Piccolo canguro: una favola per l’inserimento

Piccolo canguro

Durante una delle nostre spedizioni alla piccola e media editoria, lo scorso dicembre, mia sorella Marina mi ha regalato questo libro di Guido van Genechten, che ho subito apprezzato moltissimo. Oggi, rileggendolo a Meryem, ho pensato che è molto adatto a questo periodo dell’anno, in cui le mamme si confrontano con inserimenti a scuola e i relativi distacchi, più o meno sofferti.

Piccolo Canguro è restio a saltar fuori dal marsupio della sua mamma. La mamma cerca di invogliarlo, di stimolarlo, di spingerlo fuori dolcemente. Perché è giusto così, ma anche perché, umanamente, è stanca e non ce la fa più a portare tutto il giorno il peso di un cucciolo un po’ cresciutello. Alla fine anche il cangurino mammone si lancerà nel mondo, nel modo più naturale: saltando dietro a un nuovo amichetto.

Mia sorella mi raccontava di voci – non so quanto fondate – relative al fatto che questo libro, olandese, avrebbe incontrato qualche resistenza prima di essere tradotto in italiano e che sarebbe stato addirittura rifiutato, in quanto poco in linea con l’italica sensibilità, da alcune editrici più famose. Non ho idea se sia vero. Certo è che questo concetto della fisiologica stanchezza della mamma, che nulla toglie alla gioia positiva dell’indipendenza, è certamente uno degli elementi che mi ha reso questo libro dalle illustrazioni deliziose assai simpatico.

Lo dedico a tutti i genitori alle prese con queste settimane di rodaggio. A quelli che si sorprendono a desiderare che i figli crescano in fretta (salvo poi pentirsene, quando crescono davvero). Ai genitori sgarrupati come me, che sentono gli uccelli cinguettare e, nonostante tutta la fatica, provano ancora l’impulso di muovere qualche passo di danza (se non ci vede nessuno).

5 thoughts on “Piccolo canguro: una favola per l’inserimento”

  1. Bella la storia del canguro. Per tutte, e ancora su questo tema, ma anche su MOLTO altro, segnalo il film Monsieur Lahzar, che si conclude con la breve storia della crisalide , molto bella e pertinente. Sicura che ti piacerà, chiara. Alla prossima, buona vita, rosaria

  2. Come tu sai verso i 18 anni i ragazzi in Olanda escono di casa. si affittano una soffitta dalla vedova che deve arrotondare, un appartamento da studenti, quello che è. ho avuto un collega all’ università che divideva casa con gli amici anche se i suoi abitavano a un km. e all’ epoca mi sembrava una cosa strana.
    Come mia madre a me a volte pure io affronto con i figli la cosa: Amore, ma che bello, pensa che fra 10 anni, quando rpendi casa da solo, io e papà ti veniamo ad aiutare a veniciare le pareti, come fanno i nonni con noi.
    G;i è venuta la crisi della cozza. Hanno detto che restano con noi, lavorano e ci puliscono casa (che preferirei sparecchiassero adesso). Hanno deciso che se noi moriamo o andiamo in casa di riposo restano loro due a vivere qui.
    Come hai detto che si chiama questo libro?

  3. Che bel messaggio! Certo che ‘sta storia dell’italico sentire ha un po’ rotto le scatole: io non ne sento una contenta di avere i figli attaccati alle gonne 24 ore su 24.
    E quelle poche che sento hanno poi tutta una serie di altri aspetti quasi patologici…

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