L'identità religiosa è una brutta bestia da scorticare. Ebbene sì, proprio quando ci diciamo liberali, magari anche atei o comunque non fanatici della nostra infarinata di cultura cattolica, l'immancabile stereotipo fa capolino, magari mascherato da lodevole intenzione o da pensiero illuminato. Da quando conosco e frequento musulmani, non riesco a non farci caso. Figuratevi da quando metà della mia famiglia è musulmana. In questi giorni, al lavoro, stiamo leggendo racconti scritti da studenti di tutta Italia nell'ambito di un concorso letterario sui temi dell'immigrazione e dell'intercultura. Pochi studenti ardimentosi si cimentano sull'argomento "identità religiosa" (che poi, nel sentire comune, vuol dire quasi solo Islam). Le buone intenzioni non mancano, dunque. La buona fede, men che meno. Ma l'immagine più positiva che emerge di una ragazza musulmana è quella della "redenta" (un po' come la prostituta straniera, che pure è un personaggio che va per la maggiore): divisa tra due mondi, quello dei buoni con jeans e i-pod e quello dei cattivi con il burqa (ma dove mai l'avranno visto il burqa in Italia?), la povera fanciulla riesce, incoraggiata dall'amore, a compiere quei"passi in avanti" necessari alla sua autodeterminazione(solitamente attraverso apposita conversione al Cristianesimo), salvo poi essere salvata dal buon poliziotto modello fiction dalle mani assassine del barbaro padre che la scannerebbe senza pietà.
Oggi persino qui, dove gli stereotipi sono banditi programmaticamente, le "donne che vivono nei Paesi Musulmani" tornano protagoniste, sia pure per una buona causa. Non posso fare a meno di chiedermi quali siano questi Paesi e come possano essi costituire un continuum, contraddistinto (evidentemente) dall'oppressione indiscriminata del sesso femminile. La Turchia, che ha dato il voto alle donne nel 1923? Il Bangladesh e il Pakistan, con le loro donne Primo Ministro? L'Indonesia, dove vive il maggior numero dei musulmani del mondo? Attenzione: non sto dicendo che in tutti questi Paesi non ci siano problemi (più o meno gravi) di violenza sulle donne, specialmente di violenza domestica. Come del resto ci sono in Italia. Discuto che questo sia imputabile all'Islam così, senza passare dal via. Allora perché non imputare all'Islam anche la rappresentanza delle donne in politica, che da noi invece stenta tanto ad affermarsi? Le cose sono molto più complicate di così, mi pare ovvio. L'immagine dell'Islam più retrivo è quello degli Emirati Arabi, che però difficilmente troverete criticati con il loro nome. Più comodo addurre a esempio, più o meno a ragione, l'Afghanistan, l'Iran o, in generale, i "Paesi Musulmani". E così stiamo tutti a posto.
Io a combattere uno stereotipo con un altro stereotipo, personalmente, non ci sto.
 

3 thoughts on “”

  1. Ciao Chiara,ci siamo conosciute a Roma alla presentazione del libro di Wonder e siamo andate a cena con Silvia di GC e un'altra Chiara.Tornata a casa sono stata travolta dal lavoro, da una settimana di ferie anticipate e da un'altra ondata di lavoro…comunque….Mi è piaciuto molto questo post. E sono d'accordo con te, troppo spesso si fanno discorsi qualunquisti senza conoscere a fondo le questioni; e con ciò nessuno mette in discussione il fatto che ci siano ancora troppi crimini e troppe violenze nei confronti delle donne.Di seguito ti incollo il link del progetto cui ho partecipato a Roma per quel discorso che si faceva sull'integrazione linguistica dei bambini stranieri…vedi tu se ti può essere utile in qualche modo. Scusa se non te l'ho mandato prima, ma non ce l'ho proprio fatta.Un abbraccio,StranaMammahttp://www.hocus-lotus.edu/template.php?pag=69498

  2. ovviamente su donne pensanti abbiamo citato proprio in maniera provocatoria le Musulmane. In Italia dove tanto si parla del velo e si discute intorno alla sua sensatezza o meno, si guarda all'altro per criticare senza capire che forse l'emancipazione non c'è, dentro. proprio confrontandosi con gli stereotipi sull'altro di casa nostra, si può riflettere con gli stereotipi che ci portiamo nel dna e con i nostri limiti. date le tue competenze, sarebbe davvero utile portare riflessioni in tal senso anche su quella piazza. utile e costruttivo per tutti noi.grazie della citazionefrancesca sanzodonnepensantiresistenza attiva contro gli stereotipi

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