Disclaimer: questo post è un po' da stronza. Sarà il caldo.

Oggi, per qualche minuto, mi sono sentita catapultata per errore nella pubblicità della Mastercard. "…non ha prezzo", avete presente? Mi trovavo a concedermi un regalo nel mio luogo di traviazione preferito, il negozio di Stefania. Ci sono dei momenti simbolici, che è vero che sono simboli, ma è vero anche che si ha bisogno di guardarli, segnarseli, celebrarli e passarci sopra. Stavamo facendo il solito show. Indossavo una lunga gonna di lino a sirena (acquistata davvero, al 50%, w i saldi), una blusa iperchic nera (lasciata lì, ma faceva figura per vedersi davanti allo specchio) e… la cintura dei miei sogni. L'oggetto del desiderio, su cui ho sospirato per almeno due mesi. Una spesa irragionevole, a cui non mi ero comunque arresa. Ma ce l'avevo lì fiammante, scesa sui miei larghi fianchi. A quel punto entra lei, la Bella Bionda. Quella che al liceo mi "fregò" il potenziale fidanzato. Quella che era magra, pariolina, alla moda e pure intelligente e con gli occhi celesti da bambola. Quella di cui dicevano "ma vedrai che è una cosa passeggera, tempo un mesetto e la lascia". E che oggi, dopo venti e rotti anni, è ancora sposata con lui. E meno male, aggiungo prosaicamente io, perché di un filosofo pieno di sé e in crisi esistenziale proprio non ne avevo bisogno (anche se ci ho messo 4 anni buoni a capirlo. Poi ho trovato di peggio, ma questa è un'altra storia). Insomma, entra. Non mi riconosce neanche, probabilmente non le tornava che una come me potesse essere in quella boutique. Io però la saluto, attacco discorso. Lei, per una volta, non era all'altezza. Proprio fisicamente. Ancora un po' appesantita dalla gravidanza (il bambino ha circa un anno), un po' meno fresca bambola di un tempo, qualche ruga. Normale. Ma ha proprio vacillato. Perché io ero scintillante, invece. Con la gonna dei miei sogni addosso, con una cintura su cui lei ha lasciato appiccicato l'occhio azzurro, divertita come non mai. Per una volta, una volta sola, mi sono sentita dall'altra parte. Ho scherzato, le ho mostrato la borsa più bella del mondo (lasciata ovviamente lì), sono stata carina e gentile. Dopo pochi minuti ha battuto in ritirata. E io, va da sé, la cintura me la sono comprata. Per una volta, una botta di irrazionalità me la merito tutta.

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10 thoughts on “”

  1. Che i simboli sono solo simboli, ok, ci siamo… ma non che non li si debba celebrare!Buona cintura e tutto quello che c'è adesso.

  2. che figata.farefare shopping divertendosi e – soprattutto – la figa davanti ad una persona che si odia … NON HA PREZZO.paolap.s. ma le scarpe??? dai, dimmi che hai buttato quella là che tu stessa hai definito "le più brutte al mondo" …

  3. Ehm, Paola, le scarpe continuano ad essere il mio tallone d'Achille, come ti può confermare chi mi conosce (vero, Pietro?). Quelle ormai celebri forse le ho buttate davvero, ma adesso indosso un paio di sandali Clark già monacali di loro e che per giunta hanno conosciuto tempi migliori…

  4. Ah, l’effetto terapeutico dello shopping!!!!! Mette di buon umore per un bel po’. Eppure una nutrita categoria di uomini (tra i quali mio marito) non se ne rendono conto e sottovalutano la cosa…

    Un saluto,

    StranaMamma

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