Ieri sera mi sono fatta coinvolgere in qualcosa che non facevo dai tempi dell’università: una riunione a sfondo vagamente "politico". Nei locali di una scuola elementare del quartiere, un gruppo molto composito del costituendo Coordinamento Antirazzista di Monteverde ha complettato amenamente per diverse ore su temi che spaziavano dalle politiche in materia di immigrazione alle più disparate istanze sociali, dall’orto della pace al laboratorio di fotografia, per culminare nel "volantinaggio per coscientizzare". C’è una parte di me che ha orrore di queste cose. Ma un’altra, al momento prevalente, che subisce il fascino perverso dei Don Chisciotte di quartiere. Che si prefigura spazi comuni e aree verdi autogestite, picnic sociali e dibattiti. E resta inevitabilmente incastrata in gruppi di lavoro improbabili che non ha tempo di seguire.

4 thoughts on “”

  1. Beh, conviene che la parte di interventismo sociale come la tua prevalga, perchè sabato sera vedo spuntare banchetti che propagandano insulti etnico politici come “Case italiane agli italiani”
    E non era neppure la solita lega

  2. Concordo che è necessario. Per questo, scherzi a parte, mi sono imposta di superare stanchezza, diofficoltà organizzative e solite remore. Ma il cammino si prospetta davvero arduo.

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