Impermanenza (con quel pizzico di sfiga)

“La stai prendendo anche troppo bene”, tenta di confortarmi la collega in pausa pranzo. Bene, stamattina, ho preso una sola cosa: un palo in faccia. Proprio in pieno. Avete presente quei bei pali di ferro dei segnali stradali, o magari che reggono un lampione o roba così? Solidi, robusti, ben piantati. Visibilissimi. A chi non sta giocherellando con il suo nuovo smartphone, desiderato e bramato per anni, per leggere l’ultimo commento al precedente post di questo blog (ah, la vanità…).

Stud. Craaaash. Tra le stelline che mi turbinavano davanti agli occhi per la botta al naso, vedo il mirabolante Samsung Galaxy S II, dono del kebabbaro per i miei 40 anni, spiaccicarsi rovinosamente sul sampietrino. Di faccia. Aggirando viscidamente la funzionale custodia paraurti in immacolato silicone, da me acquistata il primo giorno di utilizzo. “L’importante è che non si sia fatta male”, commenta una premurosa passante. Nooooo, vorrei urlare io. No, no, no. Era meglio se me lo rompevo, il naso. Ma ora che avevo Foursquare e pure Instagram (che vabbè, da oggi si venderebbe le mie foto, ma dubito ci si farebbe ricco), proprio ora che assaporavo il compiaciuto multitasking delle vere donne 2.0, mi tocca ritornare all’Androide primitivo, che si smonta da solo ogni volta che lo infilo in borsa?

Dopo una rapida visita a un punto assistenza Samsung (“Non lo siamo più da tre anni e comunque tanto vale che se lo ricompra. Garanzia? Macchè. Le pare che se le dò un cazzotto in faccia è coperta da garanzia?” – Grazie, scostante giovincello, spero che ti si sfracelli anche il tuo appena stacchi, e poi che cavolo di esempio è?) e una più confortante puntata in un negozio di cellulari (“Ma no, non è morto, vede che è illuminato? Eviti come la peste i punti di assistenza Samsung, non lo faccia toccare da nessuno e vada proprio al capannone Samsung, a via del Fosso della Magliana. A pagamento, ma vedrà che lo riparano”) ho deciso di prendere la cosa con filosofia e sono giunta ad alcune importanti conclusioni

1) Data la rarità dei regali del kebabbaro, avrei fatto meglio a mettere il telefono in una teca di cristallo per imperitura contemplazione. Tuttavia, dato che invece ho scelto di usarlo…

2) Io sono una donna che sbatte contro i pali. Devo farmene una ragione. Non è la prima volta che mi capita e non sarà l’ultima. E, nonostante la mia prima reazione, rompermi (anche) il naso non era meglio. Magari era l’occasione per rifarmelo e diventare strafiga, con quei 15-20 giorni di malattia necessari alla bisogna, ma magari no.

3) Sapevo che desiderare così ardentemente un bene superfluo avrebbe creato uno squilibrio nel mio karma. Il mio karma di persona sgarrupata non c’è proprio abituato. Cosa c’è di meglio di un pellegrinaggio in via del Fosso della Magliana per espiare (o, più probabilmente, più di uno, accompagnato da doloroso esborso pecuniario)? Osservo, per inciso, che vie dal nome così inquietante esistono solo nella città dove ho l’onore di vivere. Se la Samsung fosse stata in viale Leopardi, non avrebbe avuto lo stesso effetto catartico e quaresimale.

Il tutto per dirvi: se state tentando di telefonarmi o, peggio, mandarmi un sms, desistete fino a nuovo ordine.

10 thoughts on “Impermanenza (con quel pizzico di sfiga)”

  1. L’ho preso un palo in faccia.
    Gita di terza media, camminavo guardando il ragazzo che mi piaceva… immaginati il finale. Ho ancora il segno sul sopracciglio.
    Solidarietà.
    Però vacca… al galaxy nuovo non dovevi fare questo…

  2. ciao!
    la 2) me la sono ripetuta tantissime volte anch’io. non sai quante volte mi sono arrabbiata con me stessa per aver fatto una ca**ata, per poi dovermi rassegnare alla realtà che io sono così e farei meglio ad accettarlo. tu sbatti nei pali, io PRIMA vado nei posti e DOPO controllo l’indirizzo, che 9 volte su 10 era un altro.
    però se non fossimo fatte così non saremmo noi. e io, nonostante tutto, sono abbastanza contenta di essere me.

  3. Allora. Io non mi sono spiaccicata su un palo, ma ho rotto il naso cadendo di faccia dalla bici, sul pavé di Milano. Ti giuro Chiara che è molto, ma molto, ma molto meglio che tu non te lo sia rotto. Tanto non te lo rifanno, quando te lo rompi. Te lo peggiorano e basta, il naso.
    E fa un male cane l’ operazione.

    Ti senti meglio ora, vero? 😀
    Bacio, Paola

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