Ausmerzen, vite di scarto

Vi consiglio calorosamente una lettura che io non riaffronterò in questi giorni: non reggerei. Ma che invece è assolutamente necessaria, direi doverosa. Non dimentichiamoci che nella storia nessuno esita a considerare corresponsabile un popolo che fa finta di non sapere cosa succede. Avete presente il recentissimo, straordinario spettacolo di Marco Paolini in occasione del Giorno della Memoria, Ausmerzen? Ecco, appunto. (Se per caso non ce lo aveste presente, rimediate. Trattasi di visione propedeutica alla lettura, molto più tosta).

Torniamo alla lettura. "Vite di scarto" di Zygmunt Bauman. Cito stralci da una recensione on-line (questa).

Gli oggetti non sono più fatti per durare e per servirci a lungo: in questo stadio "avanzato" dell'economia di mercato tutto concorre a spingerci a sostituire il vecchio con il nuovo, sempre più rapidamente, perché è il nuovo che promette maggiore soddisfazione e l'appagamento, almeno momentaneo, dei nostri desideri. Il lato oscuro di questa incessante sete di novità è rappresentato dal vecchio che deve essere eliminato, non soltanto fisicamente, ma anche dal nostro cospetto. Non vogliamo più vedere gli scarti di quello che un tempo era così alla moda. I rifiuti sono il simbolo di questa accelerazione dei tempi, oltre che il loro scarto, e rappresentano ciò che a tutti i costi vogliamo rimuovere, fino a dimenticarcene. […]

Il concetto di "rifiuti" viene applicato anche agli esseri umani, perché – sostiene Bauman – il tipo di organizzazione sociale odierna considera proprio in questo modo gli uomini che non possono più essere impiegati in alcun modo nell'ambito produttivo. […]

Bauman rivolge poi la sua attenzione a quella forma particolare di "rifiuti umani" che sono i "rifugiati". Il rifugiato è il caso estremo di individuo che ha perso la propria identità e che è respinto ovunque: "I rifugiati sono rifiuti umani, senza nessuna funzione utile da svolgere nella terra del loro arrivo e soggiorno temporaneo e nessuna intenzione o prospettiva realistica di assimilazione e inserimento nel nuovo corpo sociale". Oltretutto, poiché non è fisicamente possibile rimuovere tutti i rifiuti – oppure non è possibile tenerli lontani in modo che noi non li vediamo -, ecco che si fa in modo che vengano sigillati in "contenitori a tenuta stagna": campi profughi o ghetti che, da provvisori, diventano definitivi cosicché chi li popola non potrà mai più accedere al diritto di piena cittadinanza. […]

Chi ancora non è diventato un "rifiuto umano" diviene vittima di nuove paure che dissolvono anche la fiducia, che dovrebbe essere il collante di ogni comunità umana e che viene rimpiazzata dal sospetto universale. Questa paura genera odio perché "sentiamo che quello che stanno vivendo sotto i nostri occhi potrebbe benissimo essere, di lì a poco, la prova generale della nostra stessa sorte" e, per questo motivo, li allontaniamo dalla nostra vista. "I rifugiati recano con sé il rombo lontano della guerra e il lezzo delle case sventrate e dei villaggi dati alle fiamme; cose che non possono che rammentare ai radicati quanto sia facile perforare o schiacciare il bozzolo della loro routine rassicurante e familiare (rassicurante perché familiare), e quanto possa essere illusoria la sicurezza del loro insediamento".

1 thought on “Ausmerzen, vite di scarto”

  1. La cosa è così tristemente vera, che in questi giorni si stanno usando a Lampedusa, nei confronti dei migranti (che non sono necessariamnte rifugiati, lo so, ma non credo faccia in questo caso sostanziale differenza), gli stessi toni e modi che si usavano tempo fa per l'immondizia a Napoli: "ve ne libereremo al più presto, non vi preoccupate". E purtroppo la sorte temo sarà la stessa dell'immondizia: sballottati di qua e di là, nessuno li vuole, e l'unica è sperare che in qualche tragitto si perdano per strada e diventino invisibili. Così il problema è risolto, no?
    Ma poi perchè pensiamo alle persone come "problemi"? I problemi da risolvere davvero non saranno mica quelli che stanno più a monte, le guerre, le ingiustizie, la povertà…?! Nessuno, credo, lascerebbe la sua casa se non ci fosse un motivo più che valido che lo costringe, … perchè è così difficile capirlo? e non scapperemmo anche noi se ci trovassimo tra conflitti, carestie, soprusi?
    Ci fa comodo pensare che non siano persone, quelle che sono lì (e qui). Se davvero avessimo consapevolezza che siamo come loro, certe cose non le lasceremmo accadere. O soffriremmo talmente tanto da non poter sopportare che accadano.
    E invece è tanto più facile spazzare questa polvere e metterla sotto al tappeto, così è come se non ci fosse. Almeno fino alla prossima allergia.
    Anna

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