Alti e bassi

Giorni fa ero in fila al supermercato. La cassa si blocca, qualcuno spiritosamente commenta: “Tutta colpa di Marino!”. Altri fanno eco. Si sorride insieme, si apprezza l’ironia dei romani, ci congratuliamo con noi stessi perché, nonostante l’ora e la fretta, riusciamo a non prendercela. Condivido su Facebook la battuta, che viene giustamente apprezzata.

Però su Facebook ho peccato di omissione. Perché in quello stesso clima di spiritosa condivisione, un signore della fila allarga il discorso. E spiega alla signora dietro di lui (e giusto davanti a me) che i migranti che arrivano fanno parte di una precisa strategia per invadere l’Europa e separarci dalle nostre radici culturali. Che non è vero che muoiono di fame, sono tutti ben nutriti e con il cellulare. E soprattutto che lì, ai Paesi loro, in realtà tutti vivono benissimo, senza il minimo problema. Insomma, bisogna aprire gli occhi e tornare padroni in casa nostra. “Io con mia figlia faccio proprio un lavoro, sa? Mi accerto che fin da adesso che la bambina apprenda i valori corretti”.

Ora non è che a me in genere manchino le parole. In quel caso, vi assicuro, non mi mancava neanche l’indignazione e il raccapriccio per tante assurdità e falsità infilate nello stesso discorso. Con l’aggravante dell’impatto sulle future generazioni (non voglio neanche pensare a quali valori, esattamente, questo zelante padre si impegni a trasmettere). Ma in questi casi, in realtà, io mi trasformo di colpo in un’altra persona. Non argomento, non contesto, non arringo le folle. Mi viene da piangere. Letteralmente. Mi sento una tale tenaglia di sconforto e disperazione stringermi la gola che per un bel pezzo sono tecnicamente incapace di reagire.

Alla fine la cassa ha chiuso e le file si sono redistribuite tra le casse rimaste aperte. Io ho evitato accuratamente la fila scelta dal difensore delle radici culturali e mi sono accodata alla signora a cui il discorso di prima era stato rivolto. Solo allora, mentre aspettavamo ancora, mi sono sentita di dire a lei, garbatamente, che le migrazioni verso l’Europa non funzionano come le era stato appena spiegato. Che di tante cose non so nulla, ma di questa sì. Lei mi ha sorriso e mi ha detto che lo sospettava anche lei e che le mie parole la rafforzavano nella sua convinzione.

Non una prestazione di sensibilizzazione particolarmente eroica, lo confesso. Potevo magari risparmiarmela e basta.

“Ok, i bassi li abbiamo capiti. Ma gli alti?” si chiederanno a questo punto i miei lettori. Gli alti arrivano tutte le volte che mi rendo conto di quante persone, con entusiasmo, si stiano rimboccando le maniche per cambiare il volto di questa Europa tutta ripiegata in se stessa. Di quante piccole rivoluzioni succedano tutti i giorni. Gli alti arrivano quando qualcuno di voi che mi leggete, mi conoscete o comunque siete in contatto con me in qualche modo, sente la voglia di raccontarmele, quelle rivoluzioni. E allora da ieri penso alle donne ghanesi che battono le mani nell’appartamento che ha allestito per loro un parroco in Monferrato (ma spero comunque – Paola Maria non me ne voglia – che la bambina che nascerà presto non la chiamino davvero “Arancia”). Questa immagine batte cento file di supermercato.

One thought on “Alti e bassi”

  1. Sono convinta che gli alti siano più dei bassi. Fanno più rumore e chiasso dei primi. Gli alti spesso sono impegnati a lavorare in silenzio e non hanno tempo e voglia di sprecare energia con gente che tanto non cambia idea.
    E’ importante parlarne però nei nostri blog e nei social media che frequentiamo. Per non sentirci soli.
    Buona giornata e buon lavoro. Grazie per tutto quello che fai

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