parlando: mi trovavo incastrata in un lavoro che non mi competeva, sottoimpiegata e vittima di un mobbing che giorno dopo giorno stava diventando sempre più pesante. e aprire il blog è stato per me una valvola di sfogo importante, perché anch’io mi ci mettevo, nuda e cruda. finché non è arrivata la doccia fredda: la collega che tanti problemi mi stava creando leggeva il mio blog, lo usava contro di me con il direttore lamentandosi perché parlavo di lei con tanto livore, che brutta persona che ero eccetera eccetera….
    panico. sono andata nel panico. controllavo gli accessi e vedevo il suo ip e il suo terminale che arrivava 10-15 volte al giorno. ho pensato di chiudere il blog, ma a questo punto sarebbe sembrato quasi un’ ammissione di colpa… d’altra parte mi stavo veramente giocando il posto di lavoro.
    e qui devo veramente ringraziare il mio amico antonio, che mi è stato vicino e mi ha consigliata. e mi ha detto: paola, in fondo il blog è una vetrina: loro si divertono ad spiarti aspettando una tua mossa falsa? e tu invece dai il meglio di te. comincia a raccontare belle verità.
    sono nati così la pulce, il principe grospo e tutti gli altri personaggi che popolano il blog. che sono tutti personaggi assolutamente reali, ma raccontati in chiave ironica, divertente, molto spesso buffa ma sempre con tanto affetto.
    e devo dire che questo cambiamento ha pagato: al lavoro a un certo punto tre anni fa c’è stata una svolta improvvisa e ormai insperata, la tipa ha conseguentemente smesso di essere un problema… e devo ammettere che comunque ora mi diverto molto di più a scrivere sul blog.
    i periodi brutti, anzi neri, ci sono. ma non ne parlo. mi limito magari a non scrivere, sparisco per un po’ e poi ricompaio. ma in fondo il bello del blog è anche questo: puoi aggiornare quando ti pare 🙂

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