Edipo,dove sei?

Ogni promessa è un debito: ecco a voi la seconda istantanea di casa Peri. Autrice: io in prima media. Il titolo, questa volta un po’ sibillino, è “Prendiamo lo spunto da…”. Ovviamente non saprei precisare da cosa mai abbia preso spunto. Ne è venuto fuori un ritratto decisamente poco ufficiale di quello che era un affermato, stimato e persino temuto studioso di storia del cristianesimo e delle chiese: mio padre. Avverto i curiosi che il personaggio si presta poco alle googlate: la bibliografia di un monsignore suo omonimo e poco più giovane di lui è inestricabilmente mischiata alla sua, persino nei cataloghi della Biblioteca Nazionale. Mi sento in dovere di precisare che mio padre non ha scritto mai nulla su San Francesco e Santa Rita. Di molti santi si è occupato, ma erano rigorosamente ignoti ai più (i più famosi, per dire, erano S.Cirillo e S.Metodio). Ma non perdiamoci in dettagli.

Padri, questo è un monito per voi. Per quanto stimati possiate essere nella vostra professione, sappiate che quelle iene dei vostri figli vi descriveranno così, distruggendo in poche paginette di quaderno la vostra reputazione.

Nella mia casa, tra tante donne, mio padre non è tenuto in grande considerazione e di solito noi sorelle ci rivolgiamo a mia madre. [Già l’incipit è tutto un programma]. Quando non è a lavorare, alla Biblioteca Vaticana, è la persona in casa che non aiuta mai disturbando tutti: comincia a leggere il giornale o a correggere le bozze, spargendo fogli e penne ovunque, magari dove è stato appena messo in ordine [e abbiamo sistemato anche le numerose produzioni scientifiche: cartacce ingombranti]. Dal suo divano o dal letto brontola e dice frasi come questa, che è rimasta celebre: “Aiutiamo la mamma, sparecchiate”. 

Ogni tanto cerca di rendersi utile [concediamoglielo] e in quelle poche ore pomeridiane che non sono occupate dal suo riposino o dal lavoro [in quest’ordine], si aggira nei pressi della cucina. Dopo aver cucinato cosine piuttosto buone [su, questo ammettiamolo], si ritira in poltrona a leggere il giornale, lasciando piatti sporchi, bicchieri e patacche sparsi per la cucina.

Quando dobbiamo viaggiare preferisce perdersi piuttosto che chiedere un’informazione ad un passante e quando gli facciamo notare che forse sarebbe meglio farci indicare la strada da qualcuno brontola che lui può trovarla da solo. Se deve partire aspetta l’ultimo momento, infatti se cerchiamo di farlo muovere prima dice che gli mettiamo fretta, ma all’ultimo momento inizia a gridare: “Marina! Il mio passaporto! Chiara! La macchina fotografica! Vittoria! Il mio fazzoletto! Muovetevi!”.

Un’altra delle sue teorie è che qualsiasi malattia, dal raffreddore al morbillo, derivi dal fatto che non portiamo il cappello. Quindi, ogni volta che tentiamo di uscire, ci rivolge queste parole: “Marina! Chiara! La berretta!”.

Comunquenonostante tutto questo, mio padre è spesso affettuoso e giocherellone [quanta magnanimità!]: riesce in particolare a conquistarsi la simpatia degli animali di ogni genere e dei bambini piccoli di qualsiasi nazionalità. Molti ricordi della mia infanzia hanno come protagonista la figura di mio padre, che veniva ogni sera a raccontarmi favole inventate da lui o a cantarmi canzoni di montagna.

5 thoughts on “Edipo,dove sei?”

      1. aspettali pure per tutta la vita…. in 8+8 anni di scuola dell’obbligo delle mie due figlie ne ho letto uno.
        assegnato da una supplente, credo per disperazione o semplice nostalgia.
        semplicemente, non si usano più, i temi a sfondo famigliare (nel caso della figlia numero 2 non si sono usati proprio i temi, e i risultati si toccano con mano….)

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