L’ultimo bacio mi è sempre sembrato un film squallido, troppo per essere vero. Oggi, rivedendone spezzoni, mi sono trovata a pensare che spesso, più spesso di quanto uno si aspetti, è la vita ad essere squallida. Non è un bel pensiero. Alla fine ci si sente in balia di qualcosa di indefinito. Meglio pensare di avere davvero la possibilità di fare qualcosa, o meglio affidarsi al fato e alla fortuna? Io oggi mi attacco all’immagine di Nizam che lancia in aria Meryem, a mo’ di amuleto. Ma chissà cosa dobbiamo vedere ancora.

7 thoughts on “”

  1. Ma guarda!Perchè squallido?
    Mi incuriosisce, perchè invece a me (all’epoca avevo giusto 30 anni) era piaciuto molto. Lo trovavo anche piuttosto rappresentativo di una generazione.
    Ciao! Elisa

  2. Mah, a me questo tema del terrore delle responsabilità più che la celebrazione di una crisi esistenziale mi pare un incitamento al menefreghismo più consumistico. Questi figli di papà che vogliono essere eterni adolescenti, tanto poi quando si decidono a crescere hanno lì pronta la villa con il labrador a me hanno fatto venire il mal di stomaco, ecco. E la simpatica conclusione con lei che, una volta diventata madre, si dedica all’arte del rimorchio non mi pare tanto più edificante. Insomma, che tristezza.

  3. Mah, sì, forse fa tristezza, però è vero che era rappresentativo.
    Io ho il mutuo sulla capocchia, ma in parte mi ci riconoscevo, con tutti i limiti, e riconoscevo pure molti dei miei coetanei.
    Sicuramente quella nata negli anni settanta è stata una generazione privilegiata, sotto tanti aspetti.
    Elisa

  4. Eddai!, almeno, rispetto alle generazioni passate avevamo margini di miglioramento, possibilità i fare scelte che quelle prima si sognavano.
    Adesso, guardo mia figlia e penso:"Speriam ben"..
    ..però , per carità, magari anche no, eh?
    Giuro che questo è l’ultimo commento, poi ti lascio in pace!

  5. Ma no, figurati, è una conversazione interessante. Mi rendo conto che il punto di vista su questo argomento dipende dall’esperienza della famiglia. Io penso ai miei che, ovviamente, hanno fatt molti sacrifici e hanno vissuto anche la guerra e la fame… Ma, alla mia età (anzi, a meno della mia età) avevano delle certezze lavorative, potevano permettersi un mutuo senza suicidarsi e, con oculatezza, certo, ma anche di avere cinque figlie. Io ho studiato molto brillantemente fino al dottorato e il massimo che ho spuntato è uno stipendio più basso di quello di una commessa. Non ce la farei ad arrivare alla fine del mese se non avessi l’aiuto di mia madre e la gestione della mia unica figlia è resa notevolmente più complessa anche dal fatto che non esiste che io lavori fuori casa solo mezza giornata, come hanno sempre fatto i miei (rispettivamente professoressa e ricercatore).

  6. Sì, su questo mi trovi assolutamente d’accordo. In famiglia mia, mio padre lavorava senza grandi qualifiche e mia madre stava a casa.
    Adesso io lavoro a tempo pieno,(per carità, lavoro sicuro e ipergarantito e non  mi lamento), ma senza mica si può.
    Per questo, quando sento in certi blog che mamme affermano con orgoglio che di aver scelto la famiglia e di stare a case e si sentono pure un po’ eroiche io ribadisco sempre che loro almeno la possibilità di scegliere ce l’hanno.
    Hanno anche la possibilità di avere più figli, mentre io la vedrei duretta.
    Però qui si aprirebbe un mondo..
    Ma, per tornare all’ultimo bacio, diciamo che, prima dei trenta, ho vissuto un po’ così..forse inconsapevole di quello che mi stava aspettando ; )

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