Oggi ho avviato un esperimento di ottimizzazione delle risorse umane di casa nostra. Dato che Nizam da una settimana ha lasciato il lavoro al cantiere per dedicarsi alle procedure di avvio del negozio di kebab, sto tentando di riformulare le competenze mattutine: io preparo e vesto Meryem, lui ultima le procedure e la porta al nido un po’ più tardi. Ciò vorrebbe dire spostare la sveglia dalle 6.10/6.15 alle 7.00 (con un po’ di allenamento, anche 7.15). Il piano, in sé geniale, ha un paio di punti deboli. Ma ci si può lavorare. Tipo: Nizam non deve chiudersi sotto la doccia esattamente all’ora in cui io dovrei uscire. Oggi è finita a schifio, con acceno di rissa tra me e il curdo e sonnolento padre. Meryem faceva da contrappunto con una rappresaglia a base di capricci. Alla fine sono riuscita a riportare la situazione sotto controllo, facendo solo una decina di minuti di riitardo al lavoro. Ho per fortuna avuto l’illuminazione di pretendere da Nizam di salutarci con un bacio come sempre: Meryem a quel punto si è illuminata in modo così evidente che un brivido di orrore mi è corso lungo la schiena. Cavolo, che responsabilità. Non si può neanche rissare un po’ a cuor leggero.

Sulla sostenibilità generale del piano preferisco non pronunciarmi. Non so davvero se, una volta aperto il negozio, riuscirò a farlo alzare all’alba a prescindere dall’ora in cui andrà a letto. Ma per ora cercherò di restare fedele alla linea "più sonno per (quasi) tutti".

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