Un Natale da eremita e il dubbio mi assale: ma sarà davvero meglio così? Mai come quest’anno avrei avuto voglia di tradizione. Magari a piccole dosi. Ma nel caso della mia famiglia non sarebbe neanche tradizione: sarebbe innovazione radicale e probabilmente non auspicabile. E allora forse avrei voluto attingere a un po’ di famiglia altrui.
Ala fine non so bene cosa voglio. C’è un lato importante di me che cerca la solitudine, che mal sopporta i doveri mondani e che è, in sostanza, come i miei genitori forse avrebbero voluto che io fossi (?). D’altronde, la solitudine mi terrorizza. Non è vero che me la godo positivamente, come cerco di raccontarmi. Ora la presenza di Meryem complica ulteriormente le cose, ma in fondo me le complicavo in ogni caso, con una scusa o con l’altra.
E adesso mi rendo conto, per bizzarra coincidenza, che esattamente cinque anni fa, nel secondo post di questo blog, scrivevo la stessa cosa: "Non so cosa voglio". Sono dunque sempre allo stesso punto? So benissimo che non è così. Ma la perfezione certamente non è di questo mondo. O almeno non è di casa qui da me.

2 pensieri riguardo “”

  1. a me sembra soltanto una dichiarazione di metodo, e nemmeno delle peggiori. Anzi, per me forse la migliore o quasi, non sapere quello che si vuole. vuol dire che sei aperta a quello che ti scorre incotrno senza preconcetti.

    Mammamsterdam

  2. Forse hai ragione. L’importante però è non essere rassegnati. Su questo atteggiamento del subire, per poi lamentarmi, devo seriamente lavorare nel 2010.

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