Se c’è una cosa che adoro del bar degli energumeni, l’ameno luogo dove pranzo e talora faccio anche colazione, è la radio perennemente sintonizzata su una stazione che trasmette grandi successi del passato. Dai Beatles agli Eagles, passando per gli 883. Ti dà quel senso di familiare, di tranquillo, di rassicurante. Mai una nota stonata, mai un capolavoro troppo impegnativo. Roba da fischiettare. Il luogo deve la sua denominazione all’aspetto un po’ truce dei gestori, che tuttavia sono le persone più affabili del mondo.  Anche in quel caso, si crea un clima da famiglia numerosa, un po’ sbrigativo ma caloroso. Mi piace, mi ci sento a mio agio. Ogni tanto le patate al forno sono spaventose e il pane-osso è una prova non da poco per i denti e le gengive. In compenso, alcune pietanze toccano, nella loro semplicità, vertici di alta cucina: spaghetti con le vongole, polpette in umido, la matriciana così come ignoranza romana vuole, la carbonara dell’ultim’ora, gli gnocchi con i pezzi di lesso. Le porzioni sono generose e quando la tua è l’ultima del piatto di portata, si abbonda. Come in famiglia, tale e quale. Anche molti dei dolci sono home made e spesso, diciamocelo, sono persino troppo per il senso di colpa medio. Mi piace, il mio baretto. Ci ho portato sorelle e amici. Me lo godo ogni giorno, canticchiando le canzoni famose e, quando riesco, mi concedo persino un café mattutino seduta al tavolino, leggendo i giornali gratuiti. Grazie, Katia & co.!

2 pensieri riguardo “”

  1. E che dire della pasta e fagioli o della zuppa di ceci?
    W il bar degli energumeni, che anche quando sono a Roma mi fa sentire un po’ a Palermo …

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