Ieri sono andata a una festa a cui Meryem era stata invitata, con apposito bigliettino di Winnie the Pooh. Compleanno di bambina sconosciuta, figlia di sconosciuti. Le piccole si frequentano perché le rispettive tate sono amiche. Questo avrebbe dovuto insospettirmi. Ieri ho scoperto una grande verità: le tate costituiscono la vera struttura del territorio. Loro sanno, loro controllano, loro presumibilmente giudicano. Vedete, alle madri dei giardinetti (anche grazie ai memorabili post di Panzallaria) ero preparata. Tu puoi incrociarle, in fondo fiera della tua anomalia che ti consente quel comodo disincanto epistemologico che fa sì che tu possa descriverle e persino ironizzare. Ma ieri, presentandomi ai genitori che mi avevano invitata assolutamente al buoio, mi sono resa conto che loro erano proprio come me. Il grazioso vestitino della mamma filiforme e bionda non nascondeva il fatto che lei, come me, fosse una pedina delle tate. Le tate gareggiano, ostentando le virtù delle "loro" bimbe. Le tate si riferiscono in tempo reale ogni particolare utile. E in quel caso io e la mamma filiforme e bionda eravamo esattamente sullo stesso piano. Tata contro tata, noi attrici non protagoniste. Ho poco da fare la snob.

Dopo un’ora e mezza ho lasciato la festa, con la borsa piena di panini al salame che una terza tata mi aveva avvolto in un tovagliolino per "mio marito" (non prima di avermi candidamente precisato che sapeva benissimo che questo non è il mio primo marito, che prima avevo un cane ed ero solita portarlo a passeggio intorno alle otto). Ero talmente senza parole che non ho neanche tentato l’inutile impresa di spiegarle che "mio marito" non mangia salame. E che comunque solitamente non me ne vado dalle feste facendo scorte di viveri. Mi ero arresa del tutto al mio destino di mamma esautorata. Poi ho guardato la guerrigliera, che rideva felice e se la spassava un mondo in questa selva di simil nonne molto veraci. E allora chissenefrega. Che si viva un po’ d’aria di paese e i suoi giardinetti pomeridiani, dove io (confessiamocelo) non avrei mai la pazienza di soggiornare per più di mezzora.

Oggi ho raccontato alla mia tata che eravamo andate alla festa. "Però sei andata via prima della torta", ha ribattuto lei (che non c’era). Touchée.

4 pensieri riguardo “”

  1. Hai ragione tu, sa tanto di paese, della piazzetta dove le vecchie si riuniscono a fare l’uncinetto e chiacchierare (dei secondi mariti altrui) e en passant raccattano pargoli caduti propri o altrui, “vieni dalla signora che ti do una bella cosa” (cosa che in periodi postmoderni e pedophile-conscious nessuno si azzarderebbe a pronunciare, neanche con il massimo candore).

    Che ti riferisono prodigi e mancanze del figlio, ma molto più spesso ci mettono una pezza loro al momento e buonanotte.

    Lo so che a noi madri questo dà un senso di controllo sociale che magari abbiamo fatto di tutto per toglierci di torno. Però è consolante anche sapere che nei vari universi dei nostri bambini ci sono anche queste tate coinvolte, perché alla fine ci aiutano anche a conoscere gli amici dei nostri figli e i loro genitori.

    cosa ce ne vogliamo fare, di questo influsso, ognuno poi decide per sé, ma se penso ai bambini ancora lo vedo come una cosa bella.

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