Se fossi una madre assennata, non incoraggerei Meryem a soggiornare sotto il tavolo Ikea. Ogni tanto ci provo a dirle che fa freddo, che è sporco, che non si sta sdraiati per terra. Ma più spesso cedo al suo richiamo e ci buttiamo là sotto, sdraiate una accanto all’altra. A volte leggiamo, o addirittura ci beviamo un succo o mangiamo qualcosa. Più spesso non facciamo nulla: ci guardiamo, ridiamo, lei ordina e io obbedisco (esci, mamma! vieni mamma! cucù settete!). Lo sento come uno spazio comune tra me e mia figlia, quel quadrato sotto il tavolo Ikea. Durerà? Quanto durerà? Se lo ricorderà? Quante incognite inutili.

Oggi il tempo era abbastanza infame. Volevamo andare alla kitchissima sfilata storica del Natale di Roma, abbiamo ripiegato sui Musei Capitolini. La guerrigliera è stata abbastanza brava. E’ corsa su e giù, saliva e scendeva gli scaloni, si è innamorata del cavallo di Marco Aurelio. Almeno non abbiamo ceduto al grigiore di questa domenica. Ci siamo un po’ inumiditi, ma abbiamo condiviso la sorte di tutti i turisti nordici, che marciano impavidi e sorridenti, talora in shorts, con nidiate intere di frugoletti al seguito. Se ce la fanno loro, perché non noi? Speriamo di non pagare questa botta di cultura con un malanno primaverile.

2 pensieri riguardo “”

  1. Io vorrei pensare che in qualche modo questi ricordi dureranno… magari non consciamente, ma magari in un profumo, in un suono, in una sinestesia.
    Speriamo!

    Mammafelice

Scrivi una risposta a utente anonimo Cancella risposta