Farsene una ragione

L’altra sera, poco dopo che era arrivata la notizia della morte del professor Garbini, la mia amica Bianca mi ha mandato un messaggio e una citazione, che vorrei qui riportare. Ricordando la concomitante scomparsa di Berger, ha scelto un suo brano.

A man’s death makes everything certain about him. Of course, secrets may die with him. And of course, a hundred years later somebody looking through some papers may discover a fact which throws a totally different light on his life and of which all the people who attended his funeral were ignorant. Death changes the facts qualitatively but not quantitatively. One does not know more facts about a man because he is dead. But what one already knows hardens and becomes definite. We cannot hope for ambiguities to be clarified, we cannot hope for further change, we cannot hope for more. We are now the protagonists and we have to make up our minds.”

La prima immagine che mi è tornata in mente leggendo questa citazione è stata quella dell’aula di archeologia orientale, durante una pausa pranzo di 20 e rotti anni fa. L’aula di Matthiae, quella con il capitello di Ramat Rahel. Non ricordo esattamente chi eravamo. Ricordo però che stavamo seduti sui tavoli e che il succo della nostra conversazione poteva riassumersi in: “Noi faremo meglio di così, noi saremo meglio di così”.

“Così” erano i nostri professori, amati e temuti, ammirati e invidiati, ma sotto sotto anche commiserati da noi giovani promesse, con il mondo ai nostri piedi. Ecco, ora siamo noi i protagonisti e dobbiamo farcene una ragione. Per quanto mi riguarda, sono protagonista ormai ben lontano da quelle aule. Ma la domanda resta: ho fatto meglio di così, sono stata meglio di così?

Alcune parole pronunciate al funerale oggi e che non aspettavo sono state in qualche misura più difficili da portare via dei silenzi che invece aspettavo. Ma credo davvero che la conclusione giusta, quella in cui più mi riconosco, sia stata quella che ho scritto a maggio scorso: “Non siamo qui per calcolare chi ha vinto o chi ha perso, alla fine. La possibilità di trovarsi insieme dopo oltre vent’anni senza imbarazzi e senza rimpianti è già una vittoria”.

Quella serata di maggio è stata l’ultima volta in cui ho incontrato Garbini di persona. Lo abbiamo accompagnato al taxi, a piazza Venezia, e lo abbiamo salutato soddisfatto, felice, divertito. Sono davvero convinta che, in quella occasione e in molte altre, noi (io e gli altri, non moltissimi, che hanno avuto una storia simile alla mia) ci siamo scelti la parte migliore del nostro maestro e quella parte non ci sarà tolta.

 

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